Archivi del mese: gennaio 2009

SE LI CONOSCI LI EVITI O LI SFRUTTI

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Cds, Mtm:“demoni” con nomi acronimici che hanno fatto la sfortuna di mezzo mondo (finanziario e non) e la fortuna dell’altro mezzo e di cui è bene assumere contezza, anche perché sono spesso parametri di riferimento su cui si basano molti affari finanziari, dalle grandi operazioni di capitale all’acquisto di una qualunque obbligazione bancaria strutturata effettuata direttamente allo sportello dal piccolo risparmiatore.
Ci vogliamo soffermare su due terminologie acronimiche. Il “Credit default swap” ed il “Mark to market”. Nati come “assicurazione” in caso di insolvenza di una controparte più o meno istituzionale, dei Csd s’è fatto uso ed abuso a piene mani negli ultimi anni. Lehman Brothers ne è fallita e gruppi finanziari primari come Aig o Dexia si sono salvati solo grazie al supporto statale: per anni avevano venduto( sostanzialmente “allo scoperto”) Cds senza che nessuna controparte “assicurata” fosse quasi mai fallita poi, quando molte hanno iniziato a diventare insolventi( sarebbe stato troppo bello continuare così sine die) ed i sottoscrittori di Cds si sono presentati alla cassa degli emittenti dei medesimi, il Crack è stato inavitabile. Un Cds misura in termini di “basis points” il controvalore del “rischio” di una controparte, e può venire compravenduto sui mercati come un qualunque derivato( dei quali è stato per anni il “pricipe”: solo negli Usa, dove Lehman Brothers ed Aig erano i pricipali emittenti di tali prodotti, l’ammontare dei Cds esorbita i 50 miliardi di Dollari). Non è, oggi, tanto questo suo aspetto finanziario che ha rilevanza: interessa sostanzialmente solo gli intermadiari isituzionali. Quello che, però, risulta interessante anche per i normali risparmiatori è il fatto che, stante l’ormai conclamata inaffidabilità delle Agenzie di rating, il Cds può davero rappresentare un termometro significativo della solvibilità di una controparte finanziaria. Anche in caso di emissione di Bonds da parte di imprese e collocati magari sul mercato, il Cds può assumere una valenza rilevante nella valutazione della scelta. Se il Cds ha un valore alto( per esempio centocinquanta basis points) o altissimo, sarà bene fare molta attenzione a comprare i Bonds offerti o quotati sul mercato, anche se, magari , hanno un rating d’agenzia “tranquillizzante”.
Anche col “Mark to market” il piccolo risparmiatore dovrebbe assumere un po’ difamiliarità. Egli è, infatti, anche se non lo sa, la preda più ambita nel collocamento delle obbligazioni bancarie strutturate( index linked “vel similia”).
Il Mtm di tali obbligazioni, cioè il prezzo equo alle correnti condizioni di mercato è spesso molto ma molto più basso( è qui il guadagno vero della banca, non nelle commissioni di compravendita o sottoscrizione che, magari, vengono“graziosamente” abbuonate) del nominale di 100 proposto nell’emissione. Ci sono casi in cui è anche del 15% inferiore. In verità, ci sono cascati anche Enti pubblici, a sottoscrivere prodotti derivati con Mark to market ben inferiore al prezzo contrattuale( in merito, varie trasmissioni televisive stanno dando spazio a commenti, dall’antesignano Report a Ballarò), che è calcolabile spesso solo sviluppando algoritmi complicatissimi e la cui soluzione rischede softwares assi costosi, figuriamoci i piccoli risparmiatori come passono mai difendersi se non evitando “sempre e comunque”( ma non è una ragione logica) tali prodotti! La soluzione sarebbe banale: basterebbe, auspicabilmente dietro riforma legislativa comunque complessiva del settore, che gli enti di controllo( Bankitalia, Consob) imponessero sul Prospetto informativo la segnalazione obbligatoria e ben evidenziata del Mark to Market. Troppo semplice, ovviamente, per non dir altro.
 
