Archivi del mese: maggio 2009

LA CALUNNIA E' UN VENTICELLO

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Non ci siamo resi subito conto del pericolo che correvamo. Seduti ad un tavolino di un caffè. Soli, lui ed io. Soli e…attorno allo… stesso tavolino, benchè i tavolini del Caffè del pieno centro di Torino attorno a noi fossero quasi tutti occupati. Neppure del rischio rappresentato dall’ora, le sei di pomeriggio: l’ora del “rilassamento”…l’happy hour!
Se n’è accorto ad un certo punto lui, osservando un cliente del Caffè vicino al nostro scattare una fotografia col telefonino in nostra direzione.
“Beccàti!”mi fa osservare, fra il serio ed il faceto, lui. Non capisco bene e la mia espressione si fa più ottusa del solito.
“Eh, pensa” mi fa notare. “ Se fossimo due personaggi pubblici e qualcuno volesse far balenare la verosimiglianza del fatto che tu ed io fossimo…amanti, basterebbe mettere la foto in un contesto mediatico un po’ articolato e, voilà!”.
Rifletto un attimo sulla “materia”: in effetti, benchè lui ed io si sia semplici amici da vent’anni, le nostre famiglie si frequentino regolarmente ed i nostri figli siano amici fra loro, la cosa potrebbe essere verosimile e, anzi, tutto quanto appena detto sui nostri antichi rapporti potrebbe rappresentare un’aggravante. Specie se sapientemente mistificata dai poteri più o meno forti dei canali d’informazione( ma ha ancora senso chiamare così questo sistema delatorio ed ostracistico mutuato nell’Italia di oggi dalla Russia stalinista, dalla Cina maoista, dalla Cambogia polpotiana o dall’Iran Khomeinista?).
“Franceschini ci si butterebbe a pesce!” mi viene da osservare.
“Chi è Franceschini?”, fa, incuriosito, lui: nella Provincia rurale in cui ha lo studio di Geometra, la novella che Franceschini sia l’attuale, non simpaticissimo né rilevantissimo, leader, pro poco tempore, del Partito Democratico non è, evidentemente, arrivata.
“Lascia perdere…dicevo così…per dire…uno che fa politica, preso a caso fra milioni…”.
“Mica sarà come Di Pietro?” chiede lui. “Il rischio, con quello lì sarebbe di sentire un ‘tintinnar di manette’, solo per essersi fermati a prendere un caffè…”.
“Ma no:” dico io “ che c’azzecca?”
O, forse, sì?

FLOWER POWER

24052009027 - Copia(Villa Giulia, Verbania)
Grandioso effetto, quello ottenuto dall’amico Andrea Busto nell’allestimento della mostra da lui assai finemente e competentemente curata a Villa Giulia di Verbania intitolata “Flower Power”. Non poteva esserci, in effetti, scelta di location migliore per un evento artistico a celebrazione della valenza del fiore nelle sua varie sfaccettature sistemiche, insite nella Civiltà. Il vernissage, cui ho avuto il piacere di partecipare Domenica 24 maggio è stato baciato da una giornata splendida, che ha consentito alle cromie dei dipinti, delle sculture e delle postazioni di numerosissimi artisti internazionali, sia all’interno della villa che nello splendido giardino, limitrofo a quello, noto in tutto il mondo, di Villa Taranto, di emergere in forma ora abbacinante, ora soffusa, ora seducente. Le opere più significative? Moltissime, a parere dello scrivente, una conturbante, per non dire altro, gigantesca orchidea( con limitrofa fragola), formidabile Marc Quinn ma bellissimi anche i classici "flowers" di Warhol. Folto e qualificato il pubblico, curato il buffet, sembra proprio che l’inaugurazione di “Flower Power" sia stato un viatico lusinghiero per il prosieguo, in questo scorcio di fine Primavera-inizio Estate, della mostra medesima, nonchè per gli eventi futuri, di gran qualità, già programmati per Villa Giulia.
Per maggiori informazioni:
Paolo Turati.

A PINEROLO, PITTURA E DANZA

 
Associazione “COLORANDO…”
 
 
Invita alla
Mostra di pittura
Inaugurazione della mostra sabato13 giugno 2009 h 17,00
Sede MEDIOLANUM 
di Pinerolo–via Molino delle Lime 4/F

L’Associazione “COLORANDO…”
Invita inoltre
Allo spettacolo di danza orientale
della Compagnia “Abbad el Shams”
 sabato 13 giugno 2009 h 17,00
che si svolgerà con l’inaugurazione della mostra di pittura, sempre presso la
Sede MEDIOLANUM di Pinerolo–via Molino delle Lime 4/F

 
 
 

