Archivi del mese: aprile 2014

SKI TEAM VALSUSA, UN SODALIZIO SPORTIVO CHE MERITA, E BEN PIU’, IL 5 PER MILLE

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Ricevo dall’amico Direttore sportivo dello Ski Team Valsusa Giuseppe Tiano, caro amico Maestro di Sci e Allenatore federale. e volentieri condivido facendo mia l’istanza rispetto a coloro i quali intendano devolvere il 5 per mille ad un sodalizio sportivo serio e meritevole.

Paolo Turati

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Anche quest’anno potrete devolvere il 5 per mille dell’Irpef allo Ski Team Valsusa per supportare la nostra attività sportiva ed i nostri atleti… 

Non costa e non esclude il versamento dell’8 per mille.

Cos’è il “5 per mille” La legge finanziaria prevede che sia possibile destinare il 5 per mille delle proprie imposte a sostegno di una associazione sportiva dilettantistica riconosciuta ai fini sportivi dal CONI a norma di legge, che svolge una rilevante attività di interesse sociale.

Come funziona Sul modulo della dichiarazione dei redditi (Modello Unico, 730 oppure CUD ) esiste un apposito spazio dedicato alla scelta del 5 per mille: metti la firma nel primo dei 4 riquadri e indica il codice fiscale dello SKI TEAM 96025100015 , come da esempio in allegato.

 Vi invito a divulgare ad amici e conoscenti, ecc.

 Nel ringraziarvi per la collaborazione, rimango a disposizione per ogni chiarimento. 

Insieme a tutto il nostro STAFF colgo l’occasione per salutarvi cordialmente.

        Giuseppe Tiano

       Direttore Sportivo

          Tel 347/6442943

http://www.skiteamvalsusa.net

http://www.facebook.com/SkiTeamValsusa

All’opening della campagna elettorale di Forza Italia al Lingotto di Torino

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Strapiena la sala 500, con intervento audio video di Silvio Berlusconi, a sostegno caloroso di Gìlberto Pichetto Presidente della Regine Piemonte con Gìanna Gancia e Claudia Porchietto in posizione di rilievo nella Giunta auspicabilmente in carica dal 26 Maggio e di Giovanni Toti Capolista per il Nord Ovest per le Europee.
Paolo Turati

UN ANTI-GEKKO A TORINO

Segnalo, unitamente all’articolo in cui viene intervistato su La Stampa di ieri a Pagina 19( di cui al link più sotto) , la figura del nostro stimato amico Giovanni Cuniberti, titolare con Gianluigi Cesano dello studio di consulenza finanziaria indipendente STUDIO G2C( http://www.g2c.it/ ) .

Paolo Turati

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Ama la finanza, le dinamiche di borsa, i listini delle azioni. E nell’acquario dei titoli  sguazza con disinvoltura, come un pesce nei mari domestici. Ma guai a…
lospiffero.com

NON E’ SEMPRE DIAMANTE QUEL CHE BRILLA…

Follie di una globalizzazione sempre più spinta: quando il “Mondo reale” presenta, ogni tanto, il conto “vero”…

Paolo Turati

Roma (TMNews) – E’ uno dei diamanti più grossi del mondo, il Pink Star, 59,6 carati montati su un anello da capogiro.Nel novembre scorso erano bastati cinque minuti e 83 milioni di dollari a Isaac Wolf, rinomato…
Caricato da AgenziaTMNews

 

BERLUSCONI GAFFEUR SUI TEDESCHI?PER NULLA, E’ DAL SACCO DI ROMA DI ALARICO( 410 D.C.) CHE FANNO SEMPRE LE STESSE MOSSE…INVASIVE

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Dicono giustamente gli psicologhi più accreditati che tutti noi si facciano sempre le stesse cose nel corso della vita, al più utilizzando strumenti diversi. Perfettamente vero, idem se si prende una popolazione nel suo insieme.

