GLI “INCAPACI” DELLO PSICODRAMMA FORZITALIOTA TORINESE

Victor Hugo ha scritto “I Misarabili”, Giovanni Verga “i Malavoglia”. Molto più modestamente, qui nei recessi forzitalioti sabaudi( ma a livello nazionale è più o meno lo stesso) andrebbe scritto “Gli incapaci”. Il tutto riferendosi agli “obsoletissimi” vertici del Partito che, non solo nulla hanno saputo fare per arginare un crollo di consenso( dal 35% al 4% in un amen) degno di Montepaschi in Borsa, ma che, pure, hanno presunto di poter prendere in giro gli elettori trattandoli come dei pezzi di un Domino a loro piacimento.
Superati a velocità tripla dagli eventi e dalla concorrenza nell’offerta politica, non resta loro che strillare di esistere ancora( come quei due fantasmi che, in un racconto famosissimo, Henry James vivifica solo quando, disperatamente, cercano ancora una volta di farsi sentire prima dell’oblio definitivo) , o farneticare di essere delle vittime quasi shakespeariane del tradimento, tirando di mezzo quei pochi che hanno invece tirato praticamente da soli la carretta in questi anni perigliosi. O , nel caso di qualcuno, far finta di niente.
In verità, il Candidato Sindaco di Forza Italia( ma non è che gli altri due del Centrodestra fossero parimenti degni della benché minima attenzione, come poi le urne hanno in effetti dimostrato), che ha stracciato ogni più negativo record storico col 4% di Forza Italia alle recenti Elezioni Amministrative, non avrebbe dovuto materializzarsi dal nulla in cui era, lì ed allora( come, parlando con chiunque passasse per strada, era evidente), altro che strillare ora che c’è. E chi ce l’ha messo, ha pervertito la vicenda peggio di lui.
Ad aggravare l’incapacità manifesta ed il tema del dubbio, plausibilissimo, di consociativismo con la controparte fassiniana( il che sarebbe ben più di un tradimento), c’è la responsabilità di aver perpetrato un crimine politico imperdonabile. Gli elettori, ormai, in verità da tempo e in numero sempre maggiore, sono già tutti indirizzati stabilmente su altre strade e risulterà praticamente impossibile recuperarli se non in minima parte: il vero misfatto è che, da Arcore e dal suo Cerchio Tragico, fin giù a scendere alle varie parimenti litigiose ramificazioni territoriali, hanno tolto agli elettori medesimi in pochi anni il gusto di sognare, il che determina, irreversibilmente, una sola cosa. L’oblio.

Paolo Turati

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