Per informazioni:    Anita Fico    tel 347 1036040

LA FORZA DI CAMBIARE

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Sabato 23 e domenica 24 Maggio scorsi, si è tenuto all’auditorium del Lingotto di Torino il Congresso distrettuale rotariano di chiusura annuale( vedi immagine), cui ho avuto il grande piacere( io sono un Lions) di essere stato invitato come ospite dall’amico Ermanno Bassi, Governatore uscente. Il tema portante dell’evento, coraggioso e caratterizzante come tutto il periodo di durata in carica del Governatore Bassi, verteva sulle ragioni che impongono, oggigiorno, una necessità di cambiamento nelle strutture associazionistiche di volontariato. Che si tratti di Lions, Rotary o di altri enti, le impostazioni meritorie create dai vari fondatori come Melvin Jones o Paul Harris, richiedono un minimo di “tagliando”, sebbene il corpus strutturale da costoro concepito mantenga inalterato la propria enorme valenza. Si pensi che, grazie all’attività rotariana, per esempio, supportata anche da generose contribuzioni( Melinda e Bill Gates hanno donato solo per questo fine oltre 300 milioni di Dollari), la Poliomielite è stata debellata in aree immense in cui era endemica( si parla di intere nazioni, come le Filipine). Il problema attuale risiede in un calo costante degli associati ed in un aumento della loro età media. E’ ovvio che un qualche provedimento vada preso, per suscitare nei più giovani la voglia di partecipare a progetti e non solo a riunioni conviviali e per permettere istituzionalmente all’altrà metà del mondo di entrarvi a far parte. Le donne, è stato infatti rilevato ai massimi livelli internazionali anche durante il congresso del Lingotto, non possono solo essere ammesse sporadicamente e graziosamente da parte dei clubs, ma devono entrare a far parte in pianta stabile dell’organizzazione. E’ un’evoluzione inevitabile e certamente foriera di grandi prospettive che non potrà venir certo arginata da statuti obsoleti ed ormai fuori dal tempo. In merito, invero, qualcosa si sta muovendo e tale dinamica si sta facendo sempre più consistente. Un esempio? Il governatorato lionistico del Distretto nordoccidentale italiano è stato quest’anno appannaggio della mia cara amica Elisa Demaria, riscontrando un grande successo. Donna di rare qualità, Elisa ha saputo infondere nell’attività lionistica una ricchezza di contenuti tale che non si vedeva a anni. Un buon viatico, certamente con prospettive sempre più alte nell’interesse del bene sociale.
Paolo Turati.   

TFR, UN CAPOLAVORO DA PRESERVARE

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Riprendo il sottoriportato articolo, un po’ datato ma sempre attuale( e, quindi, interessante proprio anche per questo), uscito su "Libero", dal sito web dell’amico Beppe Scienza, docente universitario di Matematica e primario esperto del Risparmio gestito in Italia, oltre che saggista di fama e consulente di associazioni di consumatori ed enti vari. L’argomento è il Trattamento di Fine Rapporto, una delle "tre gambe" che, negli auspici della riforma Dini, dovrebbe( più dubitativamente: forse) contribuire sostenere il sistema pensionistico italiano, oltre che il futuro, sempre più incerto, dei pensionati. Le conclusioni, ampimente condivisibili, del Professor Scienza sono univoche: tenetevi il vostro TFR, un vero capolavoro da preservare( come dal titolo di un altro editoriale apparso poco tempo prima su Prisma, sempre con giudizi allineati in merito da parte del medesimo docente torinese, vedi sotto indirizzo web) e state alla larga dai Fondi Pensione( nella quasi totalità dei casi dimostratisi incapaci di gestire efficientemente, vieppiù durante le crisi finanziarie). In effetti, come dargli torto: dove esiste una forma di investimento garantita dalla Stato che copra il 75% dell’inflazione e, in più, remuneri il capitale all’1,5%all’anno?

http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/documenti/Prisma-2007-n90.pdf

Paolo Turati.

 

