Archivi del mese: ottobre 2016

ANITRE ZOPPE POST L’O.K. CORRAL TRUMP-CLINTON

Disastro Clinton all’orizzonte, se vincesse…com’è strano il Mondo: confidare che vinca uno come Trump( che, comunque, è un tipo tosto: da solo, contro tutti, ha retto e ora è all’O.K. Corral che si gioca la partita come gli Earp contro i Clanton…quasi Clinton) e ringraziare ancora…in ogni caso entrambi saranno entrambe anitre zoppe( Trump un po’ meno), controllabili dal Sistema…quel che c’è di bello, negli U.S.A. e nel mood degli Anglosassoni in generale( da Milton, a Shakespeare in avanti), è che sanno scrivere screenplays fantastici, non per niente Hollywood sta là…ieri sera mi sono commosso nel vedere su Iris Tv la versione operistico-cinematografica di “Miserables”, del divino Andrew Lloyd Webber, che non mi era mai riuscito di andare a vedere a Londra, dov’è replicata da decenni…ad ogni modo, fanno in modo che per un Jasse James ci sia sempre un Pinkerton e per un Billy the Kid un Pat Garrett, in America…e ti tengono avvinto fino al final curtain per vedere chi vince…mentre i “loro ottimati” si fanno i propri interessi sempre un po’ (tanto) imperialisti in giro per il Mondo. D’altra parte sono figli del più grande Impero della Storia, quello britannico, capace di rigenerarsi ogni volta più forte, noi “solo” di quello romano che, già temporibus illis, abbiamo fatto di tutto per far decadere( cosa che ci riesce tuttora benissimo).

Paolo Turati

Il mondo sta cambiando, la natura del potere pure, e Internet accelera enormemente la mutazione in atto.
loccidentale.it

VOLUNTARY…HIPOCRISY

Coerente dichiarazione del Procuratore capo di Milano sulla “Voluntary disclosure IV”( già in fatto che il Legislatore non la chiami in Italiano la dice lunga sul livello di ipocrisia). Il problema dell’Italia è in effetti sempre quello dell’ipocrisia, del “tutti-bravi-tutti-fratelli-tutti-uguali”( tanto che il far copiare sin da bambino il compagno di banco imbelle è la regola, se no sei un infame, checché ne dica la Maestra, che deve formalmente stigmatizzare questa prassi ma sa benissimo che anche lei faceva così). Poi, prova a far partite un progetto qualunque dove girano soldi e uno su due( politici, imprenditori, tecnici) se ne appropriano indebitamente( solo di due giorni fa lo scandalo del Terzo Valico). Vizi privati e pubbliche virtù in un Paese in cui l’opposizione millenaria dei due poteri, temporale e spirituale, ha indotto il dna italico a trasformarsi nella propria moralità in un qualcosa che è a “fasatura variabile”, in cui la Banca del Vaticano ( il cui capo tutti santi giorni, Media conniventi, stigmatizza come ti comporti e contemporaneamente ti adula se nel farlo, lo fai con la patente cristiana) è notoriamente una formidabile riciclatrice di denaro “ma-va-bene-così”, in cui governare è, più che difficile, inutile( come disse già qualcuno poco meno di Settant’anni fa). Non che a livello mondiale ci siano esempi di limpidezza tali da farci apparire indegni più di altri, Pensiamo alle elezioni presidenziali Usa, dove si deciderà sulla base del…sesso( non solo gender): del vizio delle avances sessuali di Trump alle donne o delle email della Clinton( il cui marito Bill cacciatore di sesso lo è stato ampiamente prima, durante e dopo il proprio mandato presidenziale) saltate fuori dal Pc del marito della propria assistente indagato per crimini sessuali telematici: in una “Grande Nazione” davvero, nel tutelare la forma e non la sostanza, se consentiva a Kennedy ogni sera da farsi portare una donna nuova dalla Cia da “degustare” prima dell’aperitivo e “andava-bene-cosi”.

Paolo Turati

MILANO (Reuters) – Continuare ad avere aprioristicamente un atteggiamento critico e purista di fronte a strumenti di giustizia negoziata, come il patteggiamento e la voluntary disclosure, è ipocrita. Lo
it.reuters.com

50 Anni di Coppa del Mondo di Sci: per l’Italia un su e giù di successi in funzione dell’andamento del benessere nazionale.

