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GREEN ENERGY: EPPUR SI MUOVE…di Paolo Turati su IL PROGRESSO

Mio articolo pubblicato oggi su IL PROGRESSO.

Paolo Turati

Green Energy.GREEN ENERGY: EPPUR SI MUOV… come avrebbe detto Galileo (subito dopo l’abiura “obbligata” estortagli dall’Inquisizione).C’erano non pochi dubbi su una
ilprogressonline.it
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LAVORO A TRAZIONE UMANA PER I GIOVANI DELL’ITALIA DEL TERZO MILLENNIO

Sono non solo solidale, ma ben di più coi ragazzi che si sbattono nello smog, coi pericoli del traffico e dei pedoni a carico loro e degli altri ed al freddo pur di guadagnarsi pochi soldini con tanta fatica nei trasporti a locomozione umana ormai cosí sempre più esponenzialmente diffusi nelle nostre città. Però qualche Magistrato dovrebbe mettere mano a sanzionare la committentenza di questo sfruttamento. E non parlo (solo! ) di violazioni sindacali( qualche azione giudiziaria é già stata avviata) , ma antinfirtunistiche, evidenti solo che si osservi cosa questi poveretti sono costretti a fare a bordo dei mezzi più strani( ormai c’è un vero e proprio business anche nella produzione dei veicoli commerciali a trazione umana) sui marciapiedi o nelle strade intasate pur di poter consegnare una pizza, o un mazzo di fiori, o… un’enciclopedia Treccani da 50 chili. Oltretutto sono sforzi da atleti(certamente non viene fatto loro debito controllo di adeguatezza fisica al Centro medicina dello sport) quelli che vengono imposti loro a quaranta gradi o sotto la neve per ore e ore al giorno e molte decine di chilometri da percorrere stracarichi in modo spesso evidentemente “squilibrato” il ciclista-porter. Confido che qualche amico Magistrato che legga questo post valuti un eventuale intervento verso le imprese committenti, quanto a noi come Società non c’è molto di cui andare fieri nell’aver riproposto ad una generazione di nostri giovani modelli di lavoro( visto che di “normale” abbiamo fatto in modo che per i giovani non ce ne sia più) ‘sfruttato’ degni dell’estremo Oriente dei risciò di un Secolo fa.

Paolo Turati

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VIDEO SILVA & TURATI MERCA(R)TOR: TESLA

PAOLO TURATI INTERVISTATO DA LINEA ITALIA PIEMONTE SUL FOSCO FUTURO DELL’INDUSTRIA ITALIANA

Intervista ho rilasciato ieri all’ottima giornalista Patrizia Corgnati sulla rete Linea Italia Piemonte circa l’ormai assai difficile recupero dell’industria italiana.

 

Fra le prime 500 aziende mondiali solo 2 sono italiane. 50 sono tedesche. L’economista Paolo Turati spiega perchè è un problema perdere le grandi aziende. E perchè un giovane italiano dovrà andare a cercare lavoro alla Ferrero in Brasile. Intanto la bolla finanziaria è pronta a scoppiare.

SOCIOECONOMIA: SOLO LA “PASSIONE DEI FONDAMENTALI” CI SALVERA’

Non ho mai stimato le Ong e le iniziative che arrivano dalla Magistratura sul traffico dei (quasi tutti) clandestini di questi ultimi giorni mi motivano ulteriormente in questa posizione, non di meno alcune realtà di questo settore si mostrano assai utili per “scoprire altarini” che, diversamente, resterebbero occultati. Il Rapporto Oxfam 2017( http://www.ilfattoquotidiano.it/…/rapporto-oxfam-o…/3319323/ ) ha il pregio di anticipare di cosa è destinata a morire la Società, da tempo non più capitalista( e men che meno socialista), ma puramente mercantile che conosciamo. Quando, fra le varie che scopriamo, ci si rende conto di come negli Usa negli ultimi anni, il reddito del 99% della popolazione sia cresciuto dello 0% e quello dell’1% restante della stessa del 300%, non ci vuol molto a capire che nuove Bastiglie sono all’orizzonte. Qualche “appassionato del genere umano” si metterà più prima che poi alla testa di qualche Popolo e una riforma mondiale a base di Fondamentali, riportando nei giusti equilibri i rapporti fra lavoro, capitale e risorse naturali( i tre fattori produttivi che sostengono da sempre la Società in forma ortogonale e proporzionale – e non obliqua e sperequata- come in un quadro di Mondrian), non sarà più eludibile.

Paolo Turati

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SEMPLICEMENTE UNA NUOVA HANSA

Ovvio( http://www.sapere.it/enciclopedia/Hansa.html ), no?. E, visto he c’è ancora qualche economista al soldo dell’€Reich che contesta che una Politica monetaria autonoma italiana si sia in passato coniugata con la crescita della medesima, sommessamente ma fermamente faccio notare come, nel 1999 fossimo la seconda manifattura europea, in cospicua parte grazie alla grande industria, quella che può reggere nel tempo, investendo e ricercando, contro la concorrenza estera. Oggi, peraltro con tasso d disoccupazione strutturale doppio rispetto ad allora( con tutto quel che comporta sia sui consumi che sul debito pubblico), lo siamo ancora( ma lo saremo solo ancora per un po’, purtroppo), ma per la bravura della piccola e media industria, per paradigma impossibilitata a reggere a lungo senza una grande industria trainante che, ormai, non abbiamo né avremo mai più( “grazie” all’Euro).