Si considerino gli Italiani, capaci, oggi 27 Aprile 2014( cose mai viste neppure durante il Regno Pontificio), di andare in estasi per ben 4 Papi contemporaneamente: uno, attualmente in carica, estremamente “trendy”, uno, reso emerito, in-formissima maestro di cerimonia dell’evento, uno, gran “politico” del recente passato ed uno, “bonario pastore” delle italiche masse in cerca di identità del Dopoguerra: gli ultimi due, Santi un po’ a corto di Miracoli di cui accreditarli, ma, “spingendo un po’ “, canonizzati per dimostrare al Mondo che “per fortuna Francesco c’è”!

Come stupirsi dunque, se i tedeschi sono quelli di sempre, di 1604 anni fa, i tempi del “Sacco di Roma” ( bravamente difesa, fìno a quando aveva potuto prima di essere tradìto e giustiziato poco prima, dal grande Stilicone) di Alarico? Le loro brame sono sempre state rivolte precipuamente verso l’Italia, e contraccambiate con tradizionale acrimonia: mi sovvengono i versi di Giuseppe Giusti di Sant’Ambrogio:

“…E quest’odio, che mai non avvicina
Il popolo lombardo all’alemanno,
Giova a chi regna dividendo, e teme
88     Popoli avversi affratellati insieme.

Povera gente! lontana da’ suoi,
In un paese qui che le vuol male…”.

Ma anche Francia( si pensi anche solo a Sedan e all’assedio di Parigi del 1870) e Spagna( che dire, di fronte a stragi come quella del 1937 contro innumerevoli civili inermi da parte della Legione Condor della Luftwaffe a Guernica, donde l’opera picassiana più ispirata, durante la Guerra civile spagnola?), nonché l’Europa in generale( non sono bastate le due Guerre mondiali del Secolo scorso e le efferatezze della seconda contro gli Ebrei per farci capire?) hanno sempre rappresentato banchetti su cui sollazzarsi da parte della Germania. Il più recente, quello dell’Euroarea, da cui dovremo presto, giocoforza correndo rischi e patendo le rappresaglie a colpi di spread da parte della Bundswaffe, sdoganarci ( con le metodologie leghiste, che appaiono certamente le più adeguate da un punto di vista tecnico, o pentastellate, invero più rudimentali, stante, per esempio, che evocano eventuali referendum di uscita dall’Euro non praticabili legalmente) per non morire d’inedia. Sopravvivere, a fatica come facciamo da Duemila anni,ad una Teocrazia che ci co-governa ci riusciamo, ma anche sotto governatorato tedesco, no, è impossibile.

Prosegua pure dunque Berlusconi a parlare liberamente, senza che le veline passate dalla censura di Berlino determinino il “canone”, e in queste elezioni Europee porti Forza Italia sul campo ‘per l’Italia’ senza se e senza ma: è il momento di dire se si è Italiani degni dei nostri padri.

Paolo Turati

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Lager-mai-esistiti-per-i-tedeschi-Parole-di-Berlusconi-irritano-Pse_321479839234.html

PRESTO, CHE'( SE NO, POI) E’ TARDI USCIRE DALL’EURO

Riprendo il concetto del “presto ché è tardi” del noto fisiatra americano per il recupero delle patologie cerebrali recanti disabilità Glenn Doman nel segnalarvi, cari amici, l’articolo, derivante da un’intervista fattami qualche giorno fa da Marco Fontana, pubblicato ieri su LA VOCE DELLA RUSSIA, onde  sottolineare che, stante che( prendetene pure nota sin d’ora) l’Euro non durerà oltre il prossimo lustro, non di meno, più tardi si porrà fine a questa adulterazione, peggio sarà per l’Italia in particolare.

Paolo Turati

Uscire dall’Euro? Non impossibile, anzi auspicabile

Uscire dall’Euro? Non impossibile, anzi auspicabile

Mancano poche settimane alle elezioni del Parlamento europeo, ma l’Italia fa “orecchie da mercante”. Il dibattito politico, come già denunciato su questo spazio la scorsa settimana, si gioca più che altro su questioni interne, in particolare sulla pressione fiscale e sui progetti di riforma presentati dal Governo. Una situazione surreale, in cui i principali partiti evitano clamorosamente di raccontare agli elettori il loro programma relativo le elezioni europee.

