Archivi del mese: maggio 2008

L'ULTIMO CRODINO, REGIA DI UMBERTO SPINAZZOLA

Girato in Val di Susa e a Torino il film sul rapimento della bara di Cuccia.

Il trafugamento del feretro di Enrico Cuccia è la trama di una inverosimile, eppure realmente accaduta, vicenda “valsusina” prossimamente sui grandi schermi italiani, per la regia del mio caro amico Umberto Spinazzola, raffinato ed intelligente esponente della nuova generazione del Cinema italiano. Con un titolo programmatico come “L’ultimo Crodino”, un cast di eccellenti attori come Ricky Tognazzi, Enzo Iacchetti, Giobbe Covatta, Serena Autieri e Dario Vergassola riesce davvero ad interpretare la vicenda in maniera aderente a quella che è stata la realtà dei fatti. Vicenda che si sintetizza nel folle progetto di due condovesi che un giorno, davanti ad un caffé preso al bar, hanno una pensata: “rapire” la bara di Enrico Cuccia, presidente onorario di Mediobanca ed eminenza grigia del capitalismo italiano del Dopoguerra, sepolto nel cimitero di Meina, sul Lago Maggiore, e chiederne il riscatto. E’ la fine dell’inverno del 2001 i due condovesi perpetrano il crimine progettato, con l’ampia risonanza mediatica che ne segue. Il tutto finisce( e come avrebbe potuto essere diversamente?), con l’arresto di Giampaolo Pesce e Bruno Rapelli ed il recupero della bara in una baita nella frazione Mogliassi, sulla montagna di Condove. Un crimine “rustico”,organizzato con l’ingenuità, ma con molto minore metodicità, di quelli reiterati qualche anno prima da quella banda di rapitori di bambini torinesi che era capitanata da Bruno Cappelli, curiosamente quasi un omonimo dei uno dei due condovesi protagonisti del film di Spinazzola.

 

Paolo Turati.

 

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PIOGGIA DI SPRECHI

Il “Mose” a Torino? Se ce lo deve avere Venezia, pensa un po’ se anche sotto la Mole Antonelliana non dev’esserci  il controllo delle acque!

Si era pure favoleggiato, in precedenza, senza fare alcun tipo di valutazione, di esportare dalla Laguna anche un pezzo del Museo Guggnheim, ma se con l’Ente fondato dalla grande mecenate americana, che ha invece stretto sodalizio con la più “amministrativamente stabile” Vercelli, non c’era stato nulla da fare, col “Mose” si è deciso di tirare dritto senza guardare in faccia nessuno, condizioni climatiche comprese.

Ora: che una cifra di appalto di quasi due milioni di Euro( pronti a lievitare immensamente come per tutti gli “avanzamenti lavori” statali) venga stanziata per far sì che, per mezzo di una "diga gonfiabile" posta su una barriera in calcestruzzo, il livello delle acque del Po, per qualche centinaio di metri a monte di Piazza Vittorio, possa essere fatto “innalzare”a piacimento di…settanta-ottanta centimetri massimi è già di per sé cosa che si presta a qualche critica, anche per la "vampirizzazione d’acqua" rispetto alla zona a valle ormai così in secca da anni che la si può  attraversare a piedi. Ma, poi, si è in crisi, non si sa come far quadrare il bilancio comunale( tanto che si butta in sciagurate operazioni finanziarie sui prodotti derivati sortendo, invece che utili, perdite potenziali superiori ai cento milioni di Euro)  e si gettano cifre così( si pensi poi ai costi della  gestione, delle consulenze, della manutenzione e della riparazione di tale barriera sul fiume) in iniziative effimere come questa, fonte , al più, di un qualche miglioramento nel training dei canottieri delle società di voga sportiva o per far navigare un po’ meglio un paio di vaporetti che non usa mai nessuno? Oddio, l’amministrazione comunale torinese non è nuova a trovate somiglianti a questa. Un paio d’anni fa, una cifra non lontana da quella per il "Mose" era stata spesa, sempre in Piazza Vittorio( dove abita il Sindaco), per montare e rismontare nel corso di una settimana dei trampolini per delle gare di salto con lo snowboard: per la neve, non c’è stato alcun problema, dal momento che non ce n’era e, allora, centinaia di camion erano stati mandati in Val di Susa a caricala per portarla a Torino onde poterla spalmare sui trampolini( solo che faceva caldo e s’era fusa quasi subito).