Coppa del Mondo si Sci: il prossimo anno sono 50 anni e non li dimostra. Quanto tempo passato in un attimo. I miei primi ricordi “diretti” dei grandi campioni, specialmente francesi( si veniva dal periodo dello strapotere di Killy) sono relativi ai primi anni Settanta quando, ragazzino sotto la guida di Ezio La Boria prima e Alessandro Casse poi, ci si andava ad allenare d’Estate sui ghiacciai( in allora ce n’erano molti, aperti, non ultimo quello del Sommeiller) ed ivi trovavi nello slalom tracciato di fianco al tuo Henri Duvillard, le sorelle Lafforgue( Britt sposò poi Dudù), gli Auger, il cui più forte, Jean-Pierre, fu poi vittima di una valanga. Di lì a poco sarebbe arrivato Gustav Thoeni ed il suo passo-slancio, e sarebbe cambiato tutto, con buona pace dell’Italia, dalla Valanga Azzurra a Tomba, che, come Nazione, trovò nel diffuso benessere “postwar” faticosamente raggiunto dai genitori che consentiva a milioni di giovani di andare a sciare( basta vedere anche solo i film con Gassman o De Sica che ricalcano quegli anni in cui andare a sciare era diventato un vero status symbol) la possibilità di creare una solida base anche agonistica( io stesso, pur cittadino e studente, mi ero tolto qualche bella soddisfazione agonistica a livello non solo nazionale) che durò fino agli Anni Novanta. Poi, nuovamente la crisi e il riflusso ormai ventennale, seppur con qualche singolo acuto, anche in termini di risultati dei nostri atleti in Coppa del Mondo.

Paolo Turati

Erich Demetz ci porta agli albori delle sfide, dal 1966 al 1970 (1) E pensare che…
raceskimagazine.it|Di Gianmario Bonzi

HASTINGS, 1066: QUANDO PER LA PATRIA SI COMBATTEVA, ALTRO CHE FUGGIRE!

Ottobre di 950 anni fa: la battaglia di Hastings: Harold the Second, dopo aver sconfitto pochi mesi prima e fatto a pezzi nella Britannia settentrionale i Vikinghi norvegesi invasori, si ritrova a dover correre a sud col proprio esercito sassone malconcio per interdire l’invasione normanna di William, Duke of Normandy, appena sbarcato con 50.000 uomini, e, come prevedibile, andare incontro alla sconfitta sanguinosa. Quelli erano tempi in cui i tipi duri, quelli che hanno fatto la Storia, facevano la differenza, quando invadere o essere invasi significava giocarsela con la vita, sicché dovevi combattere, in Patria, per salvarti, altro che fuggire!

Paolo Turati

Aroldo II è sconfitto da Guglielmo il conquistatore duca di Normandia, il trono d’Inghilterra passa alla dinastia normanna.
arsbellica.it

CASO GORO E “REPETITA IUVANT” DEI MEDIA…A FAR RINCITRULLIRE

Condivido la profonda analisi che il mio collega di Board, nonchè Presidente, dell’Associazione Consumatori Piemonte, Gavino Sanna, ha fatto su quanto avvenuto a Goro. Mi permetto di aggiungere che le litanie scientificamente( da un punto di vista psicologico) trasformate in sistematici mantra dai Media nelle loro liturgie plurigiornaliere che pretendono di dettare il “canone” su cosa sia bene e cosa male( sono mezzi con fini di controllo delle masse) sono da stigmatìzzare oltre ogni cosa. Anzi, già che ci siamo, la dico tutta. Stante che personalmente la cosa che detesto di più è sentirmi ripetere le cose più di una volta( salvo, che so, su mia richiesta, ad esempio nella trattazione di complessi algoritmi di Astrofisica, mi sia necessaria una “ripetizione”, ma da parte di un luminare, non da un quaqquaraqqà)da chichessia( ché, delle due l’una: o mi si considera un deficiente o uno che ha tempo da perdere), sappiasi che d’ora in poi se sento qualcuno che mi ripete un concetto più di una volta, se posso lo metto insindacabilmente e irrimediabilmente alla porta, se no, come di fronte ad un mantra televisivo, faccio e faccio fare “il contrario” a prescindere.

Paolo Turati

Da decenni i governi dei principali paesi occidentali, destra o sinistra fa poca differenza, adottano politiche economiche liberiste all’insegna del meno stato e più mercato.
Al cittadino medio si chiede di lavorare di più essendo pagato di meno, di accettare la precarietà, di rinunciare progressivamente a diritti e garanzie in nome della competitività del paese. Lo si esorta ad accettare come positivo (e se non gli piace inevitabile) un contesto sociale votato ai valori di individualismo e competizione.
Nel contempo, tramite la retorica del “abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi”, si procede allo smantellamento dello stato sociale, si inserisce in Costituzione il pareggio di bilancio, si tagliano servizi e assistenza ai cittadini.

Risultato di tali politiche economiche è la concentrazione di enormi ricchezze in pochissime mani. Le diseguaglianze sociali ed economiche hanno raggiunto livelli mai visti prima, mentre la crisi colpisce duramente sopratutto i ceti medio bassi, con milioni di famiglie che vivono in condizione di povertà assoluta.

