Archivi del mese: febbraio 2010

Beppe (Sherlock) Scienza e lo strano caso dei bonds greci

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L’INSOLVENZA (DEFAULT) DELLA GRECIA
I greci ricordano bene la breve frase pronunciata da Harílaos Trikúpis al parlamento ateniese il 10 dicembre 1893: “Distihós eptohéfsamen” che significa “Purtroppo siamo falliti”. Così infatti, senza mezzi termini, l’allora primo ministro comunicò l’insolvenza dello stato nei confronti dei creditori esteri.

È vero che un precedente così remoto non significa quasi nulla. Anzi, a rigor di termini l’Italia non è mai stata insolvente, mentre di fatto la Germania sì, come conseguenza della riforma monetaria del 20 giugno 1948. Ma non per questo lo stato tedesco è ritenuto ora meno affidabile di quello italiano.

Gli stessi greci non prendono alla leggera la situazione finanziaria del proprio paese, come testimoniano i commenti sulle testate più autorevoli, quale la Kathimerinì. Si può infatti convenire che un crac della Grecia è improbabile soprattutto per motivi politici internazionali (leggi: implicazioni su euro e Unione Europea), ma come si fa a definirlo impossibile?

Tuttavia, esaminando con attenzione come si sono mossi i prezzi dei titoli di stato greci negli ultimi mesi, c’è qualcosa che sorprende. […]

Inizia così il mio articolo a pag. 20 dell’inserto Affari & Finanza de la Repubblica del 22-2-2010 intitolato: «Lo strano caso dei bond greci: penalizzati di piú i titoli a breve», scaricabile anche dalle mie pagine web presso il Dipartimento di Matematica dall’indirizzo http://www.beppescienza.it/ 

Vi analizzo e commento l’andamento dei titoli greci appunto nei mesi scorsi, che hanno visto quelli brevi scendere sensibilmente mentre i più lunghi rimanevano tetragoni a ogni cattivo presagio.
 

Beppe Scienza.

Questo l’incipit che troverete, seguendo il link di cui sopra, su quanto rilevato dall’amico Beppe Scienza, da cui ho ricevuto la suindicata comunicazione che volentieri pubblico, Docente Universitario di Matematica, saggista e massimo esperto italiano dei prodotti finanziari. (Paolo Turati)

OLTRE LA CRISI- LA REGIONE PIEMONTE MERITA DI PIU'!…

 …è il tema di una serata aperta organizzata dall’Associazione Orizzonte Futuro che modererò Lunedì 1 Marzo alle h 18,30 a Forno Canavese(To), presso il Salone dell’ Area ex Obert. Relatori, saranno i Candidati alle prossime Elezioni del Consiglio Regionale Piemontese Claudia Porchietto, attuale Capogruppo Pdl alla Provinica di Torino, e Mariano Turigliatto, Lista Verdi-Civica, Consigliere regionale uscente.

