Archivi categoria: impresa

SI APRANO LE PORTE PALATINE AL RIFLUSSO LONDINESE DI “TESTE”( PER MODA, ARTE, CULTURA…)

Un tema di cui si parla già da un po’…ovviamente Milano farà la parte del Leone per quanto attiene alla Finanza, non di meno ci sono altri settori in cui il riflusso di “teste” italiane da Londra potrebbe essere intercettato, predisponendo adeguate ‘provvidenze’ per chi rientra, anche da Città come Torino: immagino la moda e l’industria dell’arte e della cultura,  must storici della capitale subalpina.

Paolo Turati

I big italiani della finanza che vivono a Londra stanno prevedendo di trasferirsi a Milano, grazie agli sgravi fiscali concessi a chi rientra nel paese in un periodo di…
it.reuters.com
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I BULBI DI TULIPANO NELL’OLANDA ORANGISTA DEL ‘600 ERANO I BITCOIN ODIERNI

Di una delle crisi speculative più antiche fra quelle documentate, c’è proprio, infatti( come correttamente citato di recente da Jamie Dimon, numero uno di J.P. Morgan nel mettere in guardia su Bitcoin: https://www.agi.it/economia/bitcoin_tulipani_jp_morgan_bolla-2148448/news/2017-09-13/ )  quella olandese dei bulbi di tulipano del 1637. Ne ho parlato io stesso una decina di anni fa nel mio romanzo storico LUCE D’ORANGE, Edito da ANANKE, sulla vita di Jan Vermeer. Come ogni crisi, a pagare furono gli ultimi a prendere il cerino in mano( cioè il popolo minuto: nella fattispecie del Bitcoin saranno tutti piccolissimi risparmiatori) e, infatti, già dieci/quindi anni dopo, molte categorie avevano recuperato ampie agiatezze.
“Quando una Società raggiunge il( l’eccesso nel n.d.r.) benessere, il primo sintomo lo si vede dai simboli in cui questo va a ad essere rappresentato. Un simbolo importante, per i benestanti olandesi, consisteva nella decorazione della propria casa e dipinti e sculture ne erano un aspetto determinante. Certo, c’era anche l’impellenza di esibire nelle abitazioni bei mobili e vetri cattedrale, oppure di indossare vesti di fine seta tinta o comode calzature, o ancora di mostrare giardini i cui tulipani derivassero da bulbi rarissimi, ma l’arte rappresentava quel valore aggiunto, quel quid, in cui molti vedevano rispecchiarsi le loro aspirazioni più ambiziose(…).
Denari, effettivamente, ne erano tornati a girare nuovamente in modo cospicuo( nel 1653 n.d.r.) da qualche tempo e anche piccole imprese come quelle dei Vermeer se ne avvantaggiavano decisamente: superata la crisi dei bulbi di tulipano del 1637, altre attività si erano proposte come trainanti in maniera significativa dell’intera economia olandese. A Delft, per esempio, i birrai non erano più i soli esponenti di un’ elite industriale e commerciale di livello nazionale. I produttori di piastrelle di ceramica (le famose “blu” di Delft) stavano, per esempio, riscotendo successi lusinghieri. Il loro numero aumentava anno dopo anno ed i quantitativi esportati facevano sì che l’introito di valuta estera rendesse sempre più solido il livello di cambio internazionale del Fiorino.”

Paolo Turati

https://www.agi.it/economia/bitcoin_tulipani_jp_morgan_bolla-2148448/news/2017-09-13/

 

DA BADOGLIO A CALENDA: CENT’ANNI DOPO” NON ARRETRIAMO DI UN MILLIMETRO”

NON ARRETRIAMO DI UN MILLIMETRO. Fa quasi tenerezza l’insipienza candida con cui i vertici dello Stato italiano, da sempre, gestiscono gli affari anche importanti, della collettività. Quelli di oggi che “non arretrano di un millimetro” sull’affaire STX quando non si sono premuniti a tempo utile e, giustamente, i concorrenti francesi( ché, è inutile baloccarsi con illusioni: è una guerra per sopravvivere, quella che si sta combattendo a livello economico anche coi partners europei) hanno tranquillamente modo di far valere le ragioni del loro interesse di Stato senza contestazioni se non le nostre flebili rimostranze, al più elemosinandoci di un boccone stantìo se ne avranno voglia. Come quelli di cento anni fa, mentre si trattava di non arretrare di un millimetro dopo la rotta di Caporetto, quando le nostre linee erano state spezzate come niente( l’allora Tenente Erwin Rommel, da solo, conquistò il Monte Mataiùr e face prigionieri oltre 9.000 soldati italiani) per l solo fatto che, per “risparmiare munizioni”, i cannoni italiani avrebbero potuto aprire il fuoco solo dopo che, per telefono, Badoglio( responsabile della Diciannovesima Divisione) avesse dato personalmente l’ordine per telefono. Peccato che il filo del telefono fosse stato tagliato durante l’assalto nemico e per due giorni fu “silenzio totale” e, parimenti, “inazione completa”.