Tuttavia chi solleva problemi di iniqua distribuzione del reddito alla fonte viene tacciato di essere un veterocomunista superato dalla storia, un fallito che anziché accettare in silenzio la propria sconfitta dimostra pericolosi istinti di invidia sociale e chiede l’intervento dello Stato per supplire alla propria incapacità. La massima concessione che viene fatta è la finta battaglia sulla redistribuzione per via fiscale. Battaglia finta perché persa in partenza, come è persa in partenza la lotta alla grande evasione fiscale.

Insomma, bisogna andare avanti per la strada tracciata, there is no alternative. La vita delle persone è sempre più in mano ai mercati e sempre meno alla politica.

Improvvisamente, dopo oltre 30 anni di ubriacatura liberista (iniziata da Ronald Reagan e Margaret Tatcher e proseguita senza soluzione di continuità fino a oggi), ci si stupisce se di fronte al problema dei migranti parte della cittadinanza reagisce con fastidio o indifferenza?
Stiamo semplicemente raccogliendo i frutti della semina!

Mi pare del tutto logico che una società incapace e disinteressata a combattere povertà e diseguaglianze in casa propria non abbia alcuna credibilità quando chiede ai suoi cittadini di occuparsi della povertà e dei problemi del mondo.
Se fai macelleria sociale e ai cittadini che chiedono pietà spieghi che lo vogliono i mercati stai anteponendo considerazioni economiche alla vita delle persone.
Non lamentarti se di fronte alla vita dei poveri del mondo i cittadini educati al solo valore del denaro e dei conti in regola dimostrano disinteresse.
Se è vero che viviamo in un mondo in cui tutto dipende e tutto è fatto in funzione del giudizio dei mercati, allora che siano i mercati e non gli stati a farsi carico del problema dei migranti! Ma è proprio qui che si arriva al paradosso assoluto della vicenda.
In realtà sono anche precisi interessi economici che condannano il terzo mondo a sfruttamento o miseria ma questo rende ancora più assurda la posizione di chi condanna e umilia i propri cittadini in nome dei mercati ma poi li vorrebbe arruolare per aiutare altre vittime di quegli stessi mercati in altri continenti.

In questo quadro esprimere un giudizio morale su quelli che fanno le barricate per impedire l’arrivo di una ventina di migranti mi pare di un’ipocrisia colossale.
La carità cristiana non si dovrebbe pretendere dagli altri, chi ce l’ha può liberamente agire e donare quanto ritiene opportuno a favore dei poveri.

Perché dietro il fumo della retorica, dei buoni sentimenti, della carità e della solidarietà si nasconde la sostanza del problema: agli italiani il governo sta chiedendo di accettare e condividere un sistema politico e organizzativo di gestione dei fenomeni migratori.
Quindi, se siamo nel campo della politica e dell’organizzazione, al netto di ogni inaccettabile razzismo, è logico e legittimo che gli italiani possano giudicare nel merito quanto viene proposto. Anche per verificare che il progetto sia realmente congruo con gli ideali di cui viene rivestito.

Personalmente ritengo che il sistema di gestione delle crisi migratorie oltre che ipocrita (come spiegato sopra) sia velleitario ed ingiusto.

Che sia velleitario è nei numeri spaventosi delle crisi umanitarie che affliggono il mondo, per risolvere le quali servirebbero un gigantesco sforzo economico internazionale e un radicale cambio dei rapporti politici ed economici tra paesi ricchi e paesi poveri.
Ma questa è davvero fantapolitica. Servirebbe una sorta di assemblea costituente mondiale per ridisegnare l’intero pianeta su basi di solidarietà e uguaglianza a livello globale, cosa in assoluta controtendenza con le politiche liberiste che si continuano sempre più a imporre a stati e popoli.
Che senso ha parlare di solidarietà e giustizia a livello planetario quando questi ideali vengono derisi e calpestati su scala nazionale o europea, ad esempio con le assurde politiche di austerità imposte alla Grecia?
Come e perchè governanti incapaci di risolvere crisi economiche di paesi relativamente ricchi possono essere capaci di risolvere gravissime crisi ed emergenze su scala planetaria è davvero un mistero.
Sia chiaro che non sto dicendo che chi ci crede debba abbandonare l’ideale di vivere in un mondo migliore e più equo. Sto dicendo che è palesemente ridicolo chiedere la rivoluzione su scala mondiale quando non si riesce nemmeno a organizzare una decente protesta in casa propria.

Che il sistema dell’accoglienza sia anche ingiusto è evidente: si aiutano persone a caso, non necessariamente chi sta peggio ma sopratutto chi ha la fortuna, il privilegio o la bravura di riuscire a fuggire dal suo paese.

