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L’Industria della Cultura va gestita come tale( e solo così può dare grande boost all’Economia) con uomini e donne adeguati

Il problema della “bona gestio” dell’Industria della Cultura( che non è un ambito aulico, ma un campo di battaglia esattamente come per tutta l’attività d’impresa) è che in Italia mancano le competenze gestionali coerenti alla fattispecie. Solo persone di altissimi livelli culturali, se non addirittura degli eruditi, che contemporaneamente sappiano padroneggiare come pochi il business possono ricoprire ruoli apicali in questo settore con debita efficienza e prospettive di dinamìche incrementali di fatturato( non necessariamente di profitto. Devo dire che i pochi che ho conosciuto a livello nazionale con questa rara doppia capacità, si gestiscono “la cosa” privatamente. E hanno ragione. A parte che bisognerebbe pagarli il giusto( e da noi va bene pagare Bonolis o il Pipita 15 milioni all’anno ma figurati pagare anche solo un decimo un Cultural City Manager che magari fa aumentare i visitatori di un milione all’anno!), quand’anche si mettessero ad operare nell’interesse pubblico( e quei pochissimi che ci si sono messi lo hanno provato sulla propria pelle la negatività della scelta) verrebbero subito attaccati dall’invidia politicamente interessata. Alla fin fine è un problema di ignoranza suppomente che ci viene inculcato sin da quando siamo bambini dal cattobuonismo antropologico del “se non fai copiare  il compagno di banco( ancorchè sfatiàto, oltre che, magari, corto di comprendonio) sei un cattivo!”
Paolo Turati

http://www.linkiesta.it/it/article/2017/06/30/la-cultura-e-unindustria-non-un-museo-da-spolverare-lo-capiremo-prima-/34764/

UN’ECCELLENZA TORINESE NEL MONDO: JACOBACCI BEST EUROPEAN IP FIRM 2017

Ho ricevuto in questi giorni dai miei amici di Jacobacci la comunicazione della ricezione( seconda volta dopo il 2013) a New York del Premio di “Best European IP Firm 2017” nel corso dell’ International Legal Alliance Summit & Awards. Complimenti vivissimi al’amica Enrica Acuto Jacobacci ed a tutti i suoi per questa eccellenza torinese che ha conquistato il Mondo!

Paolo Turati

 

TORINO “CITTA’ PALCOSCENICO”!

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono, fotocamera e spazio all'aperto

L’Industria della Cultura deve anche creare fatturato ed estrarre valore dalle Città-palcoscenico europee: lo si è sottolineato ieri sera a Torino Magazine.

La “cifra” rilevante di alcune città europee di medie dimensioni: Kassel, Maastricht, Basel…Torino può far parte della partita? Se n’è appunto parlato parlato ieri sera a Torino Magazine mettendo in rilievo il tema Torino-Città/palcoscenico naturale, coi suoi portici, i suoi locali storici e tanto altro, e ragionando su come rendere sempre più efficiente e fruibile questa realtà rara, al Norman Bar davanti a molte centinaia di invitati qualificati durante uno dei consueti, sontuosi eventi, che Torino Magazine, edito dagli amici Andrea e Raffaella Cenni e diretto da Guido Barosio ha reso “abituali” da anni nella nostra Città.

L'immagine può contenere: 6 persone
Paolo Turati

QUEL POCO O NULLA CHE”RESTA” DELLA LANCIA

In realtà, è un quarto di Secolo che lo storico marchio sta “lentamente collassando”: complici scelte stilistiche dissennate( dalla Kappa -la Kappa Coupè è addirittura tuttora considera l’auto di alta gamma più brutta mai prodotta- alla Thesis fino alla più recente riedizione anch’essa pochissimo guardabile della Thema) e limitazioni nella competitività sul prezzo possibili fino a quando l’Industria automobilistica italiana è stata sostanzialmente sostenuta dai contribuenti ( circa 100 miliardi di vecchie Lire -dato Cgil- in 20 anni fra fondi perduti, rottamazioni, prepensionamenti eccetera) e fino a che non è stato introdotto l’Euro e, prima, una Lancia berlina costava oltre un terzo in meno di un’omologa tedesca.

Paolo Turati

Si sta consumando, lentamente ma inesorabilmente, il funerale di un marchio automobilistico che ha fatto la storia
it.finance.yahoo.com

Edilizia: la casa, da bene rifugio a bene incubo

Un’Economia sana riparte solo dopo che è ripartita l’Edilizia, che, non solo costituisce il 15% del Pil, ma genera un indotto diffuso. Da quando la casa da bene rifugio è diventata bene incubo per le tasse di cui è caricata( e sta per arrivare una stangata ulteriore con l’incremento di quelle successorie, di donazione e in generale -compravendite, Imu- di quelle susseguenti all’aumento previsto delle rendite catastali), il livello di solidità del nostro Paese sta deteriorandosi. E’ vero che l’Italia ha oltre l’80% di famiglie che detengono un immobile almeno e, quindi, il Mercato è non poco saturo, specie in una fase di globalizzazione lavorativa in cui la tendenza a spostarsi a vivere altrove è sempre più marcata, non di meno, proprio per questo, se non si vuole che i valori degli immobili crollino oltre quanto già accaduto, occorre defiscalizzare fortemente, anche con una politica tributaria che guardi con favore al consolidamento( vedi i terremoti) e all’ammodernamento delle strutture edilizie, che in Italia sono spesso antiche e di pregio.

Paolo Turati

Negli ultimi 6 anni, nuove licenze calate del 65%, ore lavorate del 28,6%
agi.it
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UN 24 MAGGIO SPECIALE: ANCHE IL PO “MORMORERA'” 102 ANNI DOPO PER TORINO IN AL MUSEO DELLA MONTAGNA DI TORINO

Confido di incontrarvi in tanti il 24 Maggio alle h 19,30 presso lo storico Museo della Montagna, dove verremo accolti del suo Presidente, il mio caro amico Roberto Ferrero, e dal Direttore Aldo Audisio!

Paolo Turati, Co-fondatore e Consigliere di Torino In Business Social Network, l’eccellenza del B.S.N. in Italia

SOCIOECONOMIA: SOLO LA “PASSIONE DEI FONDAMENTALI” CI SALVERA’

Non ho mai stimato le Ong e le iniziative che arrivano dalla Magistratura sul traffico dei (quasi tutti) clandestini di questi ultimi giorni mi motivano ulteriormente in questa posizione, non di meno alcune realtà di questo settore si mostrano assai utili per “scoprire altarini” che, diversamente, resterebbero occultati. Il Rapporto Oxfam 2017( http://www.ilfattoquotidiano.it/…/rapporto-oxfam-o…/3319323/ ) ha il pregio di anticipare di cosa è destinata a morire la Società, da tempo non più capitalista( e men che meno socialista), ma puramente mercantile che conosciamo. Quando, fra le varie che scopriamo, ci si rende conto di come negli Usa negli ultimi anni, il reddito del 99% della popolazione sia cresciuto dello 0% e quello dell’1% restante della stessa del 300%, non ci vuol molto a capire che nuove Bastiglie sono all’orizzonte. Qualche “appassionato del genere umano” si metterà più prima che poi alla testa di qualche Popolo e una riforma mondiale a base di Fondamentali, riportando nei giusti equilibri i rapporti fra lavoro, capitale e risorse naturali( i tre fattori produttivi che sostengono da sempre la Società in forma ortogonale e proporzionale – e non obliqua e sperequata- come in un quadro di Mondrian), non sarà più eludibile.

Paolo Turati

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