Archivi del mese: giugno 2008

MENO MALE CHE, ALMENO, NON STAVANO GUIDANDO UN AEREO…

Mi riferisco ai grandi reggenti dell’Economia mondiale, quelli del “non lasciatevi (voi…noi magari, chissà) prendere dal panico” oppure del “i fondamentali dell’Economia restano buoni”, esortazioni stantie e di usuale circostanza pronunciate un po’ da tutti costoro all’inizio,un anno fa, della crisi finanziaria, che si evidenziava sin dall’inizio come gravissima solo ad essere un po’ realistici, corrente( sono esortazioni, in verità, mediaticamente diffuse in modo amplissimo nella fase iniziale di tutte le crisi economiche- e spesso a ragione, ma non quando le evidenze erano così rilevanti come in questo caso- da quando esiste il mercato e, ovviamente, opinioni discordanti espresse, nella fattispecie più di un anno fa, da economisti indipendenti come il sottoscritto ne vengono giocoforza “oscurate”). Meno male davvero, che non erano alla cloche di un aereo, dove quando si sbaglia si muore. Questi signori, di cui pubblico qui sotto una serie di recentissime ed allarmanti dichiarazioni stile “contrordine, compagni!”, per fortuna, guidavano solo il benessere del mondo, dunque sono ancora, non solo vivi, ma vegeti a pontificare sullo stato dell’Economia( l’unico un po’ più pessimista, in verità, era stato Greenspan, ma fonti attendibili riferivano che, dalla sua posizione di fresco pensionato, lo facesse più che altro per divertito partito preso, in opposizione all’ ottimismo suo fresco successore alla guida della Fed, Bernanke).

Per contrappasso, potrebbe apparire oggi più plausibile sperare in una soluzione positiva della grave crisi in corso, stanti le recenti e preoccupate affermazioni dei nostri “piloti” economici rispetto a quando trasudavano “saggia imperturbabilità”? E’ una domanda su cui forse vale la pena di meditare, data la loro indubbia predisposizione nell’intuire la realtà economica “in fieri” non sempre con esattezza… .

 

 

NEW YORK, 15 Maggio – La crisi del credito ”e’ ancora in atto”. Lo ha detto il presidente della Fed, Ben Bernanke ha sottolineato l’importanza di mantenere aperto il mercato americano agli investimenti stranieri. Pur apprezzando i segnali ”incoraggianti” che giungono dalle banche capaci di aumentare il proprio capitale da ”diverse” fonti, Bernanke ritiene fondamentale che non si allenti la presa: visto che le ”condizioni di mercato restano fragili’. (ANSA)

 

ROMA, 9 Giugno – Il sistema bancario europeo e’ stato indebolito dalla crisi dei mutui. Lo denuncia il Financial Stability Report della Bce. L’istituto di Francoforte, guidato da Jean Claude Trichet, segnala che "il sistema bancario e’ stato finora il  piu’  colpito dalle turbolenze  dei mercati" mentre i rischi alla stabilita’ finanziaria europea "sono aumentati rispetto a sei  mesi fa". (Agr)  

 

NEW YORK, 24 Giugno – (Adnkronos) – Gli usa sono sull’orlo della recessione. E’ quanto ha affermato l’ex presidente della Federal Reserve, Alan Greenspan, parlando via satellite a una conferenza di investitori in Sud Africa. "La crisi continuera’ ancora per un po’, forse anche il prossimo anno", ha aggiunto Greenspan.

 

 

ROMA, 27 Giugno-(Adnkronos) – "La situazione critica" dell’economia legata alla crisi finanziaria "sta andando avanti e non si puo’ dire quanto durerà". Ad affermarlo e’ il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi nel corso di una conferenza stampa al termine del seminario delle banche centrali dell’area est asiatica e della zona euro che si e’ svolto oggi presso la Banca centrale italiana. "La situazione -sottolinea Draghi- si e’ fatta piu’ difficile nell’ultima settimana e mezzo. L’instabilita’ del mercato e’ stata piu’ evidente negli Stati Uniti e le banche, a livello internazionale, non possono sfuggire alla debolezza dell’economia americana" anche perche’ cala il prezzo delle case e aumentano i prezzi del petrolio. Negli ultimi mesi, a livello internazionale, osserva il Governatore della Banca d’Italia "c’e’ stata una grande immissione di capitale da parte delle banche pari a 300 miliardi di dollari a fronte di 400 miliardi di svalutazioni annunciate dalle banche". In una certa misura, aggiunge Draghi, "il leverage ha perso un po’ di flessibilita’ ed e’ andato giu’. Sono lievemente calati i timori di insolvenza". Comunque, evidenzia Draghi, le "immissioni di capitali si sono fatte via via piu’ difficili".