Paolo Turati

Rischia di perdere tutta l’Europa. Non arretriamo di un millimetro
agi.it

L’Industria della Cultura va gestita come tale( e solo così può dare grande boost all’Economia) con uomini e donne adeguati

Il problema della “bona gestio” dell’Industria della Cultura( che non è un ambito aulico, ma un campo di battaglia esattamente come per tutta l’attività d’impresa) è che in Italia mancano le competenze gestionali coerenti alla fattispecie. Solo persone di altissimi livelli culturali, se non addirittura degli eruditi, che contemporaneamente sappiano padroneggiare come pochi il business possono ricoprire ruoli apicali in questo settore con debita efficienza e prospettive di dinamìche incrementali di fatturato( non necessariamente di profitto. Devo dire che i pochi che ho conosciuto a livello nazionale con questa rara doppia capacità, si gestiscono “la cosa” privatamente. E hanno ragione. A parte che bisognerebbe pagarli il giusto( e da noi va bene pagare Bonolis o il Pipita 15 milioni all’anno ma figurati pagare anche solo un decimo un Cultural City Manager che magari fa aumentare i visitatori di un milione all’anno!), quand’anche si mettessero ad operare nell’interesse pubblico( e quei pochissimi che ci si sono messi lo hanno provato sulla propria pelle la negatività della scelta) verrebbero subito attaccati dall’invidia politicamente interessata. Alla fin fine è un problema di ignoranza suppomente che ci viene inculcato sin da quando siamo bambini dal cattobuonismo antropologico del “se non fai copiare  il compagno di banco( ancorchè sfatiàto, oltre che, magari, corto di comprendonio) sei un cattivo!”
Paolo Turati

http://www.linkiesta.it/it/article/2017/06/30/la-cultura-e-unindustria-non-un-museo-da-spolverare-lo-capiremo-prima-/34764/

UN’ECCELLENZA TORINESE NEL MONDO: JACOBACCI BEST EUROPEAN IP FIRM 2017

Ho ricevuto in questi giorni dai miei amici di Jacobacci la comunicazione della ricezione( seconda volta dopo il 2013) a New York del Premio di “Best European IP Firm 2017” nel corso dell’ International Legal Alliance Summit & Awards. Complimenti vivissimi al’amica Enrica Acuto Jacobacci ed a tutti i suoi per questa eccellenza torinese che ha conquistato il Mondo!

Paolo Turati

 

TORINO “CITTA’ PALCOSCENICO”!

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L’Industria della Cultura deve anche creare fatturato ed estrarre valore dalle Città-palcoscenico europee: lo si è sottolineato ieri sera a Torino Magazine.

La “cifra” rilevante di alcune città europee di medie dimensioni: Kassel, Maastricht, Basel…Torino può far parte della partita? Se n’è appunto parlato parlato ieri sera a Torino Magazine mettendo in rilievo il tema Torino-Città/palcoscenico naturale, coi suoi portici, i suoi locali storici e tanto altro, e ragionando su come rendere sempre più efficiente e fruibile questa realtà rara, al Norman Bar davanti a molte centinaia di invitati qualificati durante uno dei consueti, sontuosi eventi, che Torino Magazine, edito dagli amici Andrea e Raffaella Cenni e diretto da Guido Barosio ha reso “abituali” da anni nella nostra Città.

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Paolo Turati

QUEL POCO O NULLA CHE”RESTA” DELLA LANCIA

In realtà, è un quarto di Secolo che lo storico marchio sta “lentamente collassando”: complici scelte stilistiche dissennate( dalla Kappa -la Kappa Coupè è addirittura tuttora considera l’auto di alta gamma più brutta mai prodotta- alla Thesis fino alla più recente riedizione anch’essa pochissimo guardabile della Thema) e limitazioni nella competitività sul prezzo possibili fino a quando l’Industria automobilistica italiana è stata sostanzialmente sostenuta dai contribuenti ( circa 100 miliardi di vecchie Lire -dato Cgil- in 20 anni fra fondi perduti, rottamazioni, prepensionamenti eccetera) e fino a che non è stato introdotto l’Euro e, prima, una Lancia berlina costava oltre un terzo in meno di un’omologa tedesca.

Paolo Turati

Si sta consumando, lentamente ma inesorabilmente, il funerale di un marchio automobilistico che ha fatto la storia
it.finance.yahoo.com