Paolo Turati.
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ZITTI ZITTI…

Ritaglio1 4 da te.
Mentre banchieri centrali, economisti e giornalisti sedicenti specializzati sono dietro a commentare quanto sarà dura e lunga questa crisi( il che, dati i  passati -praticamente univoci e non solo nell’occasione di questa congiuntura ma relativamente a quelle prodottesi negli ultimi decenni- errori di sottovalutazione della madesima, lascia piuttosto ben sperare in una soluzione forse un po’ meno traumatica di quello che prevedono i suddetti soggetti), il Mercato( che newyorkianamete “never sleeps) sta premiando ampiamente in termini di prezzi borsistici proprio quei settori ormai aborriti “erga omnes”, come avevamo avuto modo, segnalandolo in questo spazio web, di “avvertire” subliminalmente che sarebbe accaduto non molto tempo fa .
Zitti zitti, dicevamo, molti di titoli bancari ed assicurativi “superstar” a livello mondiale, depressi nelle loro capitalizzazioni di Borsa negli ultimi due anni anche fino al 99% in meno, stanno ottenendo lusinghiere rivalutazioni, dalle due alle tre cifre percentuali. Fra quelli che se ne sono accorti( la gran parte dai quali non sta certo a diffondere in giro questo “sentiment” così da potersi rimpingare con calma e senza “far denaro” il proprio portafoglio titoli a prezzi irrealmente bassi, che probabilmente non si vedranno mai e mai più, salvo poi “servire” il mercato fra qualche tempo con moltiplicatori di guadagno “stellari”), c’è anche chi ha creato un Indice, che contiene, debitamente pesati, gran parte dei titoli bancari ed assicurativi che sono stati provvisoriamente sostenuti dai vari Stati Sovrani per superare il collasso di liquidità dovuto al momento critico: vale la pena di seguirlo, ma solo per chi se ne intende davvero, anche nelle sua applicazioni pratiche su prodotti finanziari derivati.
Non si sta qui, né in nessun contributo pubblicato in questo spazio web, sollecitando il Risparmio.
Si stanno facendo delle semplici considerazioni della cui interpretazione da parte dei lettori non si intende assumere responsabiltà ma, sia come sia, sempre “zitti zitti” i titoli di colossi come Deutsche Bank o della Citigroup sono risaliti già di un bel 50% dai minimi nei pochi giorni di Gennaio appena trascorsi. E su di lì sono Ubs, Swiss Re, Fortis e chi più ne ha più ne metta. Qualcuno lo mettiamo noi, fra i titoli delle banche inglesi più in difficoltà negli ultimi tempi. Royal Bank of Scotland ha recuperato il 50% dai minimi e Lloyds e Barclays stanno quasi per triplicare.
E, rispetto ai massimi di due anni fa, parliamo ancora di prezzi con deprezzamenti spesso ancora superiori al 90, anche 95 per cento.
Nulla, ovviamente, è certo né scontato. I prezzi attuali di quelle azioni potrebbero ritracciare anche ampiamente…oppure, se son rose, fioriranno, magari ancor più con la Primavera.
 
Paolo Turati.

ALLA LENTE D'INGRANDIMENTO-INCENTIVI, ROTTAMAZIONI: UN MODO PER NON CAMBIARE?

