Archivi del mese: ottobre 2008

ECONOMIA: QUALCUNO CHE RAGIONA C'E'

 (L’Eurotower)

Consiglio la lettura del libro "Il paradosso dell’Euro", testé presentato alla Luiss, di Lorenzo Bini Samghi, membro italiano del comitato esecutivo della Bce. Una voce autorevole "non allineata" con le, apparentemente banali ma in realtà foriere di enormi rischi potenziali, opzioni d’intervento delle quali molti responsabili istituzionali istituzionali stanno facendo oggi bandiera per "risolvere" la crisi finanziaria-economica in corso.

"In questa crisi molti dicono che bisogna portare i tassi a livelli piu’ bassi, poi ci si accorge che sono troppo bassi. Bisogna evitare di portare i tassi su livelli da cui poi e’ difficile uscire", ha dichiarato il banchiere.

Paolo Turati

POLITICA SUBALPINA

A SCUOLA DI BUONA POLITICA
 
Una "Scuola per la Buona Politica" a Torino. Il programma didattico e il bando di iscrizione al semestre gennaio-giugno 2009 sono disponibili sul sito web della Scuola, linkabile dal sito www.marianoturigliatto.it
"Destra e sinistra nella società e nelle istituzioni" sarà il tema portante del semestre didattico, impreziosito dalla presenza di docenti del calibro di Marco Revelli e Carlo Galli, Luciano Gallino e Maurizio Franzini, Laura Pennacchi e Maria Vittoria Ballestrero, Geminello Preterossi ed Ermanno Vitale, Paolo Cerie Donatella Della Porta, Stefano Rodotà e Franco Bassanini.
Nata su modello e in collaborazione con la Scuola per la Buona Politica" di Roma, è promossa dai quattro istituti di cultura torinesi intitolati a Gobetti, Gramsci, Rosselli e Salvemini, con la collaborazione del Centro studi di Scienza politica “Paolo Farneti” e il patrocinio del Comune di Torino.

LA CONGIUNTURA

In merito all’attuale crisi finanziaria-economica-industriale ed alle "ricette" per risolverla, invito, chi volesse, a leggersi( o rileggersi) il racconto di Reynolds "La Congiuntura", del 1967(in Italia, per esempio, edito nella raccolta di racconti "Il passo dell’ignoto", Modadori). Per brevi linee. Ad un bravo venditore porta a porta di elettrodomestici, all’ultima spiaggia, causa avversa congiuntura incombente per poter raggiungere il suo budget aziendale, non riesce la vendita di quel "famoso" ultimo articolo. Il venditore si ritrova sulla strada e la ditta stessa per cui lavorava, anch’essa ad un’ultima spiaggia similare, valutando le implicazioni future di quella vendita in meno che le ha provocato, peraltro, la perdita di un buon rappresentante, decide di chiudere. E così via, a cascata( dalla ditta commerciale, ai produttori, alle banche che avevano rilasciato fidi, ai risparmiatori che avevano affidato i loro soldi alle banche…)l’intero sistema economico mondiale crolla. Gli esperti economici mondiali si riuniscono in seduta plenaria permanente e non sanno che pesci pigliare: le provano un po’ tutte, riescono anche ad identificare l’oggetto causa di tutto quel disastro, ma pare non ci sia nulla da fare. A questo punto, se ben ricordo, un uomo delle pulizie, presente per caso nottetempo ad una delle riunioni mentre svolge il proprio lavoro ha però un’idea e la "trasferisce" sommessamente ai Soloni. "Perchè non cercate quel rappresentante e non gli comprate l’elettrodomestico?" . I Soloni, increduli e sarcastici, ma ben più ancora disperati, "eseguono" il consiglio. In breve, a ritroso, l’Economia mondiale si risana. E’ una sintasi a memoria, quella che ho riportato. Chi vuole, può leggersi il racconto, che ha abbastanza attinenza con quanto in corso ed alla necessità di "tornare all’Economia reale".

Paolo Turati. 

PROSPETTIVE ECOLOGICHE

Riprendo qui sotto alcune considerazioni( pubblicate anche sul suo sito) dell’amico Mariano Turigliatto, Consigliere Regionale piemontese e condidato alla Presidenza della Provincia di Torino alle prossime elezioni amministrative del 2009, a testimonianza dell’alta e giusta attenzione da sempre portata dal medesimo verso i temi dell’ecologia.

Paolo Turati.

