Archivi del mese: aprile 2009

DERIVATI…VIL RAZZA DANNATA…

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…non faceva proprio così, la nota aria operistica, tuttavia gli intenti criminosi latenti o conclamati di ambienti come quelli dei torvi cortigiani di un tempo e quelli dei luoghi del potere odierno, in presa diretta e costante con la Finanza, non paiono poi tanto dissimili. Almeno, a giudicara dal Maxisequestro di 460 milioni di Euro operato dalla Magistratura a carico delle banche J.P.Morgan, Ubs e Depfa a seguito di un esposto da parte del Comune meneghino: una fra le poche realtà amministrative( sono centinaia) coinvolte nel grande "buco" dei prodotti finanziari derivati ad aver preso la decisione( ammettendo implicitamente, quantomeno, la propria "culpa in vigilando")di adire alle vie legali. Curioso che enti territoriali come il Comune di Torino e la Regione Piemonte, la cui perdita "in nuce" sui medesimi prodotti finanziari( come relazionato da molteplici mezzi d’informazione, primo fra tutti Rai3 che, con la trasmissione Report) superiori ai cento milioni di Euro( più o meno come il Comune di Milano) non abbiano, ad oggi, mosso un dito per tutelarsi legalmente, parendo, anzi, nei propri atti difendere le scelte che avevano portato alla sottoscrizione dei contratti. E sì che molte pronunce di Tribunali sono ormai favorevoli verso coloro( enti anche pubblici, società e privati: il valore "nozionale" sottostante a tali contratti quasi sempre polidecennali-il che vuol dire che, saranno le generazioni future pagarne il fio-è, a livello italiano, immenso e stimabile in oltre trenta miliardi di Euro)che si sono rivolti alla Legge ravvisando di essere stati raggirati. C’è, in verità, una colpa grave( e si spera non ci sia di più) di base, da parte di coloro che hanno sottoscritto contratti derivati per speculare o per creare liquidità a breve, nel non essere stati in grado di comprendere appieno le conseguenze di una stipula di tal fatta e, nonostante ciò, si sia giunti alla formalizzazione dei medesimi. Ed è non così rilevante in termini legali( anche se qualche appiglio in merito c’è) che le banche controparti non abbiano "spiegato" compiutamente i termini e le conseguenze derivanti dalla sottorscrizione di prodotti finanziari derivati. Quello su cui i Tribunali stanno intervenendo per sentenziare condanne a carico delle banche e creare i presupposti in termini risarcitori sta piuttosto nella non trasparenza dei costi impliciti di tali contratti, difficilmente ravvisabili pur con una diligenza ordinaria. Il valore cosiddetto"mark to market" di tali contratti è risultato spesso ben inferiore alla parità( e questo succede spesso, ahimè, anche per le obbligazioni strutturate che a piene mani vengono collocate dagli intermediari finanziari presso gli investitori), sicchè il costo effettivo per il sottoscrittore sarebbe, conseguentemente, risultato enormemente superiore ex origine. Come esempio, rifacendosi ai dati pubblicati da Rai3( presso il sito della Rai è disponibile la trascrizione dell’intera puntata) durante la scorsa serie della trasmissione Report di Milena Gabanelli, si pensi ai 60 milioni di Euro immediatamente incassati in modo implicito dalle tre banche controparti della Regione Piemonte per  i contatti finanziari derivati sottoscritti.

Paolo Turati.

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LE RAGIONI DELLA MORTE E DEL DOLORE