Lente d'ingrandimento
Il dibattito relativo ai sostegni statali( leggasi: pagati dai contribuenti) a sostegno delle industie in crisi è da decenni relagato al “come”, senza che ci si sia quasi mai posto il problema del “se”. Imprese come, quale esempio emblematico, quelle del gruppo Fiat e del proprio indotto, che in pochi decenni hanno ricevuto parecchie decine di miliardi di Euro in contributi, rottamazioni, casse integrazioni, defiscalizzazioni e quant’altro, pur di scongiurarne il fallimento, ai livelli attuali compongono, secondo calcoli effettuati recentemente, il 2% del Pil nazionale ed assicurano( più o meno) lavoro ad un rilevante, benchè assai ridotto rispetto ad un tempo, numero di lavoratori. Dunque, si è sempre ritenuto, in qualsivoglia ambiente politico, la scelta del sostegno come “dovuta” per motivi di ordine economico, sociale, previdenziale. Il fatto è che questo comparto, come tanti altri, non è ormai più da lungo perido ed in tutta evidenza in grado di competere sui mercati. Non è solo un caso italiano, ovviamente: la lettura della questione appare piuttosto, ed assai terribilmente, chiara in tutti i grandi Paesi industrializzati che, a lungo, hanno vissuto sopra le loro possibilità(sostanzialmente: Paesi ricchi-consumatori-indebitati sostenuti dai Paesi poveri- produttori-finanziatori): fondi pubblici e solleciatazione al consumo non sono serviti a nulla, né avebbero pouto farlo. Con lo squilibrio commerciale globale che ciò ha ingenerato, in presenza di un costante aumento del commercio mondiale in modo molto più che proporzionale rispetto alla produzione mondiale, non c’era possibilità alcuna di risolvere il problema. Inoltre, la sollecitazione al consumo anche “a debito” è stato diseducativo per un’intera generazione. Consumare, anche a debito, per continuare a produrre: un paradigma che andrebbe soppiantato da una nuova politca dei consumi pubblici e da un nuovo atteggiamento in quelli privati. Solo così si potrà trarre da questa crisi epocale in corso dei frutti che esorbitino il breve periodo. “Tornare al reale” significa anche spendere denari che ci sono, e non far girare vorticosamente documenti cambiari pur di evidenziare fatturati che al “reale” hanno da tempo sempre minor attinenza.
 
Paolo Turati.

LIONS OPEN 2009

Segnalo questa rilevante manifestazione sportiva, cui ho il piacere di partecipare( sperando di bissare il successo nella Cat.M della scorsa edizione: ma sarà dura…), che si protrarrà nel corso di una settimana, quest’anno in quel di San Martino di Castrozza-Primiero-Vanoi-Passo Rolle, nel cuore del Trentino sportivo e storico. Centinaia di Lions, fra cui campioni anche del passato( da Sticker a Marzola), si affronteranno in gare di sci alpino e nordico "senza esclusione di colpi", pur in un ambiente dove convivialità ed amicizia la faranno da padroni, come lo spirito lionistico del "we serve" insegna ed impone. Chi fosse in zona e volesse assistere a competizioni di ottimo livello è, ovviamente, invitato ad essere presente.

Paolo Turati. 

DA BOLOGNA ARTE FIERA-ART FIRST

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Davanti ad un Kazuo Shiraga "potente" come quello che vedete alle mie spalle non potevo non farmi fotografare, più che altro per permettere a chi osserva il contrasto con la mia figura in grisaglia di valutare la gestualità incredibile del grande( e carissimo: per l’opera in questione, degli anni Sessanta, una Galleria berlinese, in realtà piuttosto esosa, presente a Bologna domandava Seicentomila Euro)maesrto giapponese, caposcuola del Movimento Gutai. 