Altro che Kyoto: libertà di inquinare    
martedì 21 ottobre 2008

 

di Mariano Turigliatto 

Il nostro governo ha sposato la tesi del rinvio delle condizioni contenute nel Protocollo di Kyoto che pure ha firmato a suo tempo. Secondo il nostro governo, in tempi di crisi va data alle imprese libertà di inquinare allentando le maglie dei protocolli per la riduzione delle emissioni in atmosfera.
L’Italia si è trovata contro tutti gli altri paesi europei fondatori dell’Unuione europea. Il nostro paese si trova oggi a capeggiare una strana alleanza con i paesi dell’est europeo, contro il resto d’Europa.
Eravamo nel gruppo dei primi, nonostante tutto. Oggi siamo a capo degli ultimi, in un’alleanza che si sta già sgretolando e che lascerà l’Italia isolata da sola, ultima fra i paesi dell’Ue in fatto di attenzione all’ambiente e allo sviluppo industriale.
E’ ormai chiaro che il nostro paese – al pari degli altri dell’Europa “matura” – non può competere sul piano dei beni a basso contenuto tecnologico. Le magliette e gli oggettini di plastica costeranno certamente meno se prodotti altrove: competere su questo piano significa ridurre progressivamente gli stipendi e le condizioni generali di vita dei lavoratori, oltre limiti difficilmente accettabili. L’unica speranza di sviluppo sta nell’ideazione, nella ricerca, nella manifattura di prodotti ad alto tasso di innovazione.
Fra i settori da curare quello delle energie rinnovabili è forse quello principale. In Europa l’hanno capito tutti e stanno massicciamente investendo. Noi lottiamo per continuare a inquinare. Ultimi tra gli ultimi.

"EX" FREEZE ART FAIR

Victor Vasarely "Teer"olio su tela(1990)

Dei segnali contrastanti provenienti dal mercato dell’Arte, l’Expo londinese Freeze artg Fair è stato recentemente luogo di  doverosa elaborazione. Legga in merito, chi crede, quanto di cui al link qui sotto indicato.

http://www.arteconomy24.ilsole24ore.com/news/cultura-tempo-libero/2008/10/frieze-grandi-nomi.php?uuid=21e51bcc-9ed4-11dd-bc4b-69f2eaa91f4f&DocRulesView=Libero

Un’impressione, più compiuta di quella percepita inizialmente, che ho avuto alle recenti aste internazionali di arte moderna e contemporanea della capitale britannica è che il dinamismo del mercato si sia ormai attualmente sezionato in tre parti . La fascia top, quella accessibile a pochi centinaia di investitori al mondo, che appare selettivamente debole. Quella mediana, fino ai duecentomila Euro, ampiamente resistente. Qualla relativa agli autori minori, sempre più negletti, con prospettive di tenuta davvero problematiche. E’ un po’ come se la classe media, che sta sempre più riducendosi nella Società, abbia trovato in questo ambiente una dimensione di caratura considerevolmente consolidantesi.

Paolo Turati.

CRISI FINANZIARIA:THE PERFECT STORM

Difficile, al punto in cui si è giunti , credere che la “Tempesta perfetta” finanziaria-economica in corso non sia stato un oggetto previsionale a da parte dei “Masters of Universe” del capitalismo mercantile mondiale: per non pensare di peggio, visto che, alla fin fine, i danni peggiori li subiranno i Paesi emergenti, maggiori e minori, i quali “presi a metà del guado” e senza profonde radici industriali e finanziarie cui aggrapparsi, verranno letteralmente “spazzati via”  nelle loro strutture dalla corrente impetuosa della crisi, con tutti i risvolti di politica internazionale inerenti.

All’ “epicentro” iniziale dei mutui subprime, se ne sono infatti aggiunti, e man mano se ne stanno moltiplicando, di nuovi che emergono con una metodicità la quale, se è scientifica, risulta comunque davvero sorprendente.

Gli imponenti e repentini Fall&Rise del Dollaro e, per converso, Rise&Fall delle materie prime ben difficilmente possono essere interpretati con modelli macroeconomici tradizionali, così pure come l’alternarsi in brevissimo tempo di incrementi inflattivi e deflazioni improvvise. E’ vero il fatto che i prodotti finanziari derivati consentono effetti leva così incredibili da modificare gli equilibri econometrici teoreticamente studiati in forma accademica, però è innegabile che i focolai che si manifestano un giorno sì e l’altro anche in giro per le realtà economiche e finanziarie internazionali sono il sintomo di una malattia, prodottasi in modo autonomo o eventualmente indotta o “accompagnata”, perniciosa la cui cura è, allo stato, ignota.

