CASO GORO E “REPETITA IUVANT” DEI MEDIA…A FAR RINCITRULLIRE

Condivido la profonda analisi che il mio collega di Board, nonchè Presidente, dell’Associazione Consumatori Piemonte, Gavino Sanna, ha fatto su quanto avvenuto a Goro. Mi permetto di aggiungere che le litanie scientificamente( da un punto di vista psicologico) trasformate in sistematici mantra dai Media nelle loro liturgie plurigiornaliere che pretendono di dettare il “canone” su cosa sia bene e cosa male( sono mezzi con fini di controllo delle masse) sono da stigmatìzzare oltre ogni cosa. Anzi, già che ci siamo, la dico tutta. Stante che personalmente la cosa che detesto di più è sentirmi ripetere le cose più di una volta( salvo, che so, su mia richiesta, ad esempio nella trattazione di complessi algoritmi di Astrofisica, mi sia necessaria una “ripetizione”, ma da parte di un luminare, non da un quaqquaraqqà)da chichessia( ché, delle due l’una: o mi si considera un deficiente o uno che ha tempo da perdere), sappiasi che d’ora in poi se sento qualcuno che mi ripete un concetto più di una volta, se posso lo metto insindacabilmente e irrimediabilmente alla porta, se no, come di fronte ad un mantra televisivo, faccio e faccio fare “il contrario” a prescindere.

Paolo Turati

Da decenni i governi dei principali paesi occidentali, destra o sinistra fa poca differenza, adottano politiche economiche liberiste all’insegna del meno stato e più mercato.
Al cittadino medio si chiede di lavorare di più essendo pagato di meno, di accettare la precarietà, di rinunciare progressivamente a diritti e garanzie in nome della competitività del paese. Lo si esorta ad accettare come positivo (e se non gli piace inevitabile) un contesto sociale votato ai valori di individualismo e competizione.
Nel contempo, tramite la retorica del “abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi”, si procede allo smantellamento dello stato sociale, si inserisce in Costituzione il pareggio di bilancio, si tagliano servizi e assistenza ai cittadini.

Risultato di tali politiche economiche è la concentrazione di enormi ricchezze in pochissime mani. Le diseguaglianze sociali ed economiche hanno raggiunto livelli mai visti prima, mentre la crisi colpisce duramente sopratutto i ceti medio bassi, con milioni di famiglie che vivono in condizione di povertà assoluta.

Tuttavia chi solleva problemi di iniqua distribuzione del reddito alla fonte viene tacciato di essere un veterocomunista superato dalla storia, un fallito che anziché accettare in silenzio la propria sconfitta dimostra pericolosi istinti di invidia sociale e chiede l’intervento dello Stato per supplire alla propria incapacità. La massima concessione che viene fatta è la finta battaglia sulla redistribuzione per via fiscale. Battaglia finta perché persa in partenza, come è persa in partenza la lotta alla grande evasione fiscale.

Insomma, bisogna andare avanti per la strada tracciata, there is no alternative. La vita delle persone è sempre più in mano ai mercati e sempre meno alla politica.

Improvvisamente, dopo oltre 30 anni di ubriacatura liberista (iniziata da Ronald Reagan e Margaret Tatcher e proseguita senza soluzione di continuità fino a oggi), ci si stupisce se di fronte al problema dei migranti parte della cittadinanza reagisce con fastidio o indifferenza?
Stiamo semplicemente raccogliendo i frutti della semina!

Mi pare del tutto logico che una società incapace e disinteressata a combattere povertà e diseguaglianze in casa propria non abbia alcuna credibilità quando chiede ai suoi cittadini di occuparsi della povertà e dei problemi del mondo.
Se fai macelleria sociale e ai cittadini che chiedono pietà spieghi che lo vogliono i mercati stai anteponendo considerazioni economiche alla vita delle persone.
Non lamentarti se di fronte alla vita dei poveri del mondo i cittadini educati al solo valore del denaro e dei conti in regola dimostrano disinteresse.
Se è vero che viviamo in un mondo in cui tutto dipende e tutto è fatto in funzione del giudizio dei mercati, allora che siano i mercati e non gli stati a farsi carico del problema dei migranti! Ma è proprio qui che si arriva al paradosso assoluto della vicenda.
In realtà sono anche precisi interessi economici che condannano il terzo mondo a sfruttamento o miseria ma questo rende ancora più assurda la posizione di chi condanna e umilia i propri cittadini in nome dei mercati ma poi li vorrebbe arruolare per aiutare altre vittime di quegli stessi mercati in altri continenti.