Grandi quadri, grandi Gallerie, grandi prezzi…la sensazione generale è che gli addetti ai lavori presenti  a Bologna( e così in tutti i veri expo, di cui quello del capoluogo emiliano è il più importante a livello nazionale) vogliano esorcizzare la crisi globale in corso assumendo come paradigma che il mercato dell’arte continui a mantenere la propria "impermeabilità" rispetto a quello che accade nei settori limitrofi. Sarà anche. Certo, gli eccessi non mancano, specie per quanto riguarda i ricarichi di alcuni( molti) galleristi. Facendo riferimento anche solo a quelle non poche opere di maestri di caratura internazionale( Christo, in primis) passate recentemente in asta( intendesi pochi mesi)esposte in diversi stands, si aveva modo, da parte di chi a tali aste avesse partecipato, di  rendersi conto di come il plusvalore richiesto fosse spesso del 100%. Troppo, a parere di chi scrive. Tanto da essere controproducente per gli stessi galleristi, incidendo questo atteggiamento certamente sulla loro possibilità di concludere volumi di affari elevati. Oggi come oggi, è difficile che chi spende da 100.000 a 1.000.000 di Euro  per un’opera di Arte moderna e contemporanea non sia mediamente attento al valore reale dei propri acquisti. Se i soldi si dirigono, come si suol dire, naturalmente da coloro che…hanno animi semplici a quelli che ne posseggono…di più acuti, non è detto che tutti coloro che hanno dei soldi siano dei semplici. Anzi, è difficile, perchè, se no, già i loro soldi se li sarebbero già presi le loro controparti commerciali più "attente". Ad ogni modo, se molti galleristi( ma molti altri no) fanno così, avranno le loro ragioni: non saranno certamente dei semplici anche loro… .

Paolo Turati.

 

ALBERTO BENEDUCE ED IL VERO PRAGMATISMO

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Uscita in questi giorni dalla penna di Franzinelli e Magnani, la biografia su Alberto Beneduce mette in luce un uomo che, come principio, ha da sempre asservito la Finanza agli interessi dello Stato. Il che, oggi come oggi, significa voler parlare di una mosca davvero bianca. Un pragmatico( ex-socialista, gia Ministro del Lavoro durante le Due Guerre, saputosi ampiamente imporre nella propria azione di super-tecnico finanziario ed economico al servizio della Nazione durante il Regime Fascista), grazie all’azione del quale è stato possibile assorbire( con la creazione dell’IRI, ma non solo) i pesanti effetti della crisi economica degli anni Trenta. Qui sotto, una sua citazione( tratta da una missiva al Ministro delle Finanze Guido Jung, il 18 Genaio 1933), che certamente il genero di Beneduce, Enrico Cuccia( lo scomparso Presidente della Mediobanca, che ne sposò la figlia Idea Nova), conosceva a memoria e che può essere considerata coerente in modo straordinario con una situazione come qualla che si sta vivendo, tre quarti di Secolo dopo, oggi.

"La realtà della vita economica va sempre affrontata quale è. Lo sviluppo industriale dell’Italia ha bisogno di assestamenti, di coordinamenti, di riorganizzazione economica delle aziende, di consolidamenti finanziari. La situazione mondiale oggi può così caratterizzarsi. SIAMO AL FONDO DEL LIVELLO DEI PREZZI, FORSE AL PUNTO PIU’ BASSO NEL LIVELLO DEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI. LA RIPRESA E’ PROSSIMA; MA DALLA RIPRESA TRARRANNO MAGGIORE PROFITTO QUELLE ECONOMIE CHE HANNO SAPUTO DRASTICAMENTE PROVVEDERE ALLE OPPORTUNE LIQUIDAZIONI ED ALLA RIORGANIZZAZIONE DEI LORO STRUMENTI DI PRODUZIONE

Paolo Turati.

BOLOGNA ARTE FIERA

Shiraga-Shitenno, Christie's 1970s(Kazuo Shiraga: "Shitenno")

Inizia domani sera con il solito gran  vernissage( cui non mancherò), per terminare Lunedì prossimo, Bologna Arte Fiera-Art First, il principale expo-mercato d’Arte moderna e contemporanea italiano. Punto d’attrazione tradizionale di intenditori, mercanti, investitori ai massimi livelli, Bologna Arte Fiera ha quest’anno un compito importante: testimoniare se il Mercato dell’arte( quantomeno, a livello nazionale) sia entrato "in crisi" assieme al resto dei comparti economici in conseguenza del crash mandiale fiannziario, oppure se questo si confermi come un’encalve più o meno impermeabile a quelle problematiche.

Cliccate sul link qui sotto e, se potete, fate un salto: ne vale la pena.

Paolo Turati

 http://www.artefiera.bolognafiere.it/