O LA BORSA O, MEGLIO, LA VITA( TRANQUILLA E PROSPERA)!

Vari investitori, in specie istituzionali, mi domandano spesso cosa ne pensi della Borsa italiana. Apparentemente sembrerebbe di poter dire che nel lungo periodo si è sempre e sempre si continuerà a guadagnare. In realtà non è per nulla così e, stante che già di per sè nel medio-breve periodo la volatilità oggi sempre più marcata, a causa del trading tecnologico e dalla grande consistenza dell’Industria del Risparmio gestito che “muove” il Mercato a prescindere dalla realtà economica onde trarre profitti provvigionali, sconsiglia l’assunzione di robuste posizioni long, se vi aggiungiamo considerazioni quantitative come quelle di cui ai due grafici qui sotto, viene da sentenziare in modo molto negativo. Vedete come, semplicemente deflazionato dall’indice annuale dei prezzi al consumo, il grafico glorioso della nostra Borsa dal 1928 ad oggi assuma un aspetto invece del tutto raccapricciante. In vita mia ho conosciuto pochissimi che hanno guadagnato in Borsa e ancor meno che hanno mantenuto i guadagni senza reimbussolarli spesso “restituendo” tutto e ancor più. In realtà, oggi, la globalizzazione ha reso la Borsa italiana ancor più fragile di quando i capitali non erano liberi di spostarsi. Fino agli anni Ottanta/Novanta avevamo una Borsa italiana che quotava multipli diversi e superiori rispetto agli attuali per il semplice fatto che la massa di denaro interno che si andava a collocare in investimenti finanziaridi rischio quali quelli azionari giocoforza si disponeva sulle bue chips dell’indice Mib o, nei momenti più draconiani, su azioni più o meno speculative. Oggi, investendo gli Italiani 1.500 miliardi in Fondi e Gestioni che, essendo appunto quasi tutte forma di investimento globalizzate, investono( e, in termini di diversificazione ci sta) solo un a piccola parte in Italia, la domanda di Azioni di quallo che è ormai un piccolo mercato regionale come il nostro si riduce di anno in anno e non è quindi una sorpresa se negli ultimi 20 anni la Borsa Italiana, complice anche la scarsa reattività della Penisola alla crisi causata prima dalla Finanza spericolata worldwide e poi dall’Euro, ha perso il 40%( e con scarse prospettive di ricrescita in futuro, anzi…) contro quelle Americane che, a seconda dei settori, si sono moltiplicate da 10 a 30 volte.

Paolo Turati

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