Archivi categoria: tecnologia

Belli i tempi della mountain bike di Gary Klein

Ho ripreso dal garage una vecchissima mountain bike( realizzata in serie limitata in alluminio aerospaziale garantita a vita-anche Alex Zuelle ne adoperò per anni il modello in titanio per strada- dal già Ingegnere Nasa americano Gary Klein, mezzo tuttora con prestazioni favolose) a cui sono particolarmente affezionato, compagna di tante battaglie 30 anni e più fa per un giretto defaticante di 650-700 mt di dislivello gradevole in sterrato da Oulx al Pian del Sole. Unica differenza rispetto ad allora, quando il mitico Gary Fisher globalizzò il fenomeno della mountain bike, il fatto che alle 9 di mattino non ci sia nessuno, dico nessuno, in giro, men che meno in bici e men che meno dei giovani…come se il bioritmo umano si sia in 3 decenni spostato in avanti di 3 ore almeno…pare proprio che il business della notte stia modificando i ritmi della nostra Società…sul se in meglio o in peggio non esprimo giudizio, anche se un’idea ce l’ho.
Paolo Turati

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SOLDI IN BANCA E GESTIONE TELEMATICA: SICURI CHE SI POSSA STARE TRANQUILLI?

Checché dicano, è escluso che i conti bancari gestiti telematicamente siano al sicuro: gli hackers saranno sempre più avanti di un passo rispetto alla Sicurezza informatica e solo la convinzione che la banca rifonderà a prescindere eventuali ammanchi causati da intrusi può essere motivo di tranquillità. Un motivo assai debole.

Paolo Turati

UniCredit comunica di aver subito una “intrusione informatica” in Italia con accesso non autorizzato a dati di clienti italiani relativi solo a prestiti personali. Tale accesso…
adnkronos.com

IL FUORIGIRI( in bici o…Diesel!).

Per noi che abbiamo praticato( e in parte tentiamo di continuare a farlo nonostante gli oltraggi del tempo) il nobile sport del Ciclismo agonistico( ma la cosa è valida per tutti gli Sport aerobici, cioè di fondo), fare un “fuorigiri” significa spingersi oltre la soglia di potenza massima aerobica per quel tot che possa servire per distaccare un avversario (o più). Difficilmente un “non campione” riesce a fare più di uno o due fuorigiri prima di andare in groggy durante una corsa. Però, spesso gli avversari non lo sanno e si può bluffare contando su di un loro crollo psicologico. E’ quello che è successo ai motori Diesel: una volta erano dei carcassoni poi, di colpo, sono diventati più efficienti ed economici di quelli a benzina. Ovviamente c’era il bluff anche qui, e tutte le case automobilistiche hanno fatto quello che avrebbero fatto dei ciclisti non proprio campioni per superarsi l’un l’altro. Ora, il redde rationem sarà pesante e probabilmente vedrà tramontare del tutto entro 10 anni l’era delle vendite degli inquinantissimi( alla riprova odierna dei fatti) motori a gasolio.

Paolo Turati

Il gruppo Daimler, proprietario dei marchi Mercedes-Benz e Smart, richiamerà oltre 3 milioni di auto con motore diesel in Europa. Lo ha annunciato il costruttore tedesco: “Il dibattito pubblico sul diesel sta creando incertezza specialmente nei nostri…
adnkronos.com

ARRIVANO GLI ALIENI: SPERIAMO SIANO QUELLI BUONI.