In questa cappa di silenzio assordante fa notizia “False verità sull’Europa”, il nuovo saggio di Lorenzo Bini Smaghi, già membro del comitato esecutivo della Bce. Il pamphlet è costruito quasi come un atto d’accusa verso la politica italiana, che da troppo tempo colpevolizza l’Europa per gli insuccessi e preoccupa l’estero per la propria incapacità di risolvere i problemi interni. Partendo dalle riflessioni di Smaghi, abbiamo domandato un’opinione al noto economista Paolo Turati, presidente della Fondazione Magna Carta Nord-Ovest e advisor di Istituzioni di art market & finance.

– Nel suo scritto, Smaghi ridicolizza la diffusa opinione che l’Europa sia paralizzata dalla burocrazia. Anzi, afferma che l’Ue abbia ben operato durante la crisi con il Fondo Salva Stati e che ci vorrebbe più Europa.

– Personalmente non sano d’accordo. Durante la crisi di Paesi come Grecia, Portogallo e Italia abbiamo assistito a un imponente interventismo centralistico da parte delle istituzioni europee, in particolare monetarie, di matrice fortemente burocratica. Una scelta che non è sicuramente fonte di giubilo per chi guarda ai mercati internazionali. E quello in cui viviamo è un mercato sostanzialmente adulterato, dove sembra che le perturbazioni finanziarie debbano essere per forza governate. Non è assolutamente così, il risultato è anzi controproducente. Le azioni dell’Ue in questi anni sono state rivolte in pratica a stabilizzare l’euro a un cambio particolarmente alto, che ha penalizzato la competitività interna.

– Insomma, bisognerebbe lasciar fare ai mercati?

– Certamente sì. Sono gli equilibri internazionali che devono fissare il cambio dell’euro. Il rischio è altrimenti quello di lasciare in mano ad altri il boccino sul futuro del nostro tessuto produttivo, fatto di piccole, medie e grandi aziende. Si pensi alla Banca del Giappone, che ha potuto decidere di raddoppiare la massa monetaria, svalutando lo yen, o alla Federal Reserve statunitense che sta proteggendo il cambio favorevole del dollaro per aiutare le esportazioni americane. Il fatto che l’Ue sia ingessata nello svalutare la propria moneta senza alcun patema d’animo è una scelta fatta dall’euroburocrazia, in particolare quella di origine tedesca.

– Smaghi critica fortemente chi chiede regole diverse per l’Europa, e si scaglia contro chi vorrebbe modificare il Fiscal Compact e l’emissione di Eurobond.

– E’ una posizione paradossale. Gli Stati nazionali devono avere facoltà di critica di e modifica delle regole, laddove esse non siano coerenti coi loro interessi. Ad esempio, non vi può essere fiscal compact (cioè l’obbligo di pareggio di bilancio) se non si emettono Eurobond. La creazione di titoli di debito europeo è fondamentale per venire incontro e spalmare su tutta l’Europa quelle sperequazioni di crescita e d’inflazione che alcuni Paesi subiscono a favore di quelli più forti nell’Ue. L’Italia ci ha pensato per più di un secolo prima di diventare uno Stato compiuto: il boom economico nel nostro Paese nacque quando il Nord prese di coscienza che il Sud, pur essendo meno produttivo in termini assoluti, era però fondamentale come massa di consumatori dei prodotti generati. Insomma, è vero che avvenivano dei trasferimenti dal settentrione a meridione (la Cassa del Mezzogiorno ne era una esemplificazione), ma dall’altro lato si riguadagnava in termini di consumi. Chi richiede l’emissione degli Eurobond fa cioé lo stesso ragionamento, per cui non vedo alcuno scandalo. D’altra parte, la Germania ha più del 50% delle proprie esportazioni verso i Paesi deboli dell’Ue: deve solo prendere?

