PRENDI UNA BICI, LE MONTAGNE, UN LAGO E AGGIUNGI JUNG, FREUD E LA PULIZIA ETNICA…

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Sarà perché di questi tempi sto rileggendo l’Opera di C.G. Jung, oppure sarà per la vittoria di ieri delle Azzurre in Slalom Gigante delle Azzurre a Plan de Corones-Brunico, ovvero sarà perché sono i Giorni della Memoria, in ogni modo sento che il sogno che mi ha accompagnato tutta stanotte lo devo mettere nero su bianco prima di dimenticarlo, dopo di che il Surrealismo che lo ha connotato( guarda un po’ questa Scuola dei vari Masson, Ray, Ernst e Dalì si sviluppa proprio nel periodo dell’amicizia poi abortita del grande Svizzero con Freud per l’accento totale di quest’ultimo sulla sessualità) potrà essere oggetto di interpretazione…o anche no, tanto è apparentemente incomprensibile.

Dovevo correre una gara in bici e, sin qui, nulla di che: ne ho corse tante. Dovevo raggiungere la linea di partenza ed ero su una strada in discesa prospiciente a dei portici, simile alla strada che porta a San Luca a Bologna( e, anche qui, a parte la notazione che “proprio” domani apre Bologna Arte Fiera 2017, tutto regolare: è la salita che i corridori percorrono da anni durante il Giro dell’Emilia), che dovevo discendere in fretta, essendo in ritardo rispetto all’orario, appunto, di partenza, mentre invece mi ero però fermato a chiacchierare con delle persone sotto i portici in una curva a gomito verso destra. Il senso del ritardo lo avvertivo già in quella “videata”, ma, ancor più, in quella successiva in cui, “catapultato” in un grosso e austero casale in legno in Valle Aurina( un luogo che, a  seguito delle vacanze estive ivi trascorse da bambino e che poi ho frequentato anche dopo come sciatore-tanto da aver corso sugli sci nel Comitato Alto Adige per due anni proprio per il sodalizio sportivo della Valle Aurina- nonché poi da sposato e, successivamente, pure con mia figlia, mi ha da sempre attratto moltissimo, specie per la sua vicinanza con la mia archetipicamente da sempre amata – ci ho anche corso sugli sci per anni tutte le volte che potevo- Austria), del quale era certamente proprietaria la mia famiglia( avvertivo la presenza sia di mia moglie che di mia madre), dove mi stavo anche lì attrezzando per recarmi alla linea di partenza( era a “37” km da dove mi trovavo, in un posto che avevo individuato su una cartina e che era raggiungibile- fino a lì la sapevo, dopo no- percorrendo la strada che passava per Brunico) della “solita” gara il bici, ma ero in ritardo estremo( praticamente, era l’ora della partenza e io continuavo ad andare su e giù della scala del casale dimenticando “pezzi”, come il caschetto o la borraccia). Alla fine riuscivo ad uscire dal casale e mi siedevo su uno scivolo di legno che mi gettava in un lago lì sotto( in Valle Aurina non ci sono laghi in valle), dove mi ritrovavo seduto su una canoa che in realtà era una botte ma anche una papera che inizia a navigare beccheggiando verso Brunico, superando mio fratello, che compariva in quel momento sulla scena, il quale stava andando anche lui verso Brunico, ma in bici, lui sì, su una strada strada costeggiante il lago.

Sia come sia, mi ritrovavo poi su un pulmino come se seguissi una gara di bici, ma in compagnia di alcune soldatesse armate. Il pulmino viene fermato da dei soldati nemici e le soldatesse, una  in particolare, obbligate a subir violenza( mentre ricevevano dai rispettivi stupratori un’iniezione letale in una coscia) da parte di costoro su muretto fiancheggiante la strada e aggettante su un vuoto di molti metri donde, consumata la violenza e essendo decedute per l’iniezione letale, venivano lasciate cadere all’indietro come sacchi d’immondizia. Una sola si salvava, ma pareva essere una infiltrata dei soldati nemici.

Ovviamente, gli aspetti inerenti allo stato precario del Mondo attuale e passato sono evidenti, anche relativamente al fatto che questo sia immanentemente collegato nelle sue manifestazioni al nostro modo di concepirci ivi inseriti.

Mi ritorna spesso in mente il racconto cinese citato spesso da Jung di quel villaggio in cui non pioveva da anni e nel quale veniva invitato uno stregone famoso per far piovere. Questi arriva da lontano e, appena giunge in paese, annusa l’aria e, avvertendola pesante, si fa costruire una tenda lontano dalle abitazioni e in questa dimora per tre giorni, dopo di che inizia a piovere. Il capo del villaggio lo va a trovare e gli riconosce come, davvero, lui sia uno stregone potente. Lo stregone, invece, gli spiega che non è così: dove vive lui, la gente è in armonia con l’esistenza e piove quando deve, così come fa bello quando è necessario, differentemente a quanto avviene nel villaggio colpito dalla siccità i cui abitanti non sanno “vivere bene”. E’ bastato che lui si ritrovasse in un luogo( la tenda, fuori dal villaggio) in cui l’armonia delle cose non venisse turbata per richiamare il ritorno dell’armonia nel luogo dove lui stava( e, quindi, per proprietà transitiva, nel villaggio).

Bisognerebbe che un po’ tutti iniziassimo a imparare a “vivere bene” come quello stregone istruiva a fare e, probabilmente, i turbamenti dei nostri sogni( e, delle “nostre vite”) si alleggerirebbero. Ma quasi nessuno, me in primis, sa farlo.

Paolo Turati

 

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