ALLA LENTE D'INGRANDIMENTO-INCENTIVI, ROTTAMAZIONI: UN MODO PER NON CAMBIARE?

Lente d'ingrandimento
Il dibattito relativo ai sostegni statali( leggasi: pagati dai contribuenti) a sostegno delle industie in crisi è da decenni relagato al “come”, senza che ci si sia quasi mai posto il problema del “se”. Imprese come, quale esempio emblematico, quelle del gruppo Fiat e del proprio indotto, che in pochi decenni hanno ricevuto parecchie decine di miliardi di Euro in contributi, rottamazioni, casse integrazioni, defiscalizzazioni e quant’altro, pur di scongiurarne il fallimento, ai livelli attuali compongono, secondo calcoli effettuati recentemente, il 2% del Pil nazionale ed assicurano( più o meno) lavoro ad un rilevante, benchè assai ridotto rispetto ad un tempo, numero di lavoratori. Dunque, si è sempre ritenuto, in qualsivoglia ambiente politico, la scelta del sostegno come “dovuta” per motivi di ordine economico, sociale, previdenziale. Il fatto è che questo comparto, come tanti altri, non è ormai più da lungo perido ed in tutta evidenza in grado di competere sui mercati. Non è solo un caso italiano, ovviamente: la lettura della questione appare piuttosto, ed assai terribilmente, chiara in tutti i grandi Paesi industrializzati che, a lungo, hanno vissuto sopra le loro possibilità(sostanzialmente: Paesi ricchi-consumatori-indebitati sostenuti dai Paesi poveri- produttori-finanziatori): fondi pubblici e solleciatazione al consumo non sono serviti a nulla, né avebbero pouto farlo. Con lo squilibrio commerciale globale che ciò ha ingenerato, in presenza di un costante aumento del commercio mondiale in modo molto più che proporzionale rispetto alla produzione mondiale, non c’era possibilità alcuna di risolvere il problema. Inoltre, la sollecitazione al consumo anche “a debito” è stato diseducativo per un’intera generazione. Consumare, anche a debito, per continuare a produrre: un paradigma che andrebbe soppiantato da una nuova politca dei consumi pubblici e da un nuovo atteggiamento in quelli privati. Solo così si potrà trarre da questa crisi epocale in corso dei frutti che esorbitino il breve periodo. “Tornare al reale” significa anche spendere denari che ci sono, e non far girare vorticosamente documenti cambiari pur di evidenziare fatturati che al “reale” hanno da tempo sempre minor attinenza.
 
Paolo Turati.
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