Paolo Turati

INCONTRO A FORNO

ARTE DI PARTE

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Anche l’ “effimero”, purché politicamente schierato, a sostegno del Signoraggio politico che lo sostiene, è un elemento tipico della Cultura di questi ultimi decenni, in Italia, della quale la Sinistra s’è abilmente accreditata( ma anche nella Magistratura, nell’insegnamento universitario e nei Media è accaduto lo stesso) come referente preferenziale se non unico. Demerito o scambio accettato in contropartita di altri “segni del Potere” in capo a chi ha rappresentato e rappresenta la maggioranza moderata del corpus elettorale che sia o meno, sta di fatto che il concetto di Cultura come centro di Potere ha ormai da noi assunto in vari ambienti valenze “min-cul-popolari” degne dei più articolati Regimi autoritari della Storia. Il tutto, primariamente, a discapito…della Cultura stessa. Eccellenti artisti visivi “targati”( troppo facile parlare solo di Guttuso: nomi come Vedova o Dorazio sono solo alcuni dei, peraltro artisticamente rilevanti, continuatori di questo “sistema”), ottimi scrittori “marchiati”( Silone e Calvino sono solo due fra le centinaia di nomi che vengono alla mente) e validissimi cantantautori e musicisti “pasionari”( da Guccini a Gazzelloni, tanto per citarne uno del pentagramma moderno ed uno di quello classico), per non parlare di registi e attori, hanno, nel nostro Paese contribuito a determinare una Cultura a senso unico che, e non è difficile da comprendersi, non ha potuto mantenere, negli ultimi decenni, quei livelli eccelsi degni della millenaria tradizione artistica italiana proprio per l’anestetizzazione, derivante dall’annullamento, “politico”, della competitività concorrenziale anche di forma ideologica.
“Sono cose della vita”, si potrebbe dire, ma è nei flussi artistici( non tanto quantitativi, ma qualitativi: si pensi a Kandinsky ed a Malevich che, da soli, hanno cent’anni fa, determinato presupposti di gusti estetico-figurativi validi ancora oggi) in entrata ed in uscita dai confini di una Nazione che si può misurare il valore di un ambiente artistico nazionale. Parlando di Musica, nell’Ottocento erano i Verdi, i Rossini, i Puccini ed i Donizzetti a “tracimare” all’estero, mentre il Dopoguerra italiano delle sette note è stato caratterizzato da saldo import/export di suoni provenienti dal mondo anglosassone talmente negativo da, se non altro, averci obbligati a comprendere l’Inglese piuttosto bene. Se si pensa, per passare alle Arti figurative, che l’Italia ne è depositaria di almeno il 60% mondiale e che il mercato artistico della Penisola rappresenta solo il 2,8% del totale del Pianeta( e che, per fare un esempio ad abundantiam, gli artisti di Arte Moderna e Contemporanea italiani ritenuti degni di essere trattati a livello globale non sono più di cinque o sei), va da sé che la cosa appaia indignitosa, così come per quanto attiene al Cinema( a diffusione internazionale di Fellini, De Sica e Rossellini fino a mezzo secolo) ridimensionatosi ad una( per carità, a volte pur ottima, ma non è questo il punto) introspezione strutturale ed artistica che fatica enormemente a trovare consenso al di fuori delle Alpi.
Tale interconnessione fra artisti e committenti politici( peraltro, nel Cinque-Seicento faceva lo stesso la Chiesa cattolica ed i Regnanti, dal canto loro, non hanno mai abdicato a tale uso fini a tempi recenti: si pensi alle “uova” di Pasqua di Fabergè commissionate ancora da Nicola II), causa gli impegni in essere e futuri sempre più gravosi in carico alle amministrazioni pubbliche( non solo riferendoci all’Italia), non potrà, giocoforza, essere mantenuta per il futuro. Mostre, Premi, Enti, Expo e quant’altro “assistiti”( a Torino episodi di malaffare come il Premio Grinzane o discutibili come Palazzo Bricherasio rappresentano una recentissima espressione negativa) coi soldi dei contribuenti dovranno rappresentare l’eccezione, non la regola come ora del futuro, andandosi, invece, da parte dell’Amministrazione pubblica centrale o locale a favorire quei fenomeni in cui si coniughino qualità artistica ed efficienza economica. Cosa del tutto non impossibile, non solo analizzando i grandi operatori artistici internazionali, come Pinault, Arnault, Bayeler, Guggenheim, Saatchi, ma anche solo ricalcando le esperienze eccezionalmente positive in termini artistici, economici e di ricaduta sul territorio di città come Basilea, Kassel, la stessa Brescia o, addirittura, Vercelli, dove una saggia gestione dei rapporti fra aspetti artistici, controparti culturali e finanziarie ed esigenze di efficienza economica, hanno sortito effetti di bilancio, culturali e turistici altamente lusinghieri.
Lo Staff di A.R.E.A.Civica di Responsabilità