 

 

Che altro dire se non, in pieno stile dei subtitles dei “The ends” dei cartoons concepiti in piena Great Depression  americana dalla Warner Bros: “That’s all folks!”

Paolo Turati

MUTUI


La rinegoziazione sta per arrivare!
di Fausta Chiesa

Il 24 giugno è stato definito il testo dell’accordo tra il ministero dell’Economia e l’Associazione bancaria italiana per la rinegoziazione dei mutui a tasso variabile stipulati prima del 29 maggio 2008. Ma prima di illudersi, bisogna chiarire che se le banche si offrono di dare la bombola, è perché la bombola dovrà essere pagata. Quello che viene proposto con il nuovo protocollo, al quale poi le banche dovranno dare singolarmente la propria adesione, è una rata – e non un mutuo o un tasso – fissa al livello medio del 2006. Lo scopo è quello di alleggerire l’esborso a chi si è visto lievitare la rata, ma non significa che il tasso è diventato più conveniente.

Alla scadenza (originaria) del mutuo ristrutturato la banca rifarà i conti: se il saldo del conto accessorio è ancora in rosso perché i tassi sono rimasti elevati, si allungherà la scadenza del mutuo. Se invece i tassi nel corso del tempo scendono e azzerano il conto accessorio, la rata del mutuo potrà nel frattempo anche essere scesa.

Che cosa cambia:

  • per chi accede alla rinegoziazione il mutuo diventa a rata fissa
  • l’importo della rata (fissa) è quello pagato in media nel 2006
  • la durata resta inizialmente invariata e il suo eventuale allungamento dipenderà all’andamento dei tassi di interesse.

    Se nel tempo che va dal momento della rinegoziazione alla scadenza i tassi di interesse sono mediamente saliti o non sufficientemente diminuiti, la durata del mutuo sarà ampliata, sempre con la medesima rata fissa, per il periodo sufficiente a rimborsare l’eventuale finanziamento accessorio. Se durante la vita del mutuo i tassi di interesse sono scesi in misura superiore al beneficio già acquisito con il passaggio alla rata fissa, la rata sarà portata a un livello inferiore.

    Dal 1 gennaio 2009, se vorrai potrai pagare rate mensili più leggere, allungando però i tempi della durata del mutuo. Ciò significa che se questa formula ti interessa, dovrai comunicarlo alla tua banca entro il 31 dicembre 2008. Questa possibilità si aggiunge a quella già esistente della portabilità del mutuo, cioè quella di cambiare banca per passare a un istituto che ti fa un’offerta più vantaggiosa. Per fare la tua scelta, sappi che le associazioni dei consumatori sono scettiche. Secondo i loro calcoli, il mutuatario ci guadagna ben poco nel lungo periodo: tutta l’operazione, infatti, porta a una riduzione della rata attuale (e nemmeno di tanto), ma rimanda semplicemente al futuro i maggiori oneri dovuti all’aumento dei tassi.

  • Secondo Adiconsum, la rinegoziazione deve essere scelta soltanto in casi estremi di difficili situazioni economiche, ma non comporta nessun reale vantaggio, semplicemente un rinvio dei costi. E’ invece più vantaggioso trattare una rinegoziazione dello spread nei confronti della propria banca oppure di trasferire il mutuo ad un’altra banca attraverso l’applicazione della procedura di portabilità.

