LE RAGIONI DEL DOLORE: QUALCHE ASPETTO ODIERNO

La questione del perché del dolore è da sempre uno dei temi pregnanti per l’essere umano. Un testo interessante fra i vari su cui riflettere è quello, noto, del Cerchio Firenze 77 ( cfr. link in fondo), dove emerge come , in effetti, gli esseri umani accettino meglio l’idea della morte che quella del dolore.

La prima, infatti, prospetta qualcosa di correlato all’immortalità, mentre il secondo è spesso visto come un circolo vizioso da cui non si riesce ad uscire( se non, in molteplici casi, con la morte, da cui il tema annoso del suicidio).

In momenti critici come quelli in cui, come spesso in passato, ci sono state guerre, pestilenze, carestie, la questione del dolore ha indubbiamente toccato apici indicibili, eppure, parlando coi pochi sopravvissuti( per motivi anagrafici) di momenti tragici come quello, ad esempio, della Seconda Guerra Mondiale, non pare essersi ravvisato un livello di percezione del dolore pari a quello di momenti come l’attuale, in cui una grave crisi economica ha sradicato la base sociologica( quella della piccola e media borghesia) su cui erano impiantati Paesi come il nostro.

Presumibilmente, l’essere umano vive di prospettive più che di certezze e quando quelle vengono a prospettarsi come drammatiche, vieppiù in termini di responsabilità rispetto a coloro che lo circondano, ecco che il lavoro perso con poche prospettive di ricollocamento o l’impresa (magari micro o artigianale) fallita gettano l’uomo o la donna di oggi nello sconforto con aggravanti spesso legati ai livelli minimi di spesa di oggi, non più comprimibili.

In passato, alla peggio, si sarebbe sopravvissuti malamente in un tugurio bevendo acqua di fonte e zappettando un magro orto. Oggi, al di là che siamo stati istruiti dal Sistema mercantile-capitalistico a “comprare tutto”( magari con sconto da Lidl, ma il prodursi da mangiare da sé è nozione perduta per quasi tutti) le bollette e le tasse comunque incombenti, hanno reso l’essere umano in difficoltà del XXI Secolo un indigente immediato ed umiliato che può solo più contare su di un Sistema Solidarietà sociale sempre meno capiente.

Su questo dovrebbe riflettere chi ha incarichi pubblici: ad aiutare la popolazione a ritrovarsi ad “essere”( ad esempio un bravo arrotino…andava benissimo come lavoro qualche decennio fa, ma la Civiltà dei consumi odierna insegna che, grazie ai mezzi quasi illimitati su cui – “comprando le cose” da un Oligopolio- si può ‘far conto’, un coltello che ha perso il filo va gettato sostituendolo con un altro e non fatto affilare) più che ad “avere”.

http://www.cerchiofirenze77.org/Brani/09%20la_ragione_del_dolore.htm

Paolo Turati

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