SPEREQUAZIONI DEL CICLO ECONOMICO MODERNO IN CRISI DA PETROLIO TROPPO A BUON PREZZO: SE…IL VECCHIO SAPESSE E SE IL GIOVANE POTESSE!

File:Old and young watching sailboats at Haines Point 8c34886v.jpg

Due elementi stanno minando, con un mix letale, il “Mondo di frutta candita” del consumismo “cocacoliano” post bellico e quasi nessuno ci bada, forse perché propongono riflessioni scomode.

La prima, quella più prettamente geopolitica( quella che oggi fa paradossalmente dire, di concerto con una generazione di Economisti internazionali che verrà ricordata come una Corte bizantina coi barbari alle porte, anche ad una Nazione industriale trasformatrice come la nostra, che ne consuma tantissimo, che è causa del petrolio troppo a buon prezzo – ebbene sì: vogliamo spendere molto di più!- se siamo in crisi) , riguarda il Mondo Musulmano, pervaso da una lotta interna che è esattamente equivalente a quella che nel 1500 interessò la Cristianità con la Riforma protestante. Anche in questo caso, e probabilmente non è casuale, un millennio e mezzo dopo la fondazione di questa Religione anch’essa rivelata dal Profeta Muhammad. L’orologio della Storia batte più meno allo stesso ritmo, evidentemente, ed il nostro problema è che loro hanno un problema. Ci vollero oltre cento anni per mettere più o meno a posto le cose da noi: confidiamo che non succeda anche in questa congiuntura storica e che il progresso acceleri il processo di ricomposizione del potere nel Mondo islamico dopo il dissennato intervento inglese che, nella Prima Guerra Mondiale fece crollare il Califfato, determinando i presupposti per la la presa del potere da parte della Tribù Saudi, ritenuta dalla maggioranza dei fedeli a Muhammad eretica in termini dottrinali e illegittima in quelli politici.

L’altra riflessione riguarda l’antropologia umana. Mai l’uomo ha vissuto statisticamente così a lungo, 81 anni gli uomini e 86 le donne oggi in Italia, ma la prossima sarà una generazione di Centenari “accanitamente curati”. Il che significa che, indicativamente, uno essere umano avrà “prodotto” per circa un terzo della propria vita( età lavorativa) e “consumato” per circa i due terzi( età della crescita e età della quiescenza), la qual cosa significa che, specie in situazione di crescita demografica zero nel Primo Mondo come accade oggi( d’altra parte, è difficile pensare di far figli quando si sa che i primi posti nel teatro della vita sono occupati da altri di una o due generazioni precedenti che godono di rendite posizionali acquisite quando ce le si poteva permettere chissà fino a quando), ci si va inevitabilmente a mangiare progressivamente parte di quanto accantonato dalle generazioni precedenti. Algoritmo imbarazzante, ma irrefutabile: se si vivesse come fino al Secolo scorso, mediamente circa trent’anni in meno( fra guerre, malattie, scarso benessere), e, quindi, ci si riproducesse giocoforza molto di più, da un punto di vista economico non sarebbe un problema, anzi, sarebbe una risorsa. Ma vallo a raccontare anche solo a te stesso che la radice dei problemi che oggi stiamo vivendo in Patria è tutta lì ( e di quelli che ci piombano sulla testa ‘da fuori’, dal problema petrolio a quello terrorismo, ovviamente interconnessi, sta nell’azione di Lawrence d’Arabia nel 1917)… .

Paolo Turati

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