Il tirare dritto ad onta di tutto, condizioni climatiche comprese, pare davvero un must, per questa amministrazione. Chiunque fosse passato sul ponte napoleonico che congiunge Piazza Vittorio a Piazza Gran Madre nelle scorse settimane avrebbe potuto rendersi conto che, di fronte ad una piena, anche modesta, del Po, il grande terrapieno certosinamente posato su un imponente basamento di massi dalle draghe, non avrebbe retto, E sì che si sa ormai da anni che, a causa dell’ Effetto Serra, il clima è tale che o non piove per mesi o, in pochi giorni, viene tutta insieme l’acqua che non è scesa giù prima.

Puntualmente, questo si è verificato( e, prima o poi sarebbe accaduto comunque, visto che il lavori risultano programmati fino a metà 2009: come minimo si sarebbe dovuto programmare un intervento più rapido in inverno, quando anzichè piovere, quantomeno in montagna, nevica  ). Le acque del Po non avevano ancora neppure lambito, col loro innalzamento per le piogge di fine Maggio( che si sarebbe poi ulteriormente incrementato poi sino a livelli preoccupanti), l’imbarcadero dei Murazzi che già il grandioso terrapieno era stato portato via( vedere l’immagine, scattata in “diretta”).

Non se se ci si intestardirà ulteriormente in questa inutile infrastruttura che la forza del fiume si porterebbe via più e più volte nel corso degli anni, ma resta l’amara riconferma( come se ce ne fosse ulteriore bisogno) della constatazione di quanto denaro pubblico venga continuamente sprecato senza senso o, che altro pensare(?), con un senso che il cittadino comune non riesce a capire. 

 

Paolo Turati.      

SEGNALAZIONE DI LINK

Ho il piacere di segnalare ai lettori di questo spazio web che ho inserito tra i links sulla sinistra il sito della mia amica di Parigi Alessandra Moro Buronzo( www.buronzo.com), nota giornalista, scrittrice e naturopata. Merita certamente di essere visitato e consultato. Questo nostro sito ospiterà contributi che Alessandra ci concederà di divulgare.

Luisa Boella Turati

“PAGARE LE TASSE E’ BELLISSIMO” (T.P.SCHIOPPA)

…MA NON QUANDO E’ INIQUO, BISOGNEREBBE AGGIUNGERE: UN PO’ DI CHIAREZZA CIRCA LA FISCALITA’ SUL RISPARMIO IN QUESTO MIO CONTRIBUTO "TECNICO" ODIERNO (FORSE NOIOSO, MA PROMETTO PIU’ "COLORE" -FORSE UN PO’ NERO- PER QUELLO DI DOMANI).

 

Il dibattito rilanciato ultimamente con una sorta di boutade apparentemente estemporanea dall’ammaccato(elettoralmente, per questo intento probabilmente a cercare di acchiappare un po’ di visibilità) Casini sull’incremento della tassazione sul Risparmio, circa il quale sono da sempre fiero oppositore ( riconoscendomi, come economista, nella scuola di Luigi Einaudi: mi riservo di pubblicare, magari a breve, un contributo sul nostro grande ex Presidente della Repubblica e sulla sua dottrina economica che ha portato l’Italia al boom economico), vale lo spazio di qualche precisazione, più che altro per sgombrare il campo dagli equivoci che esponenti politici poco esperti(nella migliore delle ipotesi)  in materia hanno disseminato come se si trattasse di verità inconfutabili. Divulgo queste considerazioni, anche se la l’attuale maggioranza parlamentare ha garantito che non verrà peggiorata la fiscalità sul Risparmio, perché ritengo utile che vengano valutati alcuni aspetti tecnici. Mi scuseranno, i lettori, dell’eventuale tediosità dell’argomento: ma tocca anche le loro tasche.

