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IL FASCINO IMPALPABILE DI UNA PINACOTECA DA SOGNO

Nel corso della mia recente presentazione al Rijsksmuseum di Amsterdam(vedi fra i Link sulla barra a sinistra) dell’ultimo libro che ho scritto (Luce d’Orange, Ananke edizioni, 2007), incentrato sulla figura del celebrato pittore fiammingo Jan Vermeer, un’addetta ai lavori olandese, nota curatrice museale, mi ha posto un quesito su cui, per la verità, in molti si sono da tempo interrogati. Perché Vermeer è stato così tanto amato, desiderato, praticamente concupito dai collezionisti dell’ultimo Secolo? Domanda che mi è suonata a tutta prima curiosa, segnatamente per il fatto di essere stata posta da un’olandese, oltretutto esperta di chiara fama dell’opera di uno dei miti artistici fiamminghi del Seicento, ad un italiano, ancorché biografo del grande artista fiammingo.

La qual cosa mi ha imposto qualche riflessione sul fascino inavvertibile( non si è certo i primi a scoprirlo: Stendhal è stato uno dei classici assertori di questo fenomeno) che certi artisti sanno, evidentemente, infondere alle proprie opere: un qualcosa di così impalpabile che anche i critici più sopraffini faticano ad inquadrare.

Per limitarmi ad alcune considerazioni di ordine generale e di buon senso, che di certo non solo non esauriscono l’argomento ma neppure scalfiscono la superficie della questione, ecco, in ogni caso, le mie impressioni in merito.   

Le pochissime opere, meno di quaranta, attribuite con certezza al maestro di Delft costituiscono, peraltro, oggigiorno oggetti del desiderio praticamente inarrivabili anche per i più facoltosi collezionisti. La maggior parte di queste sono presenti nei più importanti Musei del mondo, si ritrovano citate in un enorme numero di pubblicazioni  e vengono  riprodotte in molteplici occasioni, tanto che Jan Vermeer è ormai paragonabile per fama al suo contemporaneo e conterraneo, un tempo ben più famoso, Rembrandt van Rijn. Dopo un periodo piuttosto lungo seguito alla sua morte, l’evoluzione della revisione critica della sua opera e l’interesse di collezionisti di livello sempre più elevato, fra i quali non si può non segnalare nel corso del tempo Case regnanti come gli Orange, banchieri come i Morgan e magnati come i Rothschild, hanno fatto rilevare nel fascino discreto del pittore olandese il genio di uno dei massimi artisti figurativi di tutti i tempi. Creatore di un mondo soffuso ed ordinato, pervaso di tenui colori e da atmosfere sognati, che si producono essenzialmente in ambienti interni i quali dell’ordinarietà casalinga possiedono solo l’apparenza, Vermeer sembra aver voluto imprimere nelle proprie opere un senso esistenziale che appare porsi come in antitesi rispetto alle vicende della vita vissuta.

E’ tipica dei grandi artisti, questa creatività. Quello del riuscire a proporre attraverso le proprie opere quel mondo ideale in cui avrebbero voluto vivere, quando invece erano i problemi pratici di tutti i giorni a farla da padrone. Si pensi alla serenità dei molti quadri di Claude Monet dipinti en plain air, dopo essere sgattaiolato al mattino di casa sfuggendo ai creditori che l’attendevano all’uscita e ben sapendo che li avrebbe ritrovati al rientro presso la sua numerosa e rumorosa famiglia. Oppure alla brillantezza spirituale assoluta delle tele di Vincent Van Gogh, la cui mente era invece preda di quelle turbe che lo avrebbero portato ad atti inconsulti, così come, per altri versi, era occorso ad un altro fenomeno della Storia dell’Arte, come Caravaggio. In comune con altri grandi artisti Jan Vermeer ebbe a condividere anche la drammatica evoluzione di una situazione familiare pesante. Un parallelismo che si può analizzare per certi aspetti è quello con Amedeo Modigliani. Quel sensibile raffiguratore di donne eteriche, così perfette e padrone di loro stesse da apparire fuori dal tempo e dallo spazio, morì,com’è noto, di meningite tubercolosa,giovane e sconfortato nel lasciare la sua disperata Jeanne, che si sarebbe uccisa col figlio che portava in grembo il giorno dopo. Ma forse, l’analogia, per certi versi asimmetrica, più interessante rispetto all’arte ed alla vita di Vermeer può venir riscontrata nel malinconico pittore romantico Caspar David Friedrich, quell’artista Viandante sul mare di nebbia della vita la cui Donna alla finestra, dov’è rappresenta la moglie Caroline, ricorda così tanto le diverse figure femminili ritratte alle varie finestre da Vermeer. Due personalità complementari, quella del maestro dei paesaggi crepuscolari fissati nei boschi e sulle scogliere tedesche e quella del genio della luce soffusa negli interni delle case olandesi, accomunate da altrettante vite affannose, segnate da una fine dolorosa e umiliate dai problemi economici: che tristezza sapere dai documenti amministrativi dell’epoca di come i loro poveri beni ed i pochi quadri rimasti di proprietà venissero dispersi in breve tempo e senza grandi scrupoli fra creditori!

D’altra parte,è nozione comune che le estasi più profonde –si pensi alla terribile Sun dance dei Pellerossa delle praterie americane-  si producano “frequentando” la sofferenza: senza di essa, molte delle grandi opere di tutti i tempi non avrebbero probabilmente assunto la potenza e le valenze estatiche  e spirituali che le hanno rese immortali agli occhi mortali degli uomini.

Paolo Turati.

VOGLIO LE VOSTRE IDEE!

E’ una parafrasi del "Voglio i vostri ordini!", rivolto, all’apertura delle contrattazioni di Borsa ai propri operatori, dal tycoon/yuppie Gordon Gekko( interpretato dal Premio Oscar Michael Douglas) nel film Wall Street di Oliver Stone(1987).

Un po’ per deformazione professionale, avendo io fatto per anni il Commissionario di Borsa, un po’ per sollecitarvi in senso non solo propositivo ma anche fattivo a collaborare per rendere questo spazio il più possibile interessante e ricco di contenuti, mi permetto quindi di richiedere il vostro contributo a tal fine.

I temi che s’intendono svolgere in queste pagine sono quelli che interessano, a grandi linee, la cosiddetta "società civile". L’acronimo "A.R.E.A."( che sottende alla volontà di porre la massima attenzione nei confronti dell’ Ambiente, del Rinnovamento, dell’ Energia e, ultimo ma non meno importante, dell’ Altro), integrato dalla aggettivo "Civica" e dalle concettualizzazioni della "Responsabilità"( etica) e del "Lavoro"( inteso, in specifico, come mezzo per la creazione di "valore aggiunto", e quindi con piena attinenza al settore dell’Economia), vuole appunto accogliere una  grande serie di istanze, le più possibili correlate alla vita civile , che interessano il mondo in cui viviamo. 

Nella sezione Media sono indicati i miei ( allo stato, 6) libri, editi dalle case editrici ANANKE e MOREA e distribuiti  in tutte le librerie del territorio nazionale circa i quali, nei links, troverete i collegamenti con le Istituzioni ed i Musei "worldwide" in cui i medesimi sono stati assunti come testi di riferimento. Prenderò spunto anche da tale materiale per sviluppare e commentare le tematiche di cui ho accennato.

Paolo Turati.