Archivi del mese: gennaio 2010

NEVE, MA FREDDO NON POLARE SU BOLOGNAARTEFIERA 2010

04062009054 Il sottoscritto con "My lonesome cowboy" di Takashi Murakami, della collezione di François Pinault( acquistato in asta dal magnate francese due anni fa per circa 15 milioni di Dollari) in un ‘immagine di repertorio a Punta della Dogana, Venezia, durante l’accompagnamento di personaggi del mondo dell’Economia, della Finanza e delle Libere Professioni interessati ad approfondire le tematiche d’investimento in questo settore

Vuoi che, nel  mio "girare" in largo ed in lungo la Penisola per la promotion del mio nuovo libro "ARTE IN VENDITA"(Ed.ANANKE 2010), mi perdessi, fra i mille km che mi sono ‘sciroppato’  fra il sabato e la domenica di fine Gennaio, il partecipare all’opportunità allettante offertami da Bologna Arte Fiera 2010, da sempre  il più importante expo di arte Moderna e Contamporanea italiano? No, e, infatti, c’ero, a parlare del mio libro, assieme a trenta centometri di neve fresca di ottima qualità( da sogno: "powder", come direbbero i miei amici sciatori americani di Aspen o Squaw Valley, se si dovesse sciarci sopra, un po’ meno a dover immettersi nel traffico di una città come Bologna, ormai da un po’ di anni divenuta stranamente il centro delle precipitazioni nevose italiane). Neve a parte, solito bello spettacolo, grandi gallerie e grandi( molto spesso esagerati) prezzi proposti. "Beccàti" i soliti espositori che, appena acquistata un’opera in asta magari tre settimane prima cercano di trarne il 200% di profitto e constatati fra gli attenti visitatori i consueti personaggi di spicco dell’Economia e della Finanza( uno fra tutti, il Presidente della Telecom Franco Bernabè, che ho visto presente già fin da subito  fra gli stands appena aperti i cancelli alle 11 di Domenica), resta da dire qualcosa sul "sentiment" avvertibile nell’ambiente. Tutto sommato, la situazione pare più rilassata, rispetto all’anno passato, anche se i galleristi( così come i banchieri) sembrano non voler capire la lezione: non è stata "la fine del mondo", ma la "fine di un certo mondo", questa crisi forse in corso di soluzione. I guadagni stratosferici( siano stock options dei managers delle Sociatà quotate in borsa, siano quelli ricavati dalle compravendite artistiche) hanno da essere ridimensionati: è inevitabile, non essendo sostenibili situazioni nelle quali( tanto per pare un esempio comune nel mondo delle Banche) un Presidente/Amministratore delegato guadagni 500, ma anche 700, volte più del suo dipendente che guadagna di meno. Non occorre risalire alla guerra dei Cent’anni per dimostrare come un pur valentissimo spadaccino non possa prevalere( e quindi costare di più in termini di quantità di denaro necessaria a pagarlo) su di un Reggimento. Se non si rofletterà su "fondamentali" come questo che ho appena provocatoriamente proposto, e pure in un breve lasso di tempo, vorrà dire che ci penserà un’altra crisi, ben più grave della presente, ad insegnarcelo. Un’ultima, assai sommaria, nota per gli addetti ai lavori in merito agli artisti esposti più significativamente a Bologna. Fra i vari, gran "ritorno" di Hans Hartung e di Enrico Castellani( mai uscito, in realtà, dai "gusti" primari più raffinati); conferme per Alberto Burri, Christo e, fra i fotografi, David Lachapelle; poca o nulla la presenza  di Roberto Crippa, Agostino Bonalumi e del "Poverismo" in generale. 

Paolo Turati.

ZITTO ZITTO, IL DOLLARO…EH?