 

ASPETTI DI LOGICA FISCALE

Premesso che il Risparmio subisce già la debita tassazione al momento della sua formazione(escludiamo i guadagni in nero non dichiarati fiscalmente, che rappresentano tutt’altra questione) e che sussistono forti dubbi di equità fiscale nel tassarlo ulteriormente, in particolar modo se al lordo dell’inflazione, si consideri il rendimento lordo di un Titolo Obbligazionario di Stato, oggi al 4%. La tassazione alla fonte a titolo definitivo(optata dalla maggior parte degli italiani) del 12,5% , incide di 0,50%. Il rendimento netto, sarà quindi del 3,5% e quello reale( al netto dell’inflazione, oggi al 3,3% in Italia, come da dati Istat Aprile 2008) dello 0,2%. Pertanto, la tassazione italiana sul rendimento reale è di oltre il 71%. Si tenga non di meno conto del fatto che il Risparmio non possiede ulteriori mezzi di mantenimento del potere di acquisto se non quelli derivanti dagli interessi ( Tfr, stipendi, pensioni ed affitti, pur miseramente, sono asserviti invece da meccanismi rivalutativi), pertanto, ogni incremento impostivo non potrà, lo si vede bene, che distruggere quote di Risparmio in termini reali.

 

QUESTIONI DI ARMONIZZAZIONE FISCALE EUROPEA

Si è usi rilevare, che, mediamente, la tassazione del Risparmio in Europa sia del 25%. In effetti, è così, ma ci sono paesi in cui il “servizio” delle Stato è migliore (Francia e Germania) e fonte di efficienza per il cittadino, e invece altri, come il nostro, in cui il servizio dello Stato poco efficiente è fonte di ulteriori costi per il residente. In effetti, in Paesi come Grecia, che tassa il Risparmio a 10%, il Belgio, col 15%, l’Italia stessa, col 12,5%, tale trattamento fiscale di favore sul Risparmio è il contraltare di servizi inefficienti, che devono essere integrati dai cittadini di tasca loro.

Ma, cosa più importante, vi è un aspetto relativo alla sperequazione del potere d’acquisto nei diversi paesi europei che rende più che equa da differenziazione impositiva di cui sopra. Nella media storica, l’Italia patisce da sempre un tasso inflattivo maggiore di quello dei maggiori Paesi Europei(Germania 2,4% e Francia  2,8%, come da dati Eurostat Aprile 2008, contro il 3,3%italiano visto sopra). L’ipotetico Titolo Obbligazionario di Stato liberamente circolante in Europa cui ci siamo riferiti prima( il rendimento, a seconda degli emittenti statali, si differenzia solo frazionalmente in funzione della qualità-rating dello Stato-debitore), che rende il 4% lordo di quale incidenza fiscale sarà gravato a livello reale( cioè al netto dell’inflazione)in Francia( tassazione del Risparmio al 25%) e in Germania( tassazione al 30%, ma con svariate esenzioni che la riducono drasticamente , quali i quasi 7 mila euro esenti di rendita annui per famiglia, che corrispondono ad escludere dalla tassazione quasi 200 mila Euro di capitale)?

Fatti i dovuti conti, in Germania, l’incidenza fiscale reale sul rendimento è inferiore al 75%(per effetto delle esenzioni cui si è accennato, è empiricamente stimabile in media a sotto il 67%), mentre in Francia è dell’83%. Siamo dunque, con il nostro 71% italiano in media rispetto alle due principali Nazioni Europee: e, sostanzialmente, si badi bene, ad un livello di incidenza fiscale reale equivalente a quello sulla benzina.

 

 

OSSERVAZIONI INERENTI AI DIVIDENDI AZIONARI

A livello di tassazione sui dividendi azionari, fermo restando tutto quanto sopra osservato, va poi detto che la situazione fiscale dei risparmiatori italiani trova ancor più ampie criticità.