«Rendimento fa rima con TFR.
Una difesa da ingiusti attacchi»
di Beppe Scienza
 
Libero Mercato, 27-12-2007 p. 1 e p. 8
 
Se fosse una persona, potrebbe sporgere querela per diffamazione, in questo come in tanti altri casi. Gli ultimi a sparlare di lui – ci riferiamo al Trattamento di fine rapporto (Tfr) – sono stati venerdì scorso Fabio Pammolli e Nicola Salerno proprio sulle colonne di Libero Mercato. Ma il Tfr non è una persona, né giuridica né tanto meno in carne e ossa. È solo una componente della paga di milioni di lavoratori dipendenti, per cui non può alzare la sua voce, che non ha, a difesa della propria onorabilità. Proverò quindi io, con le mie forze limitate, a ribattere alle ingiuste accuse che gli vengono mosse; e a ricordarne i rilevanti vantaggi, regolarmente taciuti da giornali, radio e televisioni.
In effetti il loro intervento parte con considerazioni del tutto condivisibili sulla mancanza di progressività nella tassazione della previdenza integrativa quale fissata dalla riforma del Tfr. Quelli che seguono sono invece ingiusti attacchi al Tfr (vedi anche su http://www.cermlab.it).
Essi confermano che i collaboratori de LaVoce.info non mollano la presa sul Tfr, la cui sopravvivenza è per loro una spina nel fianco. È però anche vero che hanno tutte le sfortune. Prima i lavoratori italiani non hanno obbedito disciplinati ai loro ordini perentori di dargli un calcio, affidandolo alla cieca alla previdenza integrativa. Poi ora s’è messo anche il Parlamento, prevedendo con la Finanziaria 2008 sgravi fiscali sul Tfr a partire dal prossimo 1° aprile, per altro secondo criteri ancora da stabilire.
Una tale decisione è ritenuta gravissima. A sentire loro “il messaggio che prevale è quello dell’incertezza, della mancanza di una direzione”. E già qui appare un po’ infantile lamentarsi e mostrarsi stupiti che sopraggiungano modifiche, come quella in questione, che incidono sulla convenienza relativa dell’una o dell’altra soluzione. Questo è ovvio e comunque inevitabile. Per un lavoratore giovane passeranno 40 anni prima della pensione. Come non attendersi più interventi, in un senso ma anche nell’altro, nell’arco di otto lustri ovvero di almeno otto legislature?
Ma li indigna soprattutto la riduzione delle imposte sul Tfr che non obbedirebbe all’imperativo secondo cui “l’adesione al pilastro privato con smobilizzo del Tfr è scelta meritevole che va incentivata”. Però questa è una posizione del tutto opinabile e anzi, a parere di altri, deprecabile. La quintessenza del cosiddetto secondo pilastro sono i fondi pensione negoziali, uno strano ibrido frutto della rinvigorita concertazione fra sindacalisti dei lavoratori e sindacalisti degli imprenditori, ovvero delle associazioni padronali, che assurdamente hanno poteri di amministrazione e controllo su soldi non loro.
In effetti la destinazione del Tfr alla previdenza integrativa è la negazione di ogni principio liberista: automatismi e irrevocabilità della sua destinazione, deleghe a scatola chiusa, assenza di ogni trasparenza sulle compravendite fatte coi propri soldi, contrattazione per la propria rendita vitalizia affidata ad altri ecc.
 
Un’imposta da aumentare. Ma Pammolli e Salerno vanno oltre. A conferma che Libero Mercato dà spazio anche a chi vuole aumentare le tasse, essi chiedono che l’aliquota sulle rivalutazioni del Tfr venga elevata dall’11 al 12,5 per cento. La cosa, oltre che paradossale in sé, testimonia un accanimento ideologico nei suoi confronti, cieco a ogni dato numerico. Anche ragionando su un’inflazione al 5% annuo, doppia di quella attuale, l’imposizione fiscale crescerebbe poi solo di uno 0,08%.
Ma i lavoratori italiani non si sono fatti irretire dalle promesse di vantaggi fiscali ben maggiori strombazzati dai vari propagandisti dei fondi pensione (Cesare Damiano, Luigi Scimia ecc. fino ad Altroconsumo ). Non si lasceranno certo spaventare da una variazione dello 0,08% l’anno. Che comunque è una miseria rispetto al pesante minus di gestione in Italia del risparmio gestito che giustamente spaventa i lavoratori-risparmiatori. Per i fondi comuni d’investimento arriva a essere anche 60 volte maggiore, ovvero nell’ordine di un –5% l’anno, sulla base di dati ormai ultradecennali.
 
Tfr al maschile. Ma non è finita. Essi sostengono anche “la vetustà del Tfr” quale “istituto incentrato sulla figura del maschio pater familias che assolve alla pluralità dei bisogni del suo nucleo familiare”. Al che bisogna che qualcuno gli spieghi che esistono anche molte lavoratrici single e senza figli, che coscientemente e prudentemente hanno scelto di tenere il Tfr in azienda per non farselo rosicchiare dai costi della previdenza integrativa, non esporlo ai rischi dei mercati finanziari e alla quasi certezza (visti i precedenti) di una cattiva gestione.
 