Che sia indeterminato è reso palese dalla mancanza di coordinamento e strategie di medio e lungo periodo, sia a livello nazionale che internazionale.
Un sistema ipocrita, velleitario, ingiusto e indeterminato non potrà che rivelarsi fallimentare.
Del resto curare gli effetti e non le cause ha mai risolto problemi?

Chi dimostra di essere totalmente allo sbando in questa vicenda sono proprio le formazioni politiche sedicenti di sinistra e molti dei loro elettori.
In nome della solidarietà terzomondista si continua ad affrontare il problema soprattutto dal punto di vista morale dell’accoglienza e della fratellanza senza rendersi conto che la posta in gioco è esclusivamente politica ed economica.
Non intervenire sulle cause di oppressione e miseria delle persone, limitandosi a gestirne gli effetti, è tipico delle dottrine politiche liberali di destra non certo degli ideali del socialismo o del comunismo, in qualsiasi forma li si intenda.
Il cerchio si chiude con l’inserimento dei poveri del terzo mondo in diretta concorrenza coi poveri dei paesi di arrivo per i famosi lavori che questi non avrebbero più voglia di fare.
Fomentare guerre tra poveri è quanto di più lurido, violento e ipocrita si possa fare per chi si definisca persona di sinistra, ma a questo siamo arrivati.

La morte della sinistra nei paesi occidentali avverrà con la sconfitta definitiva proprio su questi terreni di battaglia.

Il primo è quello della adesione acritica alle teorie e dottrine economiche su concorrenza e mercati, che porterà alla resa incondizionata agli interessi della grande impresa.
La finta bandiera da sventolare sarà la tutela del consumatore.

Il secondo è quello della gestione dei fenomeni migratori dal punto di vista umanitario e non politico ed economico. In questo caso la finta bandiera sarà quella della solidarietà.

Il terzo è l’adesione (per decenni entusiasta e incondizionata oggi sterilmente critica) a istituzioni europee antidemocratiche che nella pratica hanno consegnato i popoli europei nella mani dei grandi potentati finanziari e industriali. In questo caso la finta bandiera è quella dei sogni ed ideali di europeismo e lo spirito di Ventotene.

Gavino Sanna

Dodici profughe e i loro figli respinti dai paesi del Delta del Po. La rivolta ha prevalso. E infuria la polemica.  La diocesi: “Notte
bologna.repubblica.it

SERIETA’ D’IMPRESA TEDESCA SOLO DA COPIARE? MA FATEMI IL PIACERE!

Oltre 14 miliardi di multa in Usa( con obbligo di riacquistare tutte le auto: vedrete che per quelle vendute in Europa non sarà così!) al Gruppo Audi-Volkswagen.Porsche per aver taroccato le emissioni concorrendo slealmente con i competitors, e altrettanti a Deutsche Bank per aver taroccato i Subprime( oltre ai vari altri miliardi di multa già comminati prima per aver taroccato l’overnight dei tassi d’interesse): questi solo quelli da cui dovremmo prendere esempio? Ma fatemi il piacere: sono criminali e basta, come i loro predecessori.

Paolo Turati

WASHINGTON (Reuters) – Un tribunale federale degli Stati Uniti ha approvato l’accordo tra Volskwagen e le…
it.reuters.com

GRANDE INDUSTRIA IN ITALIA? NON PIU’ SE NON NELLA GESTIONE DEL RISPARMIO E DEL…SENSO DI COLPA!

La più grande industria italiana è ormai da tempo quella del Risparmio gestito( Generali nettamente prima, davanti a IntesaSanPaolo e, in fase di soft Landing per la crisi che sta vivendo la capogruppo, Unicredit: cliccare più sotto per la classifica complessiva): una contraddizione in termini, legata al concetto snaturato dell’Economia finanziaria capitalista degli ultimi decenni che inculca nelle menti il concetto ineludibile che il denaro risparmiato debba creare altro denaro, anziché essere investito in beni capitali che lo consolidino o, meglio ancora, in fattori produttivi che concorrano a creare fatturato ed occupazione: la delega a gestire conferita a terzi, invero, concorre non di meno a sgravare il risparmiatore dalla responsabilità di fronte a se stesso e alla famiglia o ai propri stakeholders più genericamente sociali della scelta e degli errori possibili in cui potrebbe incorrere, sì da avere sempre qualcuno a cui addossare “la colpa”, il cui senso è parimenti sin dall’infanzia inculcato in ciascuno di noi col semplice scopo di poterci controllare( dai genitori, alla Chiesa, all’Agenzia delle Entrate…). E non è una bella cosa.

Paolo Turati

Notizie Radiocor – Prima Pagina
borsaitaliana.it