LI’ SOTTO( IL BUCO): UN RACCONTO “NON” DI NATALE, di Paolo Turati

il-bucoIn un lontano futuro, o passato che sia.

Fu quando ebbe attorno ai 6 anni che iniziò a porsi un interrogativo. Sulle prime era un pensiero che gli aveva sfiorato qualche volta la mente benché senza radicarvisi, ma quando sparì la ricamatrice, quella dolce signora che vedeva tutti i giorni lavorare dietro la finestra al piano terra della casa di fronte alla sua la quale, quando lui passava  lì davanti, non mancava mai di dedicargli un saluto sorridente e, ogni tanto, aprendo l’anta, di offrirgli con complicità un dolcetto, cominciò a riflettere più compiutamente. Anche perché non era mica la prima persona che scompariva da quel Mondo bellissimo in cui tutto appariva perfetto: dalla mamma al papà che lo amavano immensamente, al paese fatto di piccole case linde che si dispiegava su ubertose colline, coltivate con cura e dove splendidi capi di bestiame pascolavano quietamente, lungo una strada maestra su cui il Sole splendeva sempre, agli abitanti di questo, gentili lavoratori che producevano per vivere senza vivere per produrre. Solo che, non raramente, qualcuno di costoro non lo si vedeva più. Era un bambino dal carattere introspettivo e non aveva ancora voluto esprimere ai genitori l’interrogativo su quelle sparizioni, né quelli parevano aver alcuna fretta nell’anticipargli alcunché di spiegazione, ma la faccenda aveva iniziato a turbarlo. Il panettiere, un omone dal fare gioioso era stato sostituito da qualche mese da un altro, molto più antipatico, venuto da chissà dove, il boscaiolo non era più rientrato a casa dopo essersi recato a far legna sicché ora il suo lavoro lo svolgeva il figlio, di pochi anni più grande di lui, e anche il suo compagno di giochi più caro, da un giorno all’altro, non lo si era più visto. L’unica associazione che riusciva a realizzare era che, quando scompariva qualcuno, nel grande prato sulla collina si apriva un buco rettangolare nella terra, che, però scompariva anch’esso dopo poche ore. La spiegazione di tutto ciò gli apparve terribile e, negli anni a venire, nonostante le rassicurazioni ricevute man mano che cresceva da parte di coloro i quali lo precedevano di età, si fece l’idea che quel Mondo meraviglioso, apparentemente donato da qualcuno a cui elevare lodi e ringraziamenti sempiterni, un costo lo avesse eccome: che fosse in realtà un organismo e che il prezzo della sussistenza di quello “stato” fossero i suoi stessi abitanti, fagocitati, chissà se a caso o secondo quali logiche inesplicabili, per…alimentarlo.

Paolo Turati

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