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Passo dopo passo, ed ecco che il "biglietto verde", dall’ Area 1,5 contro Euro si porta( per ora nella zona alta) nell’area 1,3( cliccare sul link più sotto). Il fatto che debbe essere la locomotiva Usa a tirare la ripresa futura è fuor di dubbio e che proprio il Pil americano abbia realizzato, nell’ultima rilevazione trimestrale, un aumento del 5,7% sta iniziando a far pensare ad un movimento in corso di consolidamento del Dollaro. Anche i dati di bilancio delle imprese più reattive alla ripresa, quali Microsoft, mostrano risultati lusinghieri( tanto che Bill Gates ha appena annunciato al Forum di Davos, che donerà 10 miliardi di dollari in 10 anni per un programma di vaccinazione infantile nel Paesi in via di sviluppo di amplissimo spettro). Non saprei dirvi se comprare Dollari o Titoli statali, Azioni od Obbligazioni primarie in tale valuta( le quali ultime, giocoforza, ove a tasso variabile, certamente renderanno comunque in futuro ben di più che la miseria odierna, sicchè, state in ogni caso alla larga dal tasso fisso, mentre, quanto alle Azioni, una qualche riflessione, anche adesso che la Borsa Usa è già risalita un bel po’, potrebbe essere il caso di farla): certamente, però, vi consiglio, se siete "short" sul Dollaro( e, magari, anche sulla vecchia Sterlina), di valutare il caso "ricoprirvi"( che inizia a "fare caldo", al di là del fatto che…siamo in Inverno).

http://www.agi.it/rubriche/ultime-notizie-page/201001291702-eco-rom0092-euro_scende_sotto_quota_1_39_dollari

Paolo Turati   

L'ESTINZIONE DELLA SPECIE

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Chissà cosa direbbe Darwin, se fosse ancora vivo, di fronte alla morìa dei Fondi Comuni d’Investimento che si sta manifestando ormai da tempo,e non solo in Italia. In verità, come più volte ho denunciato anche pubblicamente, lo strano era la loro pervicace sopravvivenza, surrettiziamente sostenuta per anni da un marketing strutturale organizzato essenzialmente a vantaggio degli emittenti e dei collocatori di servizi e prodotti finanziari. Se è ben vero che un incomprensibile stato di sudditanza psicologica permane ( per fortuna, sempre più tenue)mediamente a carico dei risparmiatori nei confronti delle banche e degli intermediari finanziari, è anche vero che, a forza, di perdere molti più soldi del dovuto quando i mercati scendono e a guadagnarne molti di meno quando quelli salgono, un estremo rigurgito di autoconservazione non poteva, prima o poi, che venire( darwinianamente) fuori. Scarsa efficienza, insufficiente "prestazionalità" dei gestori, costi espliciti ed impliciti elevati e spesso ingiustificati se confrontati col servizio offerto sono le cause generiche della grande fuga dai Fondi Comuni d’Investimento. Ma ci sono anche alcuni aspetti tecnici e fiscali di un certo interesse, come riporta un interessante articolo de La Stampa di ieri sul tema( clicare sul link qui sotto).

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/economia/grubrica.asp?ID_blog=67&ID_articolo=738&ID_sezione=244&sezione=News