In questo quadro esprimere un giudizio morale su quelli che fanno le barricate per impedire l’arrivo di una ventina di migranti mi pare di un’ipocrisia colossale.
La carità cristiana non si dovrebbe pretendere dagli altri, chi ce l’ha può liberamente agire e donare quanto ritiene opportuno a favore dei poveri.

Perché dietro il fumo della retorica, dei buoni sentimenti, della carità e della solidarietà si nasconde la sostanza del problema: agli italiani il governo sta chiedendo di accettare e condividere un sistema politico e organizzativo di gestione dei fenomeni migratori.
Quindi, se siamo nel campo della politica e dell’organizzazione, al netto di ogni inaccettabile razzismo, è logico e legittimo che gli italiani possano giudicare nel merito quanto viene proposto. Anche per verificare che il progetto sia realmente congruo con gli ideali di cui viene rivestito.

Personalmente ritengo che il sistema di gestione delle crisi migratorie oltre che ipocrita (come spiegato sopra) sia velleitario ed ingiusto.

Che sia velleitario è nei numeri spaventosi delle crisi umanitarie che affliggono il mondo, per risolvere le quali servirebbero un gigantesco sforzo economico internazionale e un radicale cambio dei rapporti politici ed economici tra paesi ricchi e paesi poveri.
Ma questa è davvero fantapolitica. Servirebbe una sorta di assemblea costituente mondiale per ridisegnare l’intero pianeta su basi di solidarietà e uguaglianza a livello globale, cosa in assoluta controtendenza con le politiche liberiste che si continuano sempre più a imporre a stati e popoli.
Che senso ha parlare di solidarietà e giustizia a livello planetario quando questi ideali vengono derisi e calpestati su scala nazionale o europea, ad esempio con le assurde politiche di austerità imposte alla Grecia?
Come e perchè governanti incapaci di risolvere crisi economiche di paesi relativamente ricchi possono essere capaci di risolvere gravissime crisi ed emergenze su scala planetaria è davvero un mistero.
Sia chiaro che non sto dicendo che chi ci crede debba abbandonare l’ideale di vivere in un mondo migliore e più equo. Sto dicendo che è palesemente ridicolo chiedere la rivoluzione su scala mondiale quando non si riesce nemmeno a organizzare una decente protesta in casa propria.

Che il sistema dell’accoglienza sia anche ingiusto è evidente: si aiutano persone a caso, non necessariamente chi sta peggio ma sopratutto chi ha la fortuna, il privilegio o la bravura di riuscire a fuggire dal suo paese.

Che sia indeterminato è reso palese dalla mancanza di coordinamento e strategie di medio e lungo periodo, sia a livello nazionale che internazionale.
Un sistema ipocrita, velleitario, ingiusto e indeterminato non potrà che rivelarsi fallimentare.
Del resto curare gli effetti e non le cause ha mai risolto problemi?

Chi dimostra di essere totalmente allo sbando in questa vicenda sono proprio le formazioni politiche sedicenti di sinistra e molti dei loro elettori.
In nome della solidarietà terzomondista si continua ad affrontare il problema soprattutto dal punto di vista morale dell’accoglienza e della fratellanza senza rendersi conto che la posta in gioco è esclusivamente politica ed economica.
Non intervenire sulle cause di oppressione e miseria delle persone, limitandosi a gestirne gli effetti, è tipico delle dottrine politiche liberali di destra non certo degli ideali del socialismo o del comunismo, in qualsiasi forma li si intenda.
Il cerchio si chiude con l’inserimento dei poveri del terzo mondo in diretta concorrenza coi poveri dei paesi di arrivo per i famosi lavori che questi non avrebbero più voglia di fare.
Fomentare guerre tra poveri è quanto di più lurido, violento e ipocrita si possa fare per chi si definisca persona di sinistra, ma a questo siamo arrivati.

La morte della sinistra nei paesi occidentali avverrà con la sconfitta definitiva proprio su questi terreni di battaglia.

Il primo è quello della adesione acritica alle teorie e dottrine economiche su concorrenza e mercati, che porterà alla resa incondizionata agli interessi della grande impresa.
La finta bandiera da sventolare sarà la tutela del consumatore.

Il secondo è quello della gestione dei fenomeni migratori dal punto di vista umanitario e non politico ed economico. In questo caso la finta bandiera sarà quella della solidarietà.

Il terzo è l’adesione (per decenni entusiasta e incondizionata oggi sterilmente critica) a istituzioni europee antidemocratiche che nella pratica hanno consegnato i popoli europei nella mani dei grandi potentati finanziari e industriali. In questo caso la finta bandiera è quella dei sogni ed ideali di europeismo e lo spirito di Ventotene.

Gavino Sanna

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