L’Italia costituisce un caso particolare nel quale i sistemi di ritenuta d’acconto e alla fonte convivono in relazione, rispettivamente, alle imprese erogatrici di dividendi ed ai risparmiatori percipienti gli stessi. Il sistema di tassazione cedolare si configura infatti come un sistema di doppia imposizione dei dividendi; solo se si opta per l’inclusione dei dividendi nella base imponibile dell’IRPEF, viene riconosciuto un credito d’imposta, ancorché parziale.

La tabella sotto riportata mostra coma l’aliquota finale del risparmiatore italiano percipiente dividendi azionari sia non solo nella media europea, ma addirittura nella fascia più alta per quanto riguarda l’incidenza fiscale finale complessiva, senza neppure tener conto dell’IRAP( per limitarci ai raffronti di cui sopra: 36,6% in Francia, 30% in Germania, 44,9% in Italia).

 

Aliquote effettive su 1.000 euro di dividendi per risparmiatore residente

 

Paesi ts (%) Ts D F Rf CI BI Tp Dn Te

Austria 34,0 340 660 – 165 – – – 495 50,5

Belgio 40,0  400 600 – 90 – – – 510 49,0

Danimarca 32,0 320 680 – 170 – – – 510 49,0

Finlandia 29,0  290 710 – – 290 1.000 0 710 29,0

Francia 36,6  366 634 1.220 – 0 0 0 634 36,6

Germania 30,0  300 700 3.119 0 0 0 0 700 30,0

Grecia 40,0  400 600 – – – – – 600 40,0

Irlanda 24,0 240 760 – 167 – 760 167 426 57,4

Italia (1) 37,0 370 630 – 79 0 0 0 551 44,9

Lussemburgo 31,2 312 688 1.487 – – 0 0 688 31,2

Paesi Bassi 35,0 350 650 454 49 – 196 69 532 46,8

Portogallo 32,0 320 680 – 170 0 0 0 510 49,0

Regno Unito 30,0  300 700 – – 78 778 175 525 47,5

Spagna 35,0 350 650 – 162 260 910 15 473 52,7

Svezia 28,0 280 720 – 216 – 720 0 504 49,6

 

(1) Senza tenere conto dell’IRAP

Legenda: ts = aliquota imposta societaria, Ts = imposta societaria;D = dividendi al netto imposta

societaria; F = franchigia; Rf = ritenuta alla fonte; CI = credito d’imposta;BI = dividendi che

entrano nella base imponibile dell’imposta personale; Tp = imposta personale al netto della

ritenuta alla fonte e del credito d’imposta; Dn = dividendi netti; te = aliquota

 

Ulteriori osservazioni afferenti alla ben più difficile sostenibilità di un debito pubblico imponente come il nostro( oltre 1600 miliardi di Euro), qualora si aggredisse il Risparmio oltre quanto già non lo sia dalla perdita del potere di acquisto con le susseguenti possibili fughe dei capitali, o al calo che si potrebbe con ogni probabilità verificare in termini di domanda aggregata sono troppo ovvie per annoiare ancora i lettori. Quello che volevo evidenziare erano alcuni aspetti tecnico-deflazionistici, che spero di aver esposto con la necessaria chiarezza e comprensibilità. Se non ci sono riuscito, me ne si farà, spero, venia, considerando i “segni” che tanti anni di professione come Commissionario di Borsa possono avermi lasciato addosso.

 

Paolo Turati.

LIFE ON MARS?

Dopo un viaggio di quasi un anno e settecento milioni di chilometri percorsi, è atterrata  su Marte la sonda Phoenix Mars Lander. Progettata dall’Università dell’Arizona insieme ad altri enti di ricerca spaziali americani, la sonda era in realtà già pronta per il lancio nel 2001, ma la missione era stata rinviata a seguito della perdita del Mars Polar Lander. Come già le altre cinque sonde marziane precedenti, Phoenix trae l’energia da pannelli solari, è dotata di una fotocamