COSA PROPONE IL MENU AGROALIMENTARE DOPO IL NAFTA E IL TTP: IL TTIP

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COSA PROPONE IL MENU AGROALIMENTARE DOPO IL NAFTA E IL TTP: IL TTIP

A partire dagli Anni Novanta del Secolo scorso ha subito ulteriori accelerazioni rispetto al già consistente processo di globalizzazione susseguente al Crollo del Muro di Berlino la fenomenologia della Liberalizzazione commerciale strutturata per Macroaree geografiche. A partire dal NAFTA( North America Free Trade Agreement) del 1994, che interessava Canada, Usa e Messico, fino al TTP( Trans Pacific Partnership) di inizio 2016 coinvolgente 800 milioni di persone( 12 Paesi e il 40% dell’Economia Mondiale) sui due versanti dell’Oceano Pacifico, si è giunti anche sulle sponde dell’Oceano Atlantico alla fase terminale( anche se irto di polemiche che paiono spesso far immaginare che le trattative possano rompersi) di un accordo, quello del TTIP( Transatlantic Trade Investment Partnership, tra Usa e Eu), estremamente corposo, sia per quanto attiene al numero di popolazione interessata che per quanto riguarda la massa dei rapporti commerciali( 1000 miliardi annui di interscambio), segnatamente per il settore agroalimentare, stante che USA e UE importano ed esportano congiuntamente un quinto del commercio del medesimo comparto( 360 miliardi di Dollari).

Al di là delle principali criticità prospettate dagli oppositori del TTIP, in particolare sul rischio plausibile che in prospettiva vadano a prevalere a vantaggio delle Multinazionali Usa sulle singole Legislazioni nazionali i contenuti di quello che è sostanzialmente un contratto commerciale sovranazionale, nonché in relazione alla complessità di dirimere in modo equo con arbitrati internazionali le controversie, andiamo qui di seguito ad accennare ad alcuni aspetti riguardanti il settore agroalimentare.

Utilità e svantaggi possibili per i contraenti sono tuttora in corso di analisi, non di meno, alcuni capisaldi, in caso di conclusione dell’accordo, sono da rimarcare come irrinunciabili. Data per scontata la necessaria reciprocità, va considerata come fondamentale la trasparenza commerciale delle Indicazioni Geografiche e della tutela della salute del consumatore( Ogm nei cereali e ormoni nelle carni). Quanto all’ accessibilità, appare evidente come il principale aspetto riguardi l’eliminazione dei dazi, per l’87,5%( che sale fino al 97% comprese le esclusioni temporanee poliennali): apparentemente, correlando il fatto che l’attuale impianto daziario europeo è mediamente più oneroso( doppio) di quello Statunitense e che le esportazioni UE verso gli Usa sono maggiori del 50% di quelle degli Usa verso la Ue, il raggiungimento di un punto di equilibrio appare verosimile.

Quello che va disaminato in forma più profonda a tutela del nostro Paese appare il fenomeno della contraffazione e del cosiddetto “Italian sounding” in campo agroalimentare, specie se si considera che l’Italia è la decima nazione al Mondo nell’export agroalimentare( un po’ meno del 4%- di cui vini e spumanti, superata ormai la Francia, costituiscono oltre il 20%- che va a determinare quel 50% del totale mondiale di esportazioni delle prime dieci) e che il brand “Made in Italy” è tuttora fra i primissimi al Mondo.

“Faderalimentare” ha calcolato in 60 miliardi di Euro annui il giro d’affari mondiale( 22 in Europa) di tale aberrazione economica, troppo spesso sopportata senza far nulla, la quale rappresenta il doppio dell’export di settore Italiano verso le rispettive aree( globale e europea) e metà del fatturato del settore, che comprende ovviamente anche i consumi interni alla Penisola( dove le contraffazioni rappresentano, per ovvie ragioni, “solo” 300 milioni di fatturato).

Non esistono accordi buoni o cattivi, ovviamente. Se è vero che gli uccelli tendono a mangiare le sementi appena seminate provocando un danno alle coltivazioni, non è che uccidere tutti gli uccelli sia una buona risoluzione, come dimostrato durante la scellerata politica maoista del Gran balzo in avanti del 1958-61 quando( oltre al fatto che avendo fatto uccidere miliardi di uccelli provocando una crescita abnorme degli instetti, la quale fece ben maggiori danni rispetto a quelli dei volatili) errori valutativi impressionanti provocarono in Cina la morte di quaranta milioni di persone e la non-nascita di altrettante. Ci sono calcoli e considerazioni da fare, dopo di che, qualora si verifichi un reciproco interesse, si possono fare debite considerazioni complessive estrapolando le prospettive e decidendo di conseguenza. Tassativamente senza sbagliare, però( come fecero molti Economisti negli Anni Sessanta e Settanta che paventavano un crescita eccesiva della popolazione Mondiale mentre invece quella crescita era necessaria, come dimostrano oggi le Economie dei Paesi con consistente crescita, in grado di sostenere i consumi interni e la crescita del Pil). Se no, meglio non farne nulla.

Paolo Turati

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