Islanda, Argentina, Bielorussia e Repubbliche Baltiche risultano oggi allo stremo delle loro forze finanziarie, ma anche la stessa Ungheria, nel cuore dell’Europa che pareva rappresentare il futuro, sta rischiando la bancarotta. In specifico( si pensi al Fiorino Ungherese, svalutatosi di altre in 30% in un amen, magari facendo finta di niente rispetto ad un brivido lungo la schiena che ci potrebbe cogliere nel pensare a quello che sarebbe accaduto in Italia se non avessimo adottato l’Euro) ed alle conseguenze sul sistema creditizio internazionale esposto verso gli ex Paesi dell’Est( ivi comprese Serbia, Ucraina): Bank Austria ed Unicredit sono alcune delle Istituzioni bancarie che vi sono più pesantemente collocate, così come, sull’altra sponda dell’Atlantico, l’Argentina ed i Paesi Latino-americani stanno minacciando l’interità finanziaria delle banche iberiche.

C’è, poi, la crisi delle carte di credito, che si sta mostrando come minaccia sempre più grave all’orizzonte, assieme a quella delle politiche protezionistiche che, inevitabilmente, ad un certo punto, verrano prese anche per via unilaterale per salvare il salvabile delle sovrastrutture economiche delle varie Nazioni, “cortocircuitando” il trading commenrciale globalizzato, con conseguenze, allo stato, difficilmente valutabili. E che dire dell’immensità inconoscibile degli Hedge Funds o degli obbiettivi dei Fondi Sovrani( i quali ultimi, alla fina di questa congiuntura, rischiano di divenire gli indiscussi market players planetari)?

Qualcuno dice che l’esperienza della grande crisi depressiva degli anni Trenta avrà fatto sì che certi errori non saranno stati ripetuti e che, quindi, la “way out” da questa tempesta epocale sarà meno dolorosa che alora. Il che può risultare tranquillizzante, sebbene non sia utile sottacere il fatto che di errori ne possano essere stati fatti altri, magari anche più gravi.

 

Paolo Turati

OBAMA BEACH

Il titolo rievoca qualcosa dello sbarco in Francia, durante la Seconda guerra mondiale, quando gli Americani e gli Inglesi sbarcarono( fra le varie spiagge, su quella poi chiamata Omaha Beach) in Normandia inondando le acque di quelle coste col loro sangue. Venendo ad oggi, in merito alla Francia ho qualche mese fa errato circa le mie previsioni sul vincitore del Tour de France ciclistico. Avevo indicato il giovane polivalente australiano Cadel Evans e invece, davanti a lui, si è piazzato l’attempato scalatore iberico Carlos Sastre. Vari sono i dubbi su quest’ultimo che serpeggiano nell’ambiente, visto, tra l’altro, che la squadra in cui gareggia è fra le più chiacchierate e che, nell’ultima gara a cronometro che gli ha conferito la vittoria finale, il grimpeur spagnolo viaggiava inopinatamente alla velocità di una moto, tuttavia, prove certe, almeno allo stato( visto che le positività al Cera, la terza generazione- ma si dice che ci sia già in circolazione la quarta, tuttora non rilevabile dalle analisi- dell’eritropoietina, saltano fuori di giorno in giorno), non ne sono emerse, dunque: onore al vincitore.

Allo stesso modo, temo che mi sia sbagliato sulle previsione del vincitore delle prossime Elezioni presidenziali americane e che bisognerà onorare Barak Obama come prossimo Presidente degli Stati Uniti. Salvo sorprese( e non è detto che non ce ne possano essere), l’entità del distacco rilevato da quasi tutti i sondaggisti è tale da indicare che l’afroamericano democratico prevarrà( magari solo di misura) sul repubblicano wasp ed ex-eroe del Vietnam John Mc Cain. Con buona pace dei Cinesi( il 75% di loro fa il tifo per Obama) e delle loro prospettive di dominio imperialistico-economico del pianeta, che solo un "vecchio" ragazzo americano come Mc Cain( che ha appena subito anche la beffa di ricevere l’appoggio…di Al Queda) potrebbe oggi, forse, avere il "buzzo" di contrastare. D’altra parte, è un segno dei tempi. Gli Americani e l’amministrazione repubblicana uscente hanno sbagliato gravemente, trascinando il mondo nel dramma finanziario in corso ed il "cambiare pur di cambiare" è insito nella psicologia umana, quando si verificano cambiamenti epocali( in un verso o nell’altro: si pensi all’eroe della Seconda guerra mondiale Winston Churchill, accantonato dall’elettorato subito dopo la Vittoria). Sarà una scelta che porterà ad una serie di conseguenze rilevanti, per il mondo. Ma, di questo, avremo modo di parlare nei prossimi anni. 

Paolo Turati