Paolo Turati

Angela Merkel è “di gran lunga il leader europeo più importante” e “se guardate all’Ue” di fatto è un veicolo per gli interessi della Germania. A dichiararlo è stato Donald Trump, il presidente eletto americano che si appresta a fare il suo ingresso…
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COSA PROPONE IL MENU AGROALIMENTARE DOPO IL NAFTA E IL TTP: IL TTIP

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COSA PROPONE IL MENU AGROALIMENTARE DOPO IL NAFTA E IL TTP: IL TTIP

A partire dagli Anni Novanta del Secolo scorso ha subito ulteriori accelerazioni rispetto al già consistente processo di globalizzazione susseguente al Crollo del Muro di Berlino la fenomenologia della Liberalizzazione commerciale strutturata per Macroaree geografiche. A partire dal NAFTA( North America Free Trade Agreement) del 1994, che interessava Canada, Usa e Messico, fino al TTP( Trans Pacific Partnership) di inizio 2016 coinvolgente 800 milioni di persone( 12 Paesi e il 40% dell’Economia Mondiale) sui due versanti dell’Oceano Pacifico, si è giunti anche sulle sponde dell’Oceano Atlantico alla fase terminale( anche se irto di polemiche che paiono spesso far immaginare che le trattative possano rompersi) di un accordo, quello del TTIP( Transatlantic Trade Investment Partnership, tra Usa e Eu), estremamente corposo, sia per quanto attiene al numero di popolazione interessata che per quanto riguarda la massa dei rapporti commerciali( 1000 miliardi annui di interscambio), segnatamente per il settore agroalimentare, stante che USA e UE importano ed esportano congiuntamente un quinto del commercio del medesimo comparto( 360 miliardi di Dollari).

Al di là delle principali criticità prospettate dagli oppositori del TTIP, in particolare sul rischio plausibile che in prospettiva vadano a prevalere a vantaggio delle Multinazionali Usa sulle singole Legislazioni nazionali i contenuti di quello che è sostanzialmente un contratto commerciale sovranazionale, nonché in relazione alla complessità di dirimere in modo equo con arbitrati internazionali le controversie, andiamo qui di seguito ad accennare ad alcuni aspetti riguardanti il settore agroalimentare.

Utilità e svantaggi possibili per i contraenti sono tuttora in corso di analisi, non di meno, alcuni capisaldi, in caso di conclusione dell’accordo, sono da rimarcare come irrinunciabili. Data per scontata la necessaria reciprocità, va considerata come fondamentale la trasparenza commerciale delle Indicazioni Geografiche e della tutela della salute del consumatore( Ogm nei cereali e ormoni nelle carni). Quanto all’ accessibilità, appare evidente come il principale aspetto riguardi l’eliminazione dei dazi, per l’87,5%( che sale fino al 97% comprese le esclusioni temporanee poliennali): apparentemente, correlando il fatto che l’attuale impianto daziario europeo è mediamente più oneroso( doppio) di quello Statunitense e che le esportazioni UE verso gli Usa sono maggiori del 50% di quelle degli Usa verso la Ue, il raggiungimento di un punto di equilibrio appare verosimile.

Quello che va disaminato in forma più profonda a tutela del nostro Paese appare il fenomeno della contraffazione e del cosiddetto “Italian sounding” in campo agroalimentare, specie se si considera che l’Italia è la decima nazione al Mondo nell’export agroalimentare( un po’ meno del 4%- di cui vini e spumanti, superata ormai la Francia, costituiscono oltre il 20%- che va a determinare quel 50% del totale mondiale di esportazioni delle prime dieci) e che il brand “Made in Italy” è tuttora fra i primissimi al Mondo.

“Faderalimentare” ha calcolato in 60 miliardi di Euro annui il giro d’affari mondiale( 22 in Europa) di tale aberrazione economica, troppo spesso sopportata senza far nulla, la quale rappresenta il doppio dell’export di settore Italiano verso le rispettive aree( globale e europea) e metà del fatturato del settore, che comprende ovviamente anche i consumi interni alla Penisola( dove le contraffazioni rappresentano, per ovvie ragioni, “solo” 300 milioni di fatturato).

Non esistono accordi buoni o cattivi, ovviamente. Se è vero che gli uccelli tendono a mangiare le sementi appena seminate provocando un danno alle coltivazioni, non è che uccidere tutti gli uccelli sia una buona risoluzione, come dimostrato durante la scellerata politica maoista del Gran balzo in avanti del 1958-61 quando( oltre al fatto che avendo fatto uccidere miliardi di uccelli provocando una crescita abnorme degli instetti, la quale fece ben maggiori danni rispetto a quelli dei volatili) errori valutativi impressionanti provocarono in Cina la morte di quaranta milioni di persone e la non-nascita di altrettante. Ci sono calcoli e considerazioni da fare, dopo di che, qualora si verifichi un reciproco interesse, si possono fare debite considerazioni complessive estrapolando le prospettive e decidendo di conseguenza. Tassativamente senza sbagliare, però( come fecero molti Economisti negli Anni Sessanta e Settanta che paventavano un crescita eccesiva della popolazione Mondiale mentre invece quella crescita era necessaria, come dimostrano oggi le Economie dei Paesi con consistente crescita, in grado di sostenere i consumi interni e la crescita del Pil). Se no, meglio non farne nulla.

Paolo Turati