Paolo Turati 

LA GRAVE CRISI DI LUNGO PERIODO DEL SETTORE AGRICOLO EUROPEO, NAZIONALE E,SEGNATAMENTE, PIEMONTESE

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C’è stato poco da fare: dopo la breve fiammata di ottimismo per un rialzo duraturo dei prezzi agricoli alla produzione del 2008, ci si è reintrodotti nel trend di criticità economica di lungo periodo del settore ormai perdurante da decenni. Dati allarmanti a iosa, nell’appena trascorso 2009, e pochissime luci all’orizzonte, come quella, assai rarefatta, di un export agricolo calato di “solo” il 7% a fronte della frana di quello nazionale complessivo del 23%, a seguito della grave crisi economico-finanziaria globale dalla quale il sistema economico si sta ora lentamente risollevando(+ 0,7% stagionalizzato il Pil italiano nel terzo trimestre 2009, con previsioni di oltre il +1% nel 2010), mentre l’agricoltura( purtroppo  logicamente, essendo “anticiclica”) purtroppo ancora no. Il valore aggiunto agricolo italiano è sceso nell’ultimo lustro di oltre 2 miliardi di Euro( -6,4%), con i prezzi alla produzione saliti in nove anni solamente del 7% ( nel 2009, un “bel” -5% di tutti i comparti agricoli, con oltre il 6% di calo nello specifico delle coltivazioni), a fronte di un aumento dei costi della medesima produzione del 26%. Disastrosa la zootecnia, dove nell’equivalente lasso temporale 2000/2009 i prezzi alla produzione si sono incrementati in tutto del 2%.
Il reddito agricolo della Penisola del 2009 si è ridotto di un quarto rispetto all’anno precedente( il peggiore in Europa, che mediamente scende “solamente” del 12%, dopo la sola Ungheria, “sotto” del 36% a causa della crisi finanziaria che ha colpito il Paese dell’Est Europeo e la sua valuta in modo più pesante che altrove). Catastrofico, poi, il calo del nostro reddito per addetto agricolo fra il 2005 ed il 2009: -30%, contro una media europea contrattasi in modo molto più limitato( -1,7%).
Cosa fare per riuscire a venire fuori da un circolo vizioso così letale, ritornando a veder ricrescere produzione e reddito agricoli assieme alle imprese ed alle loro opportunità commerciali in presenza di un calo o, quantomeno, di un contenimento dell’aumento dei costi? Il “made in Italy” pare il ‘must’ principale, e tuttavia le contraddizioni nel suo sviluppo persistono e si ampliano addirittura. Si pensi, limitatamente, per esempio, al Piemonte: alla zootecnia ed ai costi ed agli investimenti per raggiungere una filiera garantita e di qualità quando, nella grande distribuzione, stanno ormai arrivando a farla da padrone le carni estere grazie ad una politica di prezzi incontenibile; o al settore cerealicolo ed al grano di qualità e forza, adatto alla panificazione ed alla produzione di dolci, ricercatissimo dall’industria molitoria, che ha costi elevati di produzione e minor quantità di prodotto per ettaro ma sovvenzioni equivalenti a quelle della produzione cerealicola di più infima qualità che non rendono competitiva la sua coltivazione; oppure ancora al comparto saccarifero, disfatto in quatto e quattr’otto in Piemonte con la chiusura dello zuccherificio di Casei Gerola nel tentativo( peraltro abortito in un breve volgere di tempo) di sviluppare altri distretti, quando le nostre barbabietole erano le più apprezzate quanto a qualità zuccherina da colossi alimentari come Coca Cola e Ferrero. Un altro “input” che possa valere quantomeno a stabilizzare la volatilità dei prezzi e dei redditi agricoli( quanto alla cui ecatombe comunque generalizzata a livello europeo, basti pensare che in Francia, con 14.500 Euro medi annui del 2009, cioè la metà del 2007, si è ritornati a livello reddituale per gli agricoltori pari a quello del 1990) può essere quello di “seguire”più attentamente il mercato. Per esempio, se, sempre in Francia, in campo vinicolo il prodotti DOC hanno perso nell’ultimo anno il 7% e quelli “da tavola”(“ simil-Tavernello”) hanno guadagnato il 39%, vorrà ben dire qualcosa sulle abitudini alimentari delle nuove generazioni di consumatori. Che altro? Certo, intervenire nella deburocratizzazione delle pratiche relative ai sussidi può essere importante, ma è la logica di un settore che si è sviluppato “assistenzialmente” per decenni che va rivista( si pensi che, se negli Anni ’70 il Bilancio dell’Europa era per il 70% impegnato a favore dell’agricoltura, ancora oggi, compresi i piani di sviluppo rurale, siamo poco sotto il 50%), anche in termini di nuovi “protagonisti” da richiamare che intendano investire in agricoltura: troppi lacci e lacciuoli esistono a protezione di operatori tradizionali( coltivatori diretti, imprenditori agricoli a titolo principale) perché “fondi freschi” vengano dirottati senza remore da nuovi investitori “forti” in agricoltura. Che poi la Politica Agricola Comunitari continui a dimostrarsi schizofrenica da decenni non aiuta certo. Dapprima si era deciso di aumentare la produzione; poi era passato il concetto di determinare delle quote( e si è visto, specie nel latte, ma non solo, cos’è successo: ma qui è anche stata colpa della debolezza italiana nelle trattative a suo tempo elaborate, barattando l’interessa nazionale con un una sorta di imprimatur internazionale a Governi -sic!- “nostrani” davvero poco …raccomandabili, essendo stati capaci, fra l’altro e solo per dirne una, di raddoppiare in un decennio il Debito Pubblico) garantite di produzione per assicurare prezzi agricoli minimi; quindi dal 2005, ci si era spostati su un “market oriented mode”, disaccoppiando terreni e produzione col rilascio dei cosiddetti “titoli”. Dal 2013, tutto ciò muterà ancora, e ci si indirizzerà presumibilmente nel favorire la tutela dei beni comuni, come ambiente, acqua e peculiarità territoriali. Funzionerà? Difficile dirlo, in un contesto in cui ogni problema è visto con una miopia davvero impressionante. Quello degli Ogm, per esempio, si rispecchia tale e quale a quello per cui l’Italia ha a suo tempo “perso il treno” dell’energia nucleare o, prima ancora, ha distrutto l’industria degli elettrodomestici per il ritardo biblico accumulato( per motivi sociopolitici) nella televisione a colori. E’ ovvio anche ai più sprovveduti che ormai tutto è ormai “ogiemmeizzato” da tempo ed il non volerlo capire significa solo perdere opportunità di business, anzi, peggio: di sopravvivenza per il settore agricolo. Il progresso non si ferma. Inutile e dannoso fare i No-Tav anche in agricoltura. Leggi Europee( e regolamenti, invero, mai debitamente susseguiti) hanno prodotto, relativamente agli Ogm, l’emanazione di linee guida nazionali da sviluppare con le Regioni. Si determinino le risoluzioni e si parta, che è già tardi.
 
Lo Staff di A.R.E.A. Civica di Responsabilità

ARTE IN VENDITA-GIOVEDI' 28/1 H 18 DA FELTRINELLI A TORINO, CON PAOLO TURATI, UGO NESPOLO,VINCENZO JACOMUZZI E LUCA BARSI

FUORI DAL COMUNE-A GRUGLIASCO

"Fuori dal Comune" è la storia della Tangentopoli che nei primi anni ’90 ha sconvolto Torino e Grugliasco attraverso l’affaire "Le Gru". E’ la strana e irresistibile ascesa di Mariano Turigliatto, politico insolito e insolente che diventa sindaco della città e personaggio di grande autorevolezza, politica e non.
Nel libro compaiono Silvio Berlusconi (per una volta sconfitto in tribunale) e Umberto Bossi, Resistenza e Prima Repubblica, università e social network. Gli ultimi quindici anni di storia d’Italia vengono filtrati attraverso una vicenda esemplare, paradigma double face della possibilità di costruire un’altra politica e dell’impossibilità di saperla tenere in vita.

…ed è parte della storia della vita del mio caro amico, Mariano Turigliatto: leggetelo, lo troverete un gran bel libro, e venite, così come farò io, alla presentazione di cui all’invito sopra pubblicato.

Paolo Turati 

 

PAOLO TURATI IN DIR.SKY TV(CH932-CARPE DIEM)DA PADOVA SABATO 30 H 20 E DOMENICA 31 H11 A BOLOGNA ARTE FIERA

…parlerà, moderato dalla conduttrice ed autrice della trasmissione, Cecilia Martinelli, e col Direttore del ModernArtMuseum Cà Ghironda di Bologna, Vittorio Spampinato, di "Collezionismo consapevole", mentre il giorno seguente, 31 Gennaio, presenzierà a Bologna Arte Fiera( cliccare sul link più sotto), dove dialogherà con operatori del settore e collezionisti sul medesimo tema.

http://www.artefiera.bolognafiere.it/

Lo Staff di A.R.E.A. Civica di Responsabilità