Ovvio che la Nasa smentisca, ci mancherebbe, Si pensi a come reagirebbero la popolazione ed i Mercati se qualcuno istituzionalmente proposto( come peraltro accaduto estemporaneamente in passato da parte di autorevoli esponenti di Governi di Paesi importanti come Usa, Canada e Russia) ad alto livello ammettesse una “cosa che è nell’ordine delle cose”. Quando succederà, presto o tardi, che un bel mattino accadrà l’inevitabile ci sarà del bel lavoro da fare, tipo mettere al macero sedicenti Sacre scritture varie, riconsiderare tutta la Teoria evoluzionistica e…confidare che si tratti di “Alieni perbene”. Ché, sulla base di quello che mi hanno raccontato riservatissimamente in questi anni autorevoli personalità, non solo italiane ma anche di vari altri Paesi, risulterebbe invero che sussistano più Civiltà aliene in competizione( e ci sta: il solito equilibrio sostenuto dall’opposizione degli opposti fra bene e male, buoni e cattivi, chiaro e scuro) fra di loro e che il nostro sia stato finora un Quadrante stellare strategicamente non rilevante. Finora. Ricordando quanto mi raccontò durante una trasmissione televisiva a cui ero stato invitato a presentare un mio libro su TMC-LA7 anni fa un noto giornalista che aveva intervistato un altrettanto noto astronauta americano in merito al fatto che le Missioni Apollo s’interruppero 40 anni fa( senza mai essere atterrate sulla Luna: a produrre le prove di ciò ci pensò Stanley Kubrik per conto della NASA, ma questa è un’altra storia di derivazione “guerrafreddista” di allora), se si prende per buono quanto gli rivelò l’astronauta( ma anche le varie sull’ Area 51 o sul Triangolo delle Bermude), e cioè che il lato oscuro della Luna nasconde da tempo la base di una flotta stellare, si spega il tutto.

Paolo Turati

In un video su Youtube il collettivo hacker rivela l’annuncio che starebbe per fare l’ente americano. Che invece specifica: «Non abbiamo novità sulla vita…
corriere.it

CALENDIMAGGIO IN SCOZIA( SU UNA MOTO DA TRIAL)

Maggio è da inizio XX Secolo il mese della Scottish Six Days di Trial, “Madre” di tutte le gare di uno sport motociclistico fuoristrada ormai in disuso, specie da noi per i vari divieti- peraltro giusti- ecologisti ma che ha vissuto anni gloriosi specia quando le gare erano non così terribilmente funanboliche come oggi e nel quale ho corso a lungo, ancorché con risultati non così brillanti -un paio di apici o poco più- come in altri sports, a livello di competizione. Sono passati 35 anni ed in Scozia c’ero andato, quella volta: per chi ricorda ancora quell’Era, nell’opuscolo pubblicato sul sito della Manifestazione scozzese ancor oggi in essere( l’edizione del 2017 è stata vista dal “discendente di nobile famiglia trialistica locale”- Doug Lampkin) i nomi mitici dei supercampioni di quei tempi( dominati sino a quei momenti dalla spagnola Bultaco -Sherpa+ Martin Lampkin!- che aveva da tempo superato le rivali connazionali Ossa – numero uno fino a quando ci fu Mick Andrews sulla sua sella- e – con ottimi risultati grazie a Malcom Rathmell- Montesa, ma quando già si conclamavano come competitivissime altre marche, anche italiane, come Italjet- col Campione del Mondo Usa Bernie Schreiber, con cui ricordo di aver avuto il piacere di “condividere” un handicap zero, ovviamente rimasto isolatissimo nel corso della gara, alla prima zona controllata della Due Giorni di Prarostino, gara internazionale di buon livello che si svolgeva vicono a Pinerolo, di quell’anno- e Fantic, oltre che all’ Honda, la prima a 4 tempi utilizzata nel Trial guidata dal pliricampione mondiale belga Eddy Lejeune).

Paolo Turati

1982 SSDT Event Programme
docs.ssdt.org

NEVE E SCI: QUANDO CE N’ERA UNO STRATO…GIGANTE!

Notazioni tecnico-sciistiche d’antan ragionando sul mitico Rossignol Strato( in questa immagine, la versione 102 esposta al Museo della Montagna di Torino che abbiamo visitato ieri con TorinoIn, successiva all’ancor più storica first edition), uno sci che era il must per i corridori dell’epoca. Montato Marker con talloniera Rotamat e puntale dalla concezione efficentissma a due aperture grazie ad una biglia centrale del meccanismo( quella successiva, con puntale M4 a 4 disarticolazioni di apertura superò le prestazioni della precedente, mentre la talloniera rimase così ancora per anni), era uno sci da Gigante con sciancratura praticamente nulla( non so se avesse avuto 15 metri di raggio) che si adoperava nelle lunghezze da 2 metri e 10 a 2 metri e 15 con punta estremamente “appuntita”( nell’altra immagine, mi vedete 40 anni dopo in Gigante internazionale sul Cermis con un Rossignol da 186 cm sciancratissimo a raggio da 32 mt: notate come riesco a “risalire” dal ripido con una modesta distensione, mentre con lo Strato, che era comunque nettamente il migliore fra gli sci tecnici di quell’epoca, bisognava quasi saltare per non venire trascinati a valle) che si accompagnò perfettamente a quella che fu la principale evoluzione della tecnica sciistica del periodo( ma anche la più rilevante da sempre), cioè quella che vide l’introduzione degli scarponi in plastica.

