BORSA, FONDI, INVESTIMENTI ITALIANI: ATTENZIONE ALL’OPACITA’ E ALL’ASIMMETRICITA’ INFORMATIVA

Borsa, Fondi e Investimenti mobiliari italiani. Sono preoccupato. Non per la Borsa, dove, se uno ha la testa sulle spalle, investe sapendo che il rischio, con 3 probabilità su 4 di sbagliare ad ogni operazione che si fa( sbaglio se compro long e il  prezzo scende, o resta immutato o sale meno dell’interesse no-risck, viceversa, mutatis mutandis, se vendo short, allo scoperto), molto alto, è dietro l’angolo, oltretutto in presenza di movimenti connotati di sempre maggior volatilità, spesso prodotti con logiche che non raramente appaiono come “adulterative” del Mercato da parte dei grandi market makers, senza reale “sostanza” alle spalle, come quelli di questi giorni. In merito, un illuminante schema( Uff.St. Mediobanca) che sintatizza il rendimento degli ultimi 40 anni a seconda se uno sia stato così abile e fortunato da acciuffare il top down dell’Indice italiano della Borsa da 1 a 40 anni nell’effettuare un acquisto one shot( e a tenere l’investimento ) o così inetto o sfortunato nell’aver investito parimenti ( sempre tenendo l’investimento) con l’indice al massimo, da 1 a 40 anni: alla fin fine, interpolando probabilisticamente i dati mediani, la conclusione abbastanza univoca è “rischio molto alto per rendimenti vicini allo zero”. Che fare, allora: investire tramite il Risparmio gestito? E’ qui che sorge la mia preoccupazione in quanto, fino al 2014, l’Ufficio Studi di Mediobanca ha pubblicato per decenni il corposo report annuale che raffronta i rendimenti medi del Risparmio gestito con, peraltro, impietosi risultati, sempre medi, per il medesimo( rendimento medio di tutti i Fondi italiani sia a 10 che a 30 anni inferiore al rendimento nella forma più semplice e meno remunerativa, no-risk, del B.O.T. ; rendimento dei Fondi azionari pari a quasi la metà dei quello dell’Indice Mib e alla metà dell’Indice MSCI World). Quest’anno, lo studio risulta sparito dai radar. Nell’attendere lumi sul perchè che chissà se mi verrano mai dati, preciso, con queste mie considerazione che la mia non è una presa di posizione contro il Risparmio Gestito che, tra l’altro, è la principale azienda italiana, capace di realizzare una trentina di miliardi annui di margini in capo alle banche( più di metà del margine operativo lordo lo traggono da lì) e alle Sgr, consentendo centinaia di migliaia di posti di lavoro di livello medio-alto fra diretti e per gli stekeholders sistemici.
La mia è piuttosto una preoccupazione sulla trasparenza del Sistema finanziario in termini di par condicio nella conoscibilità dei dati: reports come quello di Mediobanca rende infatti erga omnes merito ai gestori migliori e meno costosi, sicché sarebbe giusto che ogni risparmiatore, anche il più piccolo, potesse continuare, applicando la dovuta diligenza di approfondimento( che è necessaria: non è scusabile che investe per induzione altrui o per sentito dire e poi si lamenta), a fruire di dati liberamente, come lo sono quelli dell’Istituto milanese, consultabili per effettuare scelte consapevoli.

Paolo Turati

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