DEFAULTS PUBBLICI E BANCARI PROSSIMI VENTURI: INUTILE NASCONDERSI DIETRO UN DITO…

Nuovo record del Debito Pubblico italiano a 2169,80 miliardi, nonostante anni di aumento delle tasse( oltre il +6% solo nel 2015) e, cosa più rilevante ancora, nonostante una remunerazione del medesimo a tassi vicini allo zero, unico vantaggio sinora evidente dell’Euro per il nostro Paese. Dal che, deriva un’equazione molto semplice: vuoi, e certo per gran parte del problema è così, che si tratti di inadeguatezza di chi ha governato l’Economia italiana negli ultimi anni( estenderei l’azione revocatoria di responsabilità almeno ai 15 anni passati), vuoi che si stia trattando di un fenomeno ineludibile, è evidente che ill Debito pubblico italiano, ma anche di gran parte degli altri Paesi industrializzati, non potrà essere onorato. E, allora, che s’inizi ( tanto, finirà così) pragmaticamente e mettendo da parte ipocrisie formali a ragionare su defaults statali mirati, governati, concertati per aree geopolitiche e “curati” da specialists esterni alle macchine statali, magari brandendo in prima fase da parte dell’Italia quest’arma per ottenere molte cose che il dirigismo europeo ha sinora negato: il nostro è il Paese che se lo può permettere ben più degli altri, considerando che oltre i 2/3 del proprio Debito statale sono sottoscritti al proprio interno, Danni ben più gravi ai portafogli degli italiani sono stati fatti passare sottotraccia, ma il crollo dei prezzi immobiliari e quello della Borsa, ha creato dei vulnus finanziari di gran lunga superiori a quelli che potrebbero essere relativi al un default del 20%. Indico questo target in quanto, essendo il Debito pubblico netto italiano( 132% lordo sul Pil), depurato delle attività finanziarie statali, di poco più del 100% effettivo sul Pil, scendendosi a circa l’80% si creerebbe una situazione di piena gestibilità per i prossimi decenni, che saranno contraddistinti, inevitabilmente, dalla novità negativa, ma tanto, allo stato, c’è poco da fare( abbiamo vissuto troppo a lungo al di sopra delle nostre possibilità ed ora qualcuno deve pagare), dei defaults pubblici e, dopo il Bail In, bancari.

Paolo Turati

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