Paolo Turati

HIGHWAY 66 CONTRO SS1 AURELIA NEGLI STORICI MARCHI DELLA “BENZINA CHE FU”

In pieno periodo di fracking( la frantumazione chimica a pressione idraulica nelle profondità della terra degli scisti contenenti idrocarburi in modo da rendere certe Economie, segnatamente quella Usa, sempre più energeticamente indipendenti) e con in prospettiva a medio-breve la trasformazione della motorizzazione di tutta la trazione su gomma in forma elettrica( passando per un periodo “ibrido”), non può non manifestarsi un tuffo al cuore quando si pensa alle Stazioni di servizio del periodo della Prima automobilizzazione umana, all’odore della benzina e dei suoi vari ottani ed alle loro insegne, che hanno davvero rappresentato un’Era, ma non solo come emblema del Consumerismo sempre più arrembante ma addirittura come forma di presidio territoriale. Sapere che “là” c’era una stazione di servizio infondeva( come in realtà anche oggi) un pensiero tranquillizzante. E non c’era( e non c’è) da andare lontani, che so all’insegna Texaco che si manifestava come un miraggio dopo cento miglia di strada deserta nel bel mezzo dell’ Arizona sull’Highway 66. Il distributore Agip in piena Maremma sulla Via Aurelia non era certo un punto di riferimento di minor conto per i primi automobilisti che si sentivano chiedere, dopo il ‘pieno’( una volta, il costo del carburante era tale che non si centellinava come oggi): “acqua e olio a posto?” .

Non è peregrino immaginare come il design delle insegne sia stato concepito in modo da attrarre nel modo commercialmente più valido l’immaginario collettivo dei consumatori di ottani, stante che il “prodotto” era, come peraltro ancor oggi, praticamente equivalente( tutta la benzina arriva da poche raffinerie) e, in allora, non c’era libertà di prezzo da parte dei gestori delle catene di pompe di benzina( già in quei tempi, non di meno, la benzina era caricata di non poche accise, da quella per la Guerra di Libia a quella del Terremoto del Belice, balzelli non da poco, ad oggi giunti a rappresentare oltre il 60% del prezzo al litro alla pompa). Ed ecco che, in uno scontro titanico fa quelle che già allora erano le Sette Sorelle del petrolio, il Cavallo alato della Mobil Oil si batteva come un Pegaso contro il Cane sputa-fuoco a sei zampe dell’Agip, in uno contesto quasi mitologico in cui l’elemento del movimento e della dinamica si evidenziava anche nelle reclame televisive e radiofoniche( “con Api si vola”!).

Più flemmatici, come da copione, gli Inglesi, col loro “verdone” a fare da campo alle iniziali in giallo della British Petroleum, mentre i Francesi della Fina( Gruppo Total), in modo sciovinisticamente abbastanza scontato, battevano il loro bleu-blanc-rouge, così come pure gli americani dell’Amoco, essendo in effetti la bandiera Usa fatta degli stessi colori base di quella francese, i quali avevano però aggiunto una fiaccola( quella della Libertà, si può ben immaginare, in particolare di viaggiare in auto).

Queste insegne storiche hanno oggi un valore non irrilevante e vengono addirittura battute in Asta, come recentemente Sotheby’s nell’Asta milanese “Duemila ruote”, anche a varie migliaia di Euro.

Rosalba Pastorino

( estratto dal numero di Italia Arte che sarà in Edicola a Giugno)