Bardo Thodol

Passa il tempo e in Abruzzo ci si organizza, non solo per la ricostruzione, ma anche per attivare eventi simbolici, come la tenuta del prossimo G8 all’Aquila piuttosto che alla Maddalena(frutto di uno dei non rari colpi da maestro -questo ultimo, peraltro, sotto molteplici punti di vista- dell’unico uomo politico con una marcia in più attualmente e, in verità, da qualche decennio, presente in Italia, cioè l’attuale Premier). Ma cosa resta del dolore per i trecento morti e delle sofferenze delle loro e delle tante altre famiglie che vivono nei disagi e nella precarietà anche lavorativa. La nostra filosofia di vita occidentale( escludendo il platonismo, alcuni maestri della Chiesa nella sua prima fase di sviluppo, come Origene o Porfirio e, forse, alcuni visionari come William Shakespeare), ed il Cristianesimo, che tenta di interpretarla "più o meno" fedelmente sotto il profilo religioso da duemila anni, fatica a formire spiegazioni e motivazioni che valgano ad aiutare a comprendere come la vita sia da interpretare nel suo senso profondo. Nessuno possiede, ovviamente, una chiave di lettura autentica( il discernimento del "divino" è cosa che, "probabilmente", non è di questa terra) neppure a livello di altre Religioni "non rivelate", tuttavia i millenni dell’insegnamento buddistico articolantisi nella concezione tibetana dell’essere e non-essere paiono soddisafare qualche elemento gnoseologico in più. Se il Buddismo si sofferma in modo razionalmente soddisfacente sulle ragioni del dolore( la lontananza di chi si ama, la vicinanza obbigata di chi si odia e così via), l’elaborazione tibetana del dolore susseguente alla morte trascende quello che è il limite del vincolo morte=non più qui. Leggendo il Libro Tibetano dei Morti( è una delle mie ri-letture costanti da decenni: molto simile a quello, più simbolicamente pregno degli Egizi, consente chiavi di lettura che sono, va detto, impossibili ad una prima scorsa, magari sommaria) si può riscontrare una fonte di speranza universale e un rapporto costante fra vivi e morti, quantomeno nei primi quaranta( guarda un po’) giorni dal decesso, che aprono orizzonti sconfinati ed abbacinanti. Non so se i familiari delle vittime abruzzesi e i nostri altri fratelli che stanno soffrendo di quella regione, leggendo il Bardo Thodol tibetano, potrebbero ritrovare, ora, delle motivazioni ulteriori a risollevarsi che non siano quelle solitamente proposte dalla Società e dalla Religione canonica. Tuttavia, più in generale( e ovviamente, se possibile, non in situazioni di emergenza), una lettura di questo libro sacro millenario potrebbe forse suggerire a tutti e dovunque qualche piccolo "barlume"di speranza in più.

Paolo Turati.

PER LE SIGNORE…

Qui sotto il link per un’asta di non poco conto di gioielli ad Amsterdam( il regno dei diamanti),da Christie’s, il 29 Aprile. Non me ne vogliano i signori mariti, ma ravviso la presenza di pezzi con rapporto qualità/prezzo decisamente interessante. Signore, fatevi valere: acquistare in asta rispetto al comprare dal gioielliere è spesso vantaggiosissimo…un bel viaggio ad Amsterdam( o anche solo a Milano da Sotheby’s o Christie’s o a Vercelli da Meetingart)è il minimo che i vostri consorti vi devono offrire a cavallo del ponte 25 Aprile-3 Maggio .

Paolo Turati

http://www.christies.com/LotFinder/searchresults.aspx?intSaleID=22050#action=refine&intSaleID=22050&sid=8186e699-06e3-4771-a99e-eb8c7e3d2649

ARTE E TRUFFA:IL CASO SALANDER

Lente d'ingrandimento

Cliccando sul link più sotto, potrete leggereun interessante articolo di Mariangela Maritati apparso di ART LIFE in merito ad una truffa milionaria in campo artistico che ha avuto per protagonista il noto gallerista americano Salander( ormai soprannominato il mini-Madoff). I pericoli sono sempre dietro l’angolo quando si investe in modo poco accorto o troppo…il termine in Italiano corrispondente non dà il senso che "smart" può significare in questi casi.  Cercare di "fare l’affare" è spesso l’anticamere della truffa.

Paolo Turati.

http://www.arslife.it/dettaglio/2009/3/la-truffa-di-salander-.htm

PRESTO, CHE E' TARDI…

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…per allontanarsi dal Risparmio Gestito. Questo il parere( costante da anni e -a quanto appiono dimostrare, quantomeno in modo mediano, incontrovertibilmente i dati ufficiali- assai plausibile) dell’ amico Beppe Scienza, Professore del dipartimento di Matematica dell’Universitò di Torino e primario esperto in materia di prodotti finanziari a livello nazionale. Qui sotto un articolo significativo in merito tratto da LUNA NUOVA( cliccare sul link).

