HIGHWAY 66 CONTRO SS1 AURELIA NEGLI STORICI MARCHI DELLA “BENZINA CHE FU”

In pieno periodo di fracking( la frantumazione chimica a pressione idraulica nelle profondità della terra degli scisti contenenti idrocarburi in modo da rendere certe Economie, segnatamente quella Usa, sempre più energeticamente indipendenti) e con in prospettiva a medio-breve la trasformazione della motorizzazione di tutta la trazione su gomma in forma elettrica( passando per un periodo “ibrido”), non può non manifestarsi un tuffo al cuore quando si pensa alle Stazioni di servizio del periodo della Prima automobilizzazione umana, all’odore della benzina e dei suoi vari ottani ed alle loro insegne, che hanno davvero rappresentato un’Era, ma non solo come emblema del Consumerismo sempre più arrembante ma addirittura come forma di presidio territoriale. Sapere che “là” c’era una stazione di servizio infondeva( come in realtà anche oggi) un pensiero tranquillizzante. E non c’era( e non c’è) da andare lontani, che so all’insegna Texaco che si manifestava come un miraggio dopo cento miglia di strada deserta nel bel mezzo dell’ Arizona sull’Highway 66. Il distributore Agip in piena Maremma sulla Via Aurelia non era certo un punto di riferimento di minor conto per i primi automobilisti che si sentivano chiedere, dopo il ‘pieno’( una volta, il costo del carburante era tale che non si centellinava come oggi): “acqua e olio a posto?” .

Non è peregrino immaginare come il design delle insegne sia stato concepito in modo da attrarre nel modo commercialmente più valido l’immaginario collettivo dei consumatori di ottani, stante che il “prodotto” era, come peraltro ancor oggi, praticamente equivalente( tutta la benzina arriva da poche raffinerie) e, in allora, non c’era libertà di prezzo da parte dei gestori delle catene di pompe di benzina( già in quei tempi, non di meno, la benzina era caricata di non poche accise, da quella per la Guerra di Libia a quella del Terremoto del Belice, balzelli non da poco, ad oggi giunti a rappresentare oltre il 60% del prezzo al litro alla pompa). Ed ecco che, in uno scontro titanico fa quelle che già allora erano le Sette Sorelle del petrolio, il Cavallo alato della Mobil Oil si batteva come un Pegaso contro il Cane sputa-fuoco a sei zampe dell’Agip, in uno contesto quasi mitologico in cui l’elemento del movimento e della dinamica si evidenziava anche nelle reclame televisive e radiofoniche( “con Api si vola”!).

Più flemmatici, come da copione, gli Inglesi, col loro “verdone” a fare da campo alle iniziali in giallo della British Petroleum, mentre i Francesi della Fina( Gruppo Total), in modo sciovinisticamente abbastanza scontato, battevano il loro bleu-blanc-rouge, così come pure gli americani dell’Amoco, essendo in effetti la bandiera Usa fatta degli stessi colori base di quella francese, i quali avevano però aggiunto una fiaccola( quella della Libertà, si può ben immaginare, in particolare di viaggiare in auto).

Queste insegne storiche hanno oggi un valore non irrilevante e vengono addirittura battute in Asta, come recentemente Sotheby’s nell’Asta milanese “Duemila ruote”, anche a varie migliaia di Euro.

Rosalba Pastorino

( estratto dal numero di Italia Arte che sarà in Edicola a Giugno)

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