Inefficienza del Tfr? Ma di Pammolli e Salerno troviamo altri attacchi al Tfr su LaVoce.info in particolare in uno scritto del 25-1-2007 intitolato “Pil, fondi pensione e Tfr”. Ivi essi sostengono senza mezzi termini “l’inefficienza del Tfr”. Sulla base però di quali dati e/o argomenti? Soprattutto sul confronto simulato fra Tfr e fondi pensione contenuto nella “Relazione per l’anno 2004” della Covip (pag. 88 ss.). In particolare essi affermano di ritenere “più verosimile lo scenario prospettato per il periodo 1982-2004”, da cui apparirebbe una redditività nettamente maggiore di fondi pensione negoziali rispetto al Tfr, sempre simulati.
Lasciamo perdere che i due rincarano la dose rispetto alla Covip, tenendo buono il 10,2% annuo per i fondi pensione, ma abbassando invece il rendimento del Tfr dal 5,1 al 4,6 per cento, senza fornire nessuna giustificazione; e che calcolano i tassi reali con la formula sbagliata (vedi “La pensione tradita” pp. 188-189).
Il punto è che a qualunque esperto della materia era evidente che quella simulazione della Covip era sballata e indicativa semmai del contrario. Ovvero che in futuro i fondi pensione avrebbero reso di meno (vedi “La pensione tradita” pp. 147-157).
Inoltre sostenere con tali argomenti la tesi dell’inefficienza del Tfr è come prendere un automobilista assicurato senza incidenti per vent’anni e dedurne l’inutilità dei premi pagati per tutto quel tempo. Il meccanismo di rivalutazione del Tfr è strutturato per fornire una valida difesa dai crolli dei mercati finanziari e da rendimenti reali pesantemente negativi. La sua efficienza non si vede, né in concreto né con simulazioni, in periodi di vacche grasse e tanto meno negli anni 1982-2004 con le performance drogate da una crescita dei corsi obbligazionari dovuta a una discesa dei rendimenti di 17,5 punti percentuali, unica nella storia economica italiana degli ultimi secoli; e comunque ora irripetibile.
 
Superiorità del Tfr. La sua efficienza salta agli occhi sviluppando confronti per esempio da fine 1986 a fine 1996, ottenendo mediamente un –22% reale per 100 lire investite in un ipotetico fondo pensione azionario e invece +2% col Tfr. O, meglio ancora, per il ventennio 1963-82 con perdite reali del 77% per un portafoglio metà in azioni e metà in titoli di stato italiani e invece solo del 18% con un ipotetico Tfr agganciato all’inflazione (vedi “La pensione tradita” pp. 114-120).
 
La verità di fondo. Ammettiamolo, il Tfr è una cosa bruttissima. Riguardando solo lavoratori e aziende (oltre l’Inps, i cui interventi di salvataggio sono molti limitati), non dà da mangiare a nessun altro. Non alle banche, che vedono come fumo negli occhi una così grossa realtà di prestito e finanziamento, da cui sono fuori. Non al risparmio gestito, che non ha nulla da mordere. Non ai sindacati, che non ne ricavano niente in termini d’immagine, di potere, di posti ecc.
Ma il peggio è che il Tfr non genera occasioni di guadagno neppure a docenti universitari ed economisti in genere: al contrario della previdenza integrativa non offre infatti numerose opportunità per lucrose consulenze, posti in organi di amministrazione e controllo, comitati di gestione ecc.
Insomma, l’istituto del Tfr è conveniente solo per i lavoratori e per le imprese (o per lo Stato, se l’azienda ha oltre 49 dipendenti). Quindi è un’istituzione da abbattere.
 

PUNTA DELLA DOGANA OPENING, VENEZIA 6-6-09

Un evento epocale, irripetibile anche nei prossimi decenni. Se Amate l’arte moderna e contemporanea ai livelli più eccelsi, non mancate di andare a Venezia( io ci sarò al vernissage del 5 Giugno) per:

Per i dettagli: http://www.palazzograssi.it/

UN UOMO GIUSTO

Un Uomo Giusto da te.

E’ mancato oggi un Uomo Giusto, mio padre Giuseppe, per tutti Beppe. Dotato dalla Natura di talenti fisici e mentali eccezionali( ha giocato nel Campionato di Calcio nel  grande Torino e della sua intelligenza matematica si parla ancora oggi nella Facoltà di Economia e Commercio torinese, dove si è laureato a 22 anni), ha visto la guerra, combattendo eroicamente in prima linea come partigiano in Val di Lanzo, ed il grande boom economico postbellico, concorrendovi fattivamente con la propria attività manageriale nel GFT, dalla sua fondazione all’affermazione a livello internazionale, i  cui grandi marchi sviluppati ex origine con grande lungimiranza -come Armani e Valentino- sono ancor oggi un vanto italiano nel mondo. Esperto ed appassionato di Finanza, mi ha insegnato tutto quello che avevo bisogno di imparare per diventare quello che oggi sono da un punto di vista sia professionale che di impegno nella Società, e che sono stato a livello sportivo, ma, maggiormente, un uomo. Spero, Giusto come lui.

Paolo Turati