IL LAVORO CHE MANCA, ED E’ PURTROPPO MOLTO FACILE CAPIRE PERCHE’, NELL’ERA DELL’EURO

Senza soluzione( anche di continuità!) il trend disoccupazionale italiano, nonostante i Governativi si sforzino di dire il contrario arrampicandosi sui vetri. La faccenda è tragicamente molto semplice e si declina in poche righe. L’introduzione dell’Euro in presenza di un consolidato, da millenni( e, inverosimilmente, colmabile per evidenti motivi socioantropologiciclimatici), differenziale di produttività fra Italia e Germania di quasi il 2% annuo( in Italia, negli ultimi dieci anni è aumentata del 4% contro il quasi 20% tedesco) ha fatto sì che, non potendo difendersi attraverso una Politica monetaria di svalutazione della divisa per riequilibrare lo scompenso e poter continuare così a competere su Mercati peraltro sempre più globalizzati-senza-pietà, il Sistema industriale nazionale, al di là del dramma delle molte imprese che hanno dovuto chiudere o sono state acquistate da competitors esteri, ha dovuto svalutare il valore del lavoro( circa il 20% in meno per un lavoratore italiano rispetto ad un omologo tedesco) e, in moltissimi casi, delocalizzare il lavoro in Nazioni dove costa meno. Ecco perché questa situazione di “sottopagamento” del lavoro( dei tre fattori produttivi -gli altri sono Capitale, con le Borse che festeggiano da tempo un po’ dappertutto non poco, e Risorse naturali, le quali hanno raggiunto prezzi spesso probitivi, che hanno “tenuto botta” ben meglio- è stato quello che in Italia ha “pagato” per tutti) contestualmente ad una situazione disoccupazionale tragica per quanto su detto non potrà, in queste condizioni, esacerbate peraltro ulteriormente da una Tecnologia che già di per sé tende a ridurre sempre più il lavoro umano, mai migliorare. Si pensi solo ai tempi più virtuosi della nostra storia ante-Euro: se oggi avessimo un’occupazione come allora, avremmo circa 1,5 milioni di occupati in più i quali, considerata una retribuzione annua media di 20 mila Euro e presunta una capacità di risparmio del 30%, produrrebbero domanda aggregata aggiuntiva per consumi interni di 20 miliardi, il che significherebbe un 1,3% di crescita di Pil in più( oltre allo 0,8% corrente), giungendosi così a quel 2% abbondante di crescita annua, condicio sine qua non di sostenibilità finanziaria del nostro Sistema.

Paolo Turati

Istat: aumenta la disoccupazione

A marzo 2017 la stima degli occupati è sostanzialmente stabile rispetto a febbraio. È pressoché invariato il numero di occupati maschi mentre è in lieve ca

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