  • I consigli delle associazioni dei consumatori:

     

  • Se sei in grado di pagare la rata, pur con i relativi aumenti subiti in questi anni, continua a farlo, poiché con l’accordo Abi-governo rischi di pagare anche 10-12mila euro in più rispetto a quanto programmato al momento dell’accensione del mutuo.
  • Se non sei in grado di pagare la rata, prima di aderire all’accordo Abi-governo tenta un negoziato con tua banca per ridurre il costo della rata, per ottenere uno spread più basso e valuta anche la possibilità di cambiare banca. (Y!Finanza)

     

  • BOMBA "DERIVATI":SINISTRI SCRICCHIOLII

     

    Riprendo oggi un “lancio” di agenzia(ANSA) di qualche ora fa circa gli sviluppi sulla questione della “piaga” dei prodotti finanziari cosiddetti derivati inseriti nelle “pieghe” dei Bilanci(anche) di svariati Enti pubblici italiani, segnatamente, nello specifico, il Comune di Milano. Ma, come riportato in diverse occasioni da molte fonti giornalistiche autorevoli, prima fra tutte il programma “Report” di Milena Gabanelli su RaiTre, il problema coinvolge anche altri Comuni importanti come Torino e la stessa Regione Piemonte. La “pentola” che si sta scoperchiando è solo un’infinitesima parte di un problema planetario, di cui ho più volte parlato negli ultimi due anni, di dimensioni sterminate( le stime della stessa Banca d’Italia rilevano un ammontare complessivo “worldwide” di oltre 450 mila miliardi di Dollari, cioè dieci volte la somma di tutti i PIL annuali delle Nazioni del mondo, di prodotti derivati emessi-su mutui, tassi d’interesse, valute, materie prime…galeoni spagnoli da recuperare o molecole innovative che donano l’immortalità- e posti in circolazione attraverso i Mercati finanziari) le cui perdite potenziali non sono, allo stato, stimabili ( anche se, viste le cifre nell’ordine delle centinaia di milioni di Euro di perdite che gli organi di stampa riferiscono competano non solo al Comune di Milano ed a quello di Torino ma anche alla Regione Piemonte, c’è da temere, per analogia, che siano complessivamente immense) e solo un intervento immediato, rigoroso e coordinato di Autorità di controllo, Organi di Polizia finanziaria,  Magistratura, Istituzioni finanziarie e personalità politiche "non coinvolte" a livello globalizzato potrà tentare di evitare un’ Armageddon finanziaria( che i Mercati stanno “subodorando” come ormai davvero possibile, amplificando di giorno in giorno le perdite, già gravissime, accusate nell’ultimo anno e mezzo, specie nei settori ciclici- vedasi General Motors, Ford e Fiat- e finanziari) sempre più vicina. Speriamo, almeno, in un Bruce Willis “finanziario” in doppio petto e incrociamo le dita.

     

    Paolo Turati

     

    (ANSA)MILANO – I militari della Guardia di Finanza di Milano stanno facendo perquisizioni nelle sedi milanesi di Ubs, Deutsche Bank, JP Morgan e nella sede romana di Depfabank nell’ambito dell’inchiesta sui derivati del pm Alfredo Robledo. Da quanto si è saputo gli indagati sono diversi. L’accusa è truffa aggravata ai danni del Comune di Milano per la stipula di prodotti derivati. Le perquisizioni di oggi non sono legate all’esposto presentato qualche giorno fa.

    Da quanto si è appreso le persone indagate, di cui non è stato precisato il numero, sono tutti manager e funzionari degli istituti di credito perquisiti dalle Fiamme Gialle. I contratti derivati al centro dell’inchiesta sono stati stipulati tra il giugno del 2005 e l’ottobre del 2007 a Londra. Le sedi italiane delle quattro banche-advisor che sono state indagate avrebbero agito, secondo l’accusa, come supporto logistico e quindi per gli inquirenti era presumibile poter ritrovare tracce delle operazioni su swap-derivati.

    Dall’esame delle carte non risulta che il Comune sia stato assistito da professionisti esterni ma che invece le operazioni siano state portate avanti da funzionari del Comune. Operazioni che secondo l’inchiesta sono avvenute, fra l’altro, molto velocemente. Mancanza di consulenti esterni e velocità nelle procedure sono considerati dalla procura come elementi di "criticità" nella gestione della vicenda. Inoltre per gli inquirenti le perdite registrate nelle casse del Comune per la stipula dei derivati non interessano penalmente perché si tratterebbe di un dato che riguarda le congiunture di mercato. L’inchiesta del Pm Alfredo Robledo è stata avviata lo scorso autunno.

