LA SUPREMA(TISTA) ASTRONAVE DI FINE VITA TERRESTRE DI KAZIMIR MALEVICH

Malevich

La recente aggiudicazione d’Asta da Sotheby’s del capolavoro suprematista, dal pervenimento commercialmente complesso, “Croce nera su ovale rosso”( in campo bianco) di cui all’immagine che ho scattato lo scorso Ottobre da Sotheby’s Londra, per trenta e più milioni di Euro, fa tornare alla mente di come Kazimir Malevich fosse stato così profondamente suprematista da lasciare per la propria istruzioni progettuali talmente precise da risultare degne di un’astronave.

Formatosi con Achitekton e Planit con gli studi tridimensionali suprematistici nella prima metà degli Anni Venti, Malevich aveva chiaramente elaborato un vero e proprio dogma da “omaggio al cubo”, in cui la tridimensionalità si declinava in una sorta di sistema binario cadenzato da bianchi e neri senza giuntura alcuna fra i volumi delle forme.

Erano gli Anni in cui Nicolas Tesla proseguiva in America nei propri tentativi di riconvertire con le sue torri newyorkesi la Tecnologia da divoratrice di energia in produttrice della medesima sfruttando i campi gravitazionali( alcuni gli addebitarono addirittura il cataclisma di Tunguska), proprio mentre dall’altra parte del Mondo e del tutto indipendentemente Malevich prevedeva di lanciare forme utopiche come razzi nello spazio, utilizzando il campo gravitazionale tra terra e luna.

Quando Kazimir Malevic morì di cancro a Leningrado nel 1935 dopo vari anni di allontanamento forzato dai centri della Cultura che contavano a cause dei propri dissidi, e nonostante il suo credo cominista originale, con l’élite staliniana, aveva lasciato disposizioni anche rispetto a come vestire la sua salma per l’ultimo saluto: scarpe rosse, pantaloni neri, camicia bianca, i colori del Suprematismo: è impressionante come l’opera venduta in Asta esattamente 80 dopo la morte del Maestro ne rappresenti davvero quasi una fisionomia sintetica, quasi ideale, in forma di astronave tipo Star Trek.

La salma venne cremata e l’urna con le ceneri sepolta a Nemcinovka, in un toponimo contraddistinto da una forma in cui risultano un cubo bianco un quadrato nero, così come Malevich aveva voluto, su lavorazione di Nikolaj Suetin. Essendo il luogo stato devastato durante la Seconda Guerra Mondiale, dove si presume giaccia il corpo del Maestro è stata messa una targa commemorativa con un cubo bianco e un quadrato nero: su una delle facce del cubo, ovviamente quadrata, il colore che risultava nero, ora appare, intervento…suprematista umano o divino che sia, rosso.

 

Paolo Turati

Questo articolo, assieme ad altri molto interessanti, verrà pubblicato su Italia Arte di Gennaio 2016

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