DALLA CULTURA ALLA POLITICA: UNA “PRECESSIONE” INELUDIBILE A CUI BISOGNA TORNARE

Prendo spunto da una ricerca prodottami da una cara ed antica amica, noto Avvocato torinese membro del Board del Circolo degli Artisti, del quale sodalizio io stesso ho fatto parte per anni, il più antico e nobile della Penisola, fondato nel 1847 e presieduto nel corso del tempo dai vari Cavour e D’Azeglio per una considerazione “basic” su quello che siamo stati, siamo e potremmo essere o meno. Le recenti Consultazioni Amministrative hanno sancito, con un flop netto del Renzismo postreferendario ed il sostanziale annientamento del Grillismo( non solo per l’inadeguatezza emersa dei propri vertici nazionali ma anche a causa delle conclamate inefficienze palesatesi nelle amministrazioni in carica del M5S specie nelle grandi Città) un ritorno al passato: presumibilmente, il sequel del film politico sarà un testa a testa fra Destra e Sinistra in cui emergerà chi saprà meglio esprimere i “fondamentali” dell’una o dell’alta Area. Perché, vedete, mentre c’è( e c’è stato e ci sarà sempre) chi parla( o peggio, ma per fortuna, in questi casi, c’è la Magistratura) e basta, spesso c’è chi fa, e pure bene. Si leggano i nomi degli artisti esposti nell’ importante Mostra organizzata dal Circolo degli Artisti del 1959 a Torino di cui alla ricerca sopra citata. Sedici( segnati in rosso: fra cui Pollock, Kline, l’intero Gruppo Gutai) sono Artisti che il Mercato di oggi giudica di top level( con quotazioni anche far uno e cento, diconsi cento, milioni) e dieci( segnati in nero: gli altri -non tanti Artisti -allora esposti sono sostanzialmente spariti dai radar del Mercato stesso) di livello fino ad un milione. Pensare che quasi sessant’anni fa una Città come la Torino di allora, vocata quasi totalmente all’Industria ed alla Ricostruzione del Dopoguerra, sia stata in grado di anticipare culturalmente con queste dimensioni di preveggenza i gusti attuali fa venire le lacrime agli occhi. Ma allora c’erano grandi personaggi, uno fra tutti il Gallerista Giuseppe Bertasso de “La Bussola”, che ho avuto il piacere di conoscere tanti anni fa in quanto mio cliente, mentre oggi, a Torino, praticamente le Gallerie d’Arte non esistono più e quei pochi Galleristi che resistono bravamente, lo fanno compravendendo fuori dai city limits. Che dire, poi, dei Musei, lasciati spesso in gestione a personaggi strapagati, emanazione del modestissimo ma supponente establishment subalpino senza fantasia, e non raramente, senza competenza adeguata. Assenti, inoltre, da Decenni i grandi eventi culturali che lasciano il segno e in stato di assenza di progettualità di respiro internazionale l’attività espositiva. Sessant’anni trascorsi non solo inutilmente, ma provocando danni irreversibili, nel corso dei quali, nel campo della Cultura, tutte le Amministrazioni in carica compresa l’attuale non hanno saputo esprimere in termini di contenuto neppure un centesimo di quello che ha saputo fare quella lontana Mostra del 1959.

Paolo Turati

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