    I contratti derivati erano stati costruiti dalle 4 banche che hanno fatto da advisor su un prestito obbligazionario emesso dal Comune da 1 miliardo e 682 milioni. L’operazione prevedeva la trasformazione del tasso fisso dovuto da palazzo Marino di circa 4% in un tasso variabile, rivelatosi più oneroso, e che si basava sull’Euribor e sul Libor. I derivati, tra il giugno del 2005 e l’ottobre 2007, sono stati rinegoziati 6/7 volte. Gli indagati, da quanto è trapelato, sarebbero una decina.

      Pare, a sentire i gestori dell’industria del Risparmio italiano, che per affrontare efficacemente la riduzione annua del potere d’acquisto dei risparmi occorra strutturare prodotti finanziari complessi, costosi e difficilmente comprensibili. Ho già parlato a suo tempo dei Titoli di Stato francesi, italiani e Greci indicizzati sull’inflazione( che possono essere acquistati direttamente in Banca a costi bassissimi: vedere la tabella di pubblicata su questo spazio web qualche tempo fa) come il miglior modo per vincere il processo inflattivo, allo stato- ahimè- crescente un po’ dappertutto. Ma anche le “nostranissime” Posteitaliane sono in grado di fornire un prodotto di qualità più che discreta a costi sostanzialmente risibili. L’amico Beppe Scienza, Professore alla Facoltà di Matematica dell’Università di Torino ed esperto massimo del prodotto finanziario in Italia ha pubblicato su LIBERO MERCATO il seguente articolo. Consiglio di leggerlo, in particolare, ai clienti di Posteitaliane( ma anche agli altri).

     

    Paolo Turati.

     

     

    Risparmio alle Poste

    «Buoni legati ai prezzi meglio degli ordinari»

    di Beppe Scienza

     

    Libero Mercato, 24-06-2008 p. 1 e p. 6

     

    I buoni fruttiferi postali hanno nomi specifici, per scelta o in virtù di usi consolidati. I più tradizionali, corrispondenti ai titoli a tasso fisso, si chiamano buoni ordinari. Vengono poi emessi, e consigliati in modo pressante, buoni indicizzati a scadenza che sono prodotti strutturati e come tali da evitare con cura, perché incorporano opzioni e quindi quanto c’è di più rischioso in ambito finanziario. Infine, a partire dal febbraio 2006, abbiamo quelli indicizzati all’inflazione, che rientrano nell’ambito dei titoli reali.

    Soprattutto di questi merita parlare, non solo per l’aria che spira sul fronte degli aumenti dei prezzi. Merita esaminarli perché da alcuni mesi vengono emessi a condizioni che li rendono molto migliori di quelli a tasso fisso, fermo restando che anch’essi non sono robaccia o robetta, come altri prodotti collocati da banche, promotori e dalle stesse Poste (o, per la precisione, da Bancoposta), molto redditizi per gli emittenti e i venditori.

     

    Alcune premesse. Il risparmio postale è argomento che meriterebbe vari approfondimenti. Per quanto c’interessa ora, conviene avere presente che i buoni postali ordinari e indicizzati all’inflazione vengono emessi con una modalità denominata anche a rubinetto. Nel senso che non c’è un’asta con un quantitativo fisso come per es. per i Bot, Cct o Btp, ma vengono invece soddisfatte tutte le richieste di sottoscrizione. Uno va alla Posta coi soldi e gli emettono uno o più titoli di quelli offerti in quel mese. Da qualche anno infatti le condizioni cambiano o almeno possono cambiare di mese in mese, nel senso che ogni mese vi sono nuove serie con determinati tassi d’interesse e così in particolare nel mese di giugno 2008 la serie B44 per i buoni ordinari e la serie I29 per quelli indicizzati all’inflazione.

    Ragioniamo su questi due titoli, ma il discorso vale in genere per gli ultimi mesi e varrà fino a quando la Cassa di Depositi e Prestiti non modificherà la sua politica di emissione.