Paolo Turati.

http://www.dm.unito.it/personalpages/scienza/documenti/Luna-Nuova-2009-03-31.pdf

ARTE E MERCATO IN TEMPI DI CRISI: IERI ED OGGI

Ritaglio1 7 da te.(Robert Rauschenberg:Diptich, 1981) 
La risposta alla Grande Depressione fu, dal punto di vista del mondo dell’Arte, articolata e ricca di coraggio e s’incentrò, indubitabilmente, negli Stati Uniti d’America. Alla fine del “percorso”, New York avrebbe completamente sostituito Parigi( anche a seguito della susseguente concausa bellica che fece emigrare in America quasi tutti i grandi artisti europei) quale centro mondiale della cultura figurativa, e non solo. Molto “americanamente”, alle bordate della Crisi economica degli Anni Trenta, la realtà artistica rispose, in modo pragmatico, sotto due profili. Uno, privatistico,con la costituzione e l’apertura a New York, fra gli altri, di vari colossi culturali come il Museum of Modern Art, fondato da tre coraggiose “signore” del jet set( Lillie P. Bliss, Mary Quinn Sullivan e Abby Aldrich Rockefeller, le quali avevano scelto come direttore mitico il Alfred H. Barr Jr.), inaugurato il 7 Novembre( proprio durante il Crack dell’Autunno del ’29), ed il Solomon R. Guggenheim Museum, fondato nel 1937 e contraddistinto nella sua sede dall’audace sfida architettonica di F.L Wright. L’intervento pubblico s’incentrò invece, dietro specifiche indicazioni di F.D. Roosvelt, su un’operazione culturale di amplissimo orizzonte mai vista prima. Ad onta della crisi e dei licenziamenti a catena che lasciavano sulla strada milioni di persone, l’Esecutivo ebbe il coraggio di dirottare parte delle esangui disponibilità statali nell’ “assumere”, con metodo del tutto meritocratico, 5.500 artisti a 95 Dollari al mese per 90 ora di lavoro mensile. Oltre trentamila opere vennero sfornate in quegli anni e molte di esse si rivelarono di qualità e concettualità superiori. Ma, cosa più importante, quell’operazione consentì ai grandi espressionisti astratti americani di poter intraprendere una strada, quella della pittura, che, diversamente, sarebbe stata loro preclusa. L’intento roosveltiano era ambizioso: si trattava di “rivoluzionare” dall’interno una Società che, in effetti, era stata la causa stessa degli effetti della Grande Depressione da quali era stata colpita, e l’estetica era, indubitabilmente, uno degli elementi di rinnovamento da rielaborare. In pochi anni, il gusto si evolse e questo, contestualmente con le azioni che svulupparono l’innovazione produttiva ed una nuova politica socioeconomica, deternimò la conseguenza a seguito della quale i vari Pollock, Rothko, De Kooning, Kline, Gottlieb e tanti altri divenissero i “magistri elegantiarum” indiscussi degli anni del Dopoguerra. Tanto che, all’emigrazione di artisti europei in America degli ultimi Anni Trenta seguì, per vent’anni, una “gioiosa invasione” artistica american( dapprima l’Action Painting, in seguito la Pop Art) a nell’Europa del Dopoguerra.
Le risposte alla crisi economia odierna in funzione dello sviluppo del mondo dell’Arte non sono, ovviamente, quelle di allora. La mutazione strutturale nella gestione della Cultura e gli interessi che vi sono collegati,determinano oggi articolazioni meno dirigistiche. Certo, l’Ente pubblico continua a promuovere, sia a livello centrale che periferico, eventi il più possibile “forti”, peraltro con tutti i limiti e le critiche che -spesso- non possono essere sottaciuti per la loro evidenza, e, tuttavia, sono ormai variegate le “derivazioni” lungo le quali si determina lo svuluppo della realtà dell’Arte e, inscindibilmente connesso a questa, del suo mercato.
Se, tanto per delimitare la situazione in ambito nazionale, questo 2009 è caratterizzato, a livello pubblico, dalla Biennale veneziana e dagli eventi istituzionali che festeggiano il centenario del Manifesto futurista marinettiano, ciononostante sono ormai sempre gli expo e le tornate d’asta che vanno a determinare il vero “sentiment” del mercato. Mercato un bel po’ nervoso( sarebbe strano il contrario, data la situazione complessiva dell’Economia), che sta cercando certezze e conferme senza, tuttavia, clamorosi “lavacri”, almeno allo stato, prevedibili all’orizzonte. Anzi, da un’eventuale, ulteriore, conferma di una “tenuta” dignitosa del Mercato dell’Arte in questa congiuntura potrebbe discendere una futura base di aggiuntiva crescita dell’interesse degli investitori nell’allocare sempre maggiori sostanze in beni artistici. Se gli expo italiani principali di inizio d’anno, Bergamo, Bologna e Genova, sono stati denotati una certa cautela, Miart, al cui vernissage ho -come sempre- partecipato è apparso più dinamico. Forse rinfrancato dalla ripresa in atto dei mercati finanziari, anche quello artistico pare rafforzarsi. Certo, molti potenziali venditori di opere di qualità paiono aver deciso, probabilmente in modo opportuno, di mettersi in “stand by” per qualche tempo e questo non può che determinare nell’immediato futuro quotazioni medie “attese” sulle opere d’Arte compravendute non particolarmente lusinghiere: i cataloghi delle aste newyorkesi e londinesi dei prossimi mesi sembrano, in effetti, confermare questo stato di cose. Però, è indubitabile che, non appena un’opera( o più, vedansi le centinaia appena vendute con clamoroso successo nell’asta parigina di Christie’s della proprietà Saint Laurent-Bergé) di qualità superiore viene immessa sul mercato, pur senza gli eccessi generalizzati del passato, questa diviene immediatamente d’interesse da parte di un “universo” di investitori che si sta facendo comunque sia sempre più esteso. ……………………………………………………………. .
 