– Nel suo saggio, l’ex membro della Bce afferma che si usano due misure contro le decisioni dell’Ue. La si loda quando interviene contro le multinazionali americane, la si critica quando interviene contro gli aiuti di Stato.

– Bisognerebbe capire quale direzione vuole prendere all fin fine l’Ue: o si ha un libero mercato o si inseriscono i dazi a difesa, altre soluzioni non ne vedo. Ma d’altra parte mi stupisce che Smaghi affermi che l’Ue in questi anni abbia adottato politiche contro le multinazionali. Il caso emblematico è quello della Fiat: azienda nata in Italia, produce in America, ha sede legale in Olanda e sede fiscale nel Regno Unito. Dov’è l’Europa in questo caso?

– Smaghi se la prende infine con chi vuole la fine dell’euro. Secondo la sua opinione, tornando al sistema valutario nazionale avremmo valute schiacciate attorno al marco.

– Parametrandosi in un rapporto fisso col dollaro, l’Argentina è fallita. È un vero caso di scuola, nel quale se un’economia debole si lega ad una forte rischia il default. Non esiste la possibilità di un equilibrio finanziario se non c’è possibilità di svalutazione o di trasferimenti (risarcimenti) surrettizi interni alla comunità europea. Se si uscisse, si avrebbe la creazione di nuove monete con svalutazioni e rivalutazioni del valore queste: sarebbe impensabile altrimenti. Si guardi al differenziale inflazionistico e alla perdita del mancato sviluppo subito (-20% per l’Italia in termini di Pil) a causa dell’euro forte. Questi sono parametri che andrebbero tenuti in seria considerazione. E a chi paventa che con la fine dell’euro avverrebbe una fuga di capitali, rispondo che negli ultimi anni l’Italia ha comunque patito trasferimenti di capitali per circa 300 miliardi. Mi pare che il peggio sia già capitato. Anzi gli italiani, avendo un forte patrimonio immobiliare, vedrebbero rivalutate le proprie ricchezze: altro che depauperate! Oggi, poi, tutte le transazioni sui titoli non sono più cartacee, ma tracciate a livello informatico, quindi controllabili. Scapperebbe al massimo un po’ di contante, che però ormai è quasi ridotto a zero: una delle tante scelleratezze che ha messo in ginocchio interi comparti economici nazionali. Perciò uscire dall’euro è auspicabile, altro che impossibile.


Per saperne di più: http://italian.ruvr.ru/2014_04_25/Uscire-dall-Euro-Non-impossibile-anzi-auspicabile-6602/

IL 25 APRILE DI UN “FIGLIO DI TANTO PADRE”

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Ogni 25 Aprile, da 14 anni a questa parte, mi sento solo più un avvilito “figlio di tanto padre”. Il mio si chiamava Giuseppe, detto in famiglia ‘Dutùr’, ma il soprannome che gli era più caro era “Nevada”, quello che lo aveva reso mitico quale partigiano combattente contro i Tedeschi della Brigate Garibaldi in Val di Lanzo. Aveva avuto una vita degna, “Nevada”, mancato cinque anni fa: calciatore nel Grande Torino nel Dopoguerra, si era poi laureato al top in Economia e Commercio ed era quindi passato alla grande industria, divenendo un famoso manager ed imprenditore e contribuendo in modo rilevante alla ricostruzione italiana della Seconda metà del Secolo scorso.

Temo che, se potesse essere qui, mi farebbe una lavata di capo “delle sue” per come la nostra generazione, a quegli stessi Tedeschi che lui aveva coraggiosamente combattuto assieme a tanti altri giovani Italiani, abbia consegnato le chiavi di casa e del portafoglio senza colpo ferire( e quasi senza neppur essersene accorto), questa volta, mettendo a repentaglio la sicurezza del nostro Paese.

Non mi resta che sperare di essere ricordato come un “padre di tanta figlia”, confidando che la generazione successiva a quella vergognosamente piegatasi alla Germania come la nostra, trovi la forza per liberarsi ancora una volta dall’abbraccio mortale di Berlino.

Paolo Turati