     

    Un’offerta squilibrata. Non sarà offensivo nei confronti dei risparmiatori italiani supporre che la stragrande maggior parte dei sottoscrittori di buoni postali non abbia competenze di matematica finanziaria. Non si spiegherebbe altrimenti perché molti abbiamo sottoscritto negli ultimi mesi e settimane buoni ordinari anziché indicizzati all’inflazione. Ragionando infatti sui prossimi dieci anni, chi investe nei primi si assicura un rendimento medio del 2,3% annuo, netto composto. Ma coi secondi il rendimento annuo sarà invece del 3,6%, sempre  netto e composto, ipotizzando l’attuale inflazione tendenziale (3,6%) e le attuali imposte del 12,5%.

    Perché i buoni ordinari convengano, occorre che in Italia l’aumento del costo della vita si attesti nei prossimi dieci anni al 2,15% medio. Ciò di per sé è possibile, ma non sembra probabile. Ammettendo per semplificare un suo calo costante, questo implicherebbe nel 2018 un’inflazione dello 0,7% annuo! Uno scenario di tipo giapponese, su cui pochi scommetterebbero.

    Viene quindi il dubbio che i sottoscrittori dei buoni ordinari non siano grandi ottimisti, ma più semplicemente non abbiano presenti tali numeri, riportati insieme ad altri nella tabella in basso, nonché in un file Excel scaricabile da Internet (www.beppescienza.it), per effettuare simulazioni con ipotesi diverse.

    Tale file permette anche valutazioni per i successivi eventuali dieci anni di vita dei buoni ordinari, che però non cambiano la sostanza del discorso. Come non la cambiano alcune variabili secondarie, quali il periodo senza interessi per chi riscatta i buoni, che sono i 12 mesi iniziali per gli ordinari e 18 mesi per gli altri.

     

       L’inflazione futura. Ma non è solo un discorso di convenienza. È anche diversa la gravità dei rischi che rispettivamente si corrono. Sottoscrivendo i buoni indicizzati all’inflazione nel caso peggiore si avrà un modesto lucro cessante, cioè una contenuta riduzione dei guadagni. Coi buoni ordinari si corre invece il pericolo di rendimenti reali negativi in misura anche considerevole.

    Non è necessario ipotizzare l’inflazione futura oltre il 1000% come nella Germania della Repubblica di Weimar e neppure al 26,2% annuo che raggiunse in Italia nel novembre del 1974. Basta pensare a un aumento di un paio di punti percentuali che l’avvicinerebbe al 6%. In tale eventualità chi ha i buoni indicizzati all’inflazione se li terrà ben stretti, complimentandosi per la sua scelta.

    Non si troverà ad altrettanto buon partito chi avrà scelto i buoni ordinari. Per sua fortuna (o avvedutezza) non subirà le pesanti perdite dei possessori di Btp o peggio ancora di fondi comuni a lungo termine, in conseguenza delle quotazioni inevitabilmente crollate a causa dell’aumento dei tassi di interesse. Potrà infatti riscattarli, ma intanto per un po’ avrà incassato interessi non sufficienti a coprire la perdita di potere d’acquisto e soprattutto sarà tutto da vedere se riuscirà a spostarsi su investimenti in grado di garantirgli, almeno per il seguito, la copertura dell’inflazione.

    In questo senso i buoni della serie I29 e, salvo modifiche sconvolgenti, anche delle successive (I30 ecc.) sono una specie di assicurazione decennale contro il carovita, un’assicurazione che si ottiene anche col Tfr, ma che non offre invece nessuna polizza o piano individuale previdenziale (pip), nessun fondo pensione chiuso o aperto.