REMA MEGLIO DEGLI ABBAGNALE…

…Theodoros Pangalos, il Vice Premier Greco, nell’enfasi di difendere le malefatte finanziarie del sistema ellenico( le quali, per inciso, costeranno almeno 25 miliardi di Euro a tutti i contribuenti degli altri partners europei per salvare la Grecia). "Hanno portato via l’oro greco che era alla Banca di Grecia, hanno portato via il denaro greco e non l’hanno mai restituito. Questo è un problema che deve essere affrontato in futuro", accusa la Germania…del Terzo Reich( sono passati quasi settant’anni…)! E ce n’è anche per l’Italia( ma questo è un classico: abbiamo sempre molti che ci criticano – ma è spesso per pura invidia- in giro per il mondo…e una netta minoranza, ben supportata però da poteri forti come l’informazione, anche all’interno…d’altra parte, sono primariamente reminiscenze di lotta di classe, ed anche qui è spiegabile…), che il neo-Leonida accusa di aver taroccato i conti quando, tempi immemori fa, entrò nel sistema dell’Euro. Dignitosa indifferenza, dovremmo mostrare…lasciandoli fallire, come dicevo già qualche tempo fa, miseramente, sì che la tragedia greca si compia nella propria totalità… .

Paolo Turati  

DA PARTE DELLO “SCEMO”:RISPOSTA DI UN BIMBO DOWN

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Come mamma di un bimbo Down mi sento coinvolta direttamente nella vicenda che Facebook ha portato alla ribalta dell’opinione pubblica:tutti ormai sappiamo che un gruppo di circa 2000 iscritti ha proposto una “soluzione finale” nei confronti dei bimbi Down: “consiste nell’usare questi esseri come bersagli,mobili o fissi, nei poligoni di tiro al bersaglio,per non farli soffrire oltre,questa è l’unica fine che meritano questi parassiti”. Così hanno dato una risposta alla domanda “Che cosa fare per risolvere il problema?Come liberarci di queste creature in maniera civile?”. Questa è la formula scritta sul web dai promotori del suddetto sito.
E’ scontata da parte mia una risposta di indignazione e di riprovazione, ma non è solo questo pensiero che desidero trasmettere. Conoscendo mio figlio e la sua natura provo a scrivere in sua vece. Un bimbo Down non conosce il male e dunque non prova sentimenti di odio ,di prevaricazione e di superiorità. La natura gli ha tolto una parte delle capacità attinenti ai “normodotati”,ma gli ha donato qualcosa che spesso in questi ultimi è carente:l’assoluta bontà d’animo e la fiducia nei confronti del prossimo. E’ in quest’ ottica che mio figlio Pietro potrebbe vedere questa vicenda: 2000 individui circa si sono espressi con quei termini,e tutto ciò è innegabile,ma cosa ha prodotto sul web,sui giornali,alla TV e nella società civile tutto questo clamore? La risposta non si è fatta attendere ed è stata ampia e uniforme,ha rilanciato la problematica della disabilità chiedendo di dare delle risposte concrete. Per fare un esempio ,Letizia Pini, dell’associazione genitori e persone con Sindrome di Down,stamane a “Mattino 5”, proponeva a tale proposito di dedicare qualche ora di volontariato presso le associazioni che vivono proprio di questo e hanno sempre più bisogno di persone disponibili. Come reazione sul web sono nati diversi gruppi come: “Segnaliamo il gruppo / Aboliamo il gruppo: giochiamo al tiro al bersaglio con i bimbi Down” che contano migliaia di iscritti.
Ho letto molti commenti sulla rete di persone comuni come me,piuttosto toccanti e sinceramente partecipi, non solo perché direttamente coinvolte come me.
Solidarietà e partecipazione sono sbocciate da un fatto estremamente negativo… Seminiamo allora sulla nostra bella terra questi sentimenti con la naturalezza sorridente che un bimbo Down ci insegna quotidianamente.
 