italia arte

Estratto parziale dal mio prossimo editoriale che verrà  pubblicato sul numero di Maggio del mensile Italia Arte, su cui saranno presenti numerosi altri articoli di sicuro interesse in campo artistico.
Paolo Turati   

BORSE, MERCATI E CRISI ECONOMICA:UN PO' DI ATTENZIONE…

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…che richiedo a tutti coloro, spero tanti, che, sulla scorta delle indicazioni che mi sono permesso di segnalare più volte su questo spazio web relativamente ai Titoli di Stato indicizzati all’inflazione( Btpi italiani, Oatei francesi e quant’altro), ne hanno acquistati( anche qui, spero molti). Tali obbligazioni statali( e, quindi, contenenti il massimo della garanzia possibile) restano ancora una buona opportunità di investimento, tuttavia, il recente  "rally" dei loro prezzi( tanto per fare un esempio, i Btpi 2,15% 2014 e i Btpi 1,85% 2012 sono saliti da 95 a 102) giustificherebbe una realizzo per monetizzare un rendimento eccellente. Se si considerano i 7 punti guadagnati in 6 mesi in conto capitale, sommati all’interesse lordo pro rata temporis(appunto, 2,15% o 1,85%, peraltro semetralizzato)fisso, cui vanno aggiunti i dietimi di inflazione maturata e riconosciuta puntualmente sul capitale( attorno al 3,5% a tutto lo scorso anno, attualmente circa del 1,5%), il rendimento equivalente su base annua si aggira attorno al 20%. Niente male, per un’obbligazione statale senza rischio, quando"quelli più bravi" si sono impegolati(o, più spesso, in veste di professionisti del Risparmio gestito, hanno fatto impegolare terzi) in bonds corporate e/o strutturati o prodotti o polizze "index"svalutatisi, invece, nel contempo, enormemente, in cui resteranno"impigliati" per anni, potendosi ritenere fortunati se riusciranno alla fine a recuperere il capitale. Parimenti, un cenno per coloro, più coraggiosi, che hanno seguito le mie suggestioni d’inizio anno -vedere i contributi da quello di Gennaio 2009 titolato"Zitti zitti…" in poi- circa la possibile ripresa delle Borse mondiali. Ebbene, più o meno, i titoli azionari principali sono raddoppiati e anche più dai minimi. I margini di ulteriore crescita sono tuttora imponenti, tuttavia, anche qui, chi volesse monetizzare, magari parzialmente, con margini del 100% in quattro mesi( cioè del 300% annuo), magari con ottica operativa di rientrare in caso di(plausibilissimo) ritracciamento, non credo possa essere oggetto di critiche.

Paolo Turati.