     

    Alla Posta “conviene” l’inflazione

     

    Buoni fruttiferi postali

    ordinari

    indicizzati all’inflazione

    interessi lordi…

    serie B44

    serie I29

    anno 1°

    2,30%

    0,20%+inflaz.

    anno 2°

    2,40%

    0,20%+inflaz.

    anno 3°

    2,45%

    0,25%+inflaz.

    anno 4°

    2,60%

    0,25%+inflaz.

    anno 5°

    2,60%

    0,35%+inflaz.

    anno 6°

    2,70%

    0,35%+inflaz.

    anno 7°

    2,70%

    0,45%+inflaz.

    anno 8°

    2,75%

    0,45%+inflaz.

    anno 9°

    2,75%

    0,90%+inflaz.

    anno 10°

    2,85%

    1,10%+inflaz.

    interesse su base annua dei dieci anni

    2,61% lordo

    2,31% netto

    4,07% lordo*

    3,63% netto*

    *ipotizzando un’inflazione media al 3,6%

    Un confronto di convenienza

    se in Italia da metà 2008 a metà 2018 l’inflazione sarà in media…

    si otterrà di più coi fruttiferi…

    inferiore al 2,15% annuo

    ordinari

    superiore al 2,15% annuo

    indicizzati

    Un file in Excel per confrontare i due buoni con ipotesi d’inflazione e su durate diverse, elaborato da Bruno Monastero, è scaricabile dall’indirizzo Internet www.beppescienza.it al Dipartimento di Matematica dell’Università di Torino.

     

    PHIL BORGES A BRESCIA

    http://www.paciarte.com/new/mostra.php

     

    Qui sopra, il link con la Paci arte, la galleria bresciana dell’amico Giampaolo Paci, noto sia come gallerista che per il suo passato ai massimi livelli nel Basket, che presenta in esclusiva per l’Italia le opere fotografiche di quel mostro sacro che è Phil Borges. Sono immagini di una bellezza e di una sensibilità verso le popolazioni che lo hanno ospitato(nell’immagine due bambini del Tibet, terra martoriata amata moltissimo da Borges) davvero rare, quelle che l’artista di Seattle rincorre da un quarto di secolo attraverso il mondo. Se gli “highlights” che troverete nello spazio web di cui al link sopra indicato vi affascineranno come hanno fatto con me, magari vi verrà voglia di fare un salto a Brescia…e ne varrà la pena, ve lo assicuro.

    Paolo Turati.

    MANI NELLA MARMELLATA?

    “Sorpresi con le mani nella marmellata”. Scherzo: lo dico bonariamente. Articoli divulgativi come questo più sotto riportato sugli Exchange Traded Fund( gli ETF, nettamente i migliori prodotti sul mercato per i Risparmiatori che vogliano addentrarsi nella Finanza a costi ragionevoli e con un rapporto rischio/rendimento allineato al 100% con il mercato prescelto: è per questo che mi permetto di tediarvi con queste notazioni tecniche) sono utili e non è mai una perdita di tempo leggerli. Se poi, per distrazione o condizionamento nel tendere a rappresentare la realtà ( della cosiddetta Industria del Risparmio, nello specifico quella dei Fondi Comuni) come migliore di quanto non sia, sfuggono particolari di un certo rilievo, pazienza: ci pensano quelli, noiosi e “precisini” come il sottoscritto( vedere al fondo le mie osservazioni fatte pervenire alla Redazione de La Stampa), a far notare, sommessamente ma fermamente, quando “il re è nudo”.

    Paolo Turati

    Gli Etf

    Una sorta di tassa sui risultati calcolata da pochi( dall’inserto TUTTOSOLDI de LA STAMPA del 23 Giugno 2008 )

    NEWYORK

    Non si paga praticamente nulla per gli Etf di liquidità(0,01% di «spread dimercato»); costano poco gli Etf in bond governativi in euro(0,1%); sono già un po’ più cari gli Etf in azioni italiane(0,17%); diventano costosi gli Etf in azioni delle piazze emergenti (0,48%); e sono decisamente salati i costi dell’unico Etf «protective put», che fa uso dei derivati a scopo di protezione da eventuali perdite. Non parliamo qui delle commissioni di gestione, costo per cui gli Etf vincono la gara delle convenienza con i fondi comuni, ma, appunto, dello «spread di mercato». E’ un valore, calcolato dalla Borsa e rilevabile da qualche mese sul suo sito, che rappresenta la differenza tra prezzi di offerta e di domanda divisa per la quotazione mediana alla quale è stato possibile comprare e vendere simultaneamente un certo ammontare di titoli (5000 euro nei valori citati, relativi al mese di aprile 2008, l’ultimo disponibile).