Luisa Boella Turati

RISCHIO SISTEMICO

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La questione dei prodotti finanziari cosiddetti derivati rappresenta non “uno” ma “il” problema finanziario, a livello planetario. Si tratta di una “massa” in continua crescita dimensionale( nonostante la Crisi globale in cui il sistema mondiale è appena incappato ed i buoni propositi, subito disattesi, di “cambiare strada”), attualmente commensurabile( sulla base degli ultimi dati ufficiali) in cinquecentonovantamilamiliardi di Dollari: provare a scriverlo in cifre è improbo ma utile per valutare l’immensità di qualcosa che rappresenta numerariamente circa 15 volte la sommatoria dei Pil di tutte le Nazioni del mondo. Le origini risiedono in aspetti legati, sì, a scelte di deregulation avventata( fra cui l’abolizione negli Usa, nel 1999, del disposto normativo noto come “Glass-Steagall Act” introdotto nel 1933, nel bel mezzo della Grande Depressione, per combattere i conflitti d’interesse finanziari), ma, più sostanzialmente, nell’esigenza( o pretesa?) di supportare un circuito economico sempre più disequilibrato in cui, da una parte, il commercio mondiale sta crescendo da decenni a tassi ben superiori a quelli della produzione e dove la competitività occidentale rispetto a quella estremorientale ha prodotto squilibri commerciali imponenti. Questa constatazione aveva suggerito ai responsabili economici( segnatamente americani, e ancor più segnatamente l’allora dominus della Fed Alan Greenspan), erroneamente, e la Crisi globale lo ha immancabilmente dimostrato, quale strada da percorrere a supporto delle Economie occidentali quella dello stimolare la crescita dei consumi interni espandendo il credito( cioè, l’indebitamento) per poter continuare a produrre sempre di più grazie a consumi sempre maggiori. Abbassando i tassi d’interesse, peraltro, la politica monetaria degli Usa era inoltre finalizzata ad un indebolimento del Dollaro, con ciò andandosi a facilitare le esportazioni( e, per converso, rendere più ostica l’importazione di prodotti, cinesi ma non solo, spesso supportati da una strategia produttiva-inquinamento e violazione dei diritti sindacali, fra le varie- concorrenzialmente sleale) stars&stripes. Nelle problematiche dei prodotti finanziari derivati, la cui soluzione è talmente complessa da ritenerla quasi inaffrontabile e che rischia di presentare conti talmente pesanti da volerci poi intere generazioni per pagarli, sono coinvolti moltissimi soggetti. Stati sovrani, Enti bancari e Finanziari, imprese, Sovereigns Wealth Funds, Edge funds, privati ed Enti pubblici locali. Non c’è molto tempo per correre ai ripari: il quasi-default di Stati Sovrani come la Grecia sono lì a dimostrare che basta poco perchè il rischio sistemico globale che è dietro l’angolo si concretizzi.
Lo Staff di A.R.E.A.Civica di Responsabilità.

TRANSAZIONE STRAGIUDIZIALE COLLETTIVA

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Ricevo dall’amico Egidio Rolich, Presidente di A.R.T., e volentieri pubblico, il seguente comunicato stampa.

Paolo Turati

COMUNICATO STAMPA

Class Action? No grazie, meglio la T.S.C.

Torino, 19 febbraio 2010: A.R.T., Associazione Risparmiatori Tangobond, risponde con la T.S.C. Transazione Stragiudiziale Collettiva alla class action che doveva risolvere le questioni ancora aperte dei risparmiatori vittime del defaul Argentina.
"La T.S.C. è l’ultima possibilità concreta e gratuita – sostiene E. Rolich presidente di A.R.T.- per mettere in mora la banca bloccando la decorrenza dei termini, scaduti i quali (23.12.2011) non si potranno più recuperare i propri risparmi".
Tutti possono aderire alla T.S.C., anche i bondholders che in passato hanno venduto i titoli o che, indotti da lusinghe, hanno sottoscritto TFA, OPS, ICSID, iniziative che ad oggi non hanno ancora portato alcun risultato. Sarà rimandata al mittente anche la prossima OPS offerta dall’Argentina a condizioni miserande.
Il modulo per la T.S.C. può essere scaricato dal sito internet www.tangobond.it oppure richiesto ad A.R.T., C.so Re Umberto 88, 10128 Torino.

A.R.T. Associazione Risparmiatori Tangobond
C.so Re Umberto 88, 10128 Torino
Tel: 011.5681299
www.tangobond.it
tangobond@tangobond.it