    Di fatto, si tratta di una «tassa» sul risultato finale dell’investimento in un Etf, che non esiste per i fondi comuni, perché non quotati. Tra i due strumenti c’è pure questa differenza strutturale di cui gli investitori devono tenere conto, perché lo spread di mercato pesa, nel caso degli Exchange Traded Funds, sul guadagno reale finale.

    I fondi hanno un prezzo che è fissato dalla valorizzazione del portafoglio a fine giornata (Nav), e a quel prezzo un risparmiatore acquista, non da un altro investitore, ma dal patrimonio «aperto» del fondo stesso. Gli Etf, essendo in pratica identici a tutti gli altri titoli quotati in piazza Affari, presentano due diversi prezzi: uno è il cosiddetto prezzo-lettera, che è quello a cui si può acquistare e che è sempre il più alto; l’altro, chiamato prezzo-denaro, è quello a cui si può vendere, ed è sempre il più basso. La differenza tra i due prezzi è definita nel gergo di Borsa «bidask spread», ossia distanza tra domanda (bid) e offerta (ask). In sostanza, rappresenta un costo implicito per l’investitore variabile da categoria a categoria in rapporto ai volumi e al numero degli scambi: più sono elevati, più l’Etf è liquido, cioè è più facile trovare la controparte per chi chiede di entrare e per chi chiede di uscire dall’investimento. L’effetto pratico è che il costo implicito, ossia l’incidenza negativa sul rendimento finale, sarà tanto più alto quanto più è elevato il «bid-ask spread». I valori per tutte le categorie di Etf sono alla pagina http://www.borsaitaliana.it/quotazioni/.etf/etf/analisideglispread/apr08_pdf.htm

     

    Spett.le Redazione de LA STAMPA, supplemento TUTTOSOLDI,

    in merito al "pezzo", peraltro interessante, del 23 Giugno apparso su Tuttosoldi sugli gli ETF ("Spread di mercato, quel costo elusivo), nulla da eccepire sul punto. Qualcosa, a rigore, andrebbe precisato, per onor di verità e trasparenza( visto anche l’attuale recepimento della normativa comunitaria MIFID), sul fatto che "…si tratta( lo spread fra danaro e lettera) di una ‘tassa’ sul risultato finale dell’investimento in un Etf, che non esiste per i Fondi Comuni, perchè non quotati". Di fatto, invece, i Fondi Comuni la pagano eccome( solo non a questo livello "intermediativo" ma a quello immediatamente sottostante), questa ‘tassa’ derivante dallo spread fra danaro e lettera, e, anzi, più e più volte all’anno, cioè ogni qual volta compravendono i titoli mobiliari quotati che compongono i loro portafogli.

    Molte cordialità e complimenti per gli argomenti trattati.

    Paolo Turati, Economista, Torino 

     

     
     
    E’ USCITO IL NUOVO NUMERO: SEGNALO; TRA GLI ALTRI, I PEZZI DI MARIANO TURIGLIATTO ( LINK COL SITO WEB DEL CONSIGLIERE REGIONALE CLICCANDO SUL LOGO DI "PUNTO DI VISTA"), GIOVANNI LAVA E DEL SOTTOSCRITTO. CHI VOLESSE RICEVERE GRATUITAMENTE A CASA L’EDIZIONE CARTACEA, NON HA CHE DA SEGNALARE IL PROPRIO INDIRIZZO A info@marianoturigliatto.it (tel.0115757344)
    Paolo Turati
     
    In questo numero notizie da
    Borgaro Caselle Collegno Cuneo Grugliasco Mappano Rivoli Santena Torino Venaria
     
    L’editoriale di Mariano Turigliatto Ripartire dal basso. Istantanee sul panorama politico nazionale e locale
    Regione Ostruzionismo approvato il Bilancio dopo una lunga maratona
    Attualità Il talenTo: una moneta solidale contro il carovita 
    Cuneo  La raccolta differenziata dei rifiuti si trova all’anno zero
    Santena Il complesso monumentale cavouriano nel bicentenario
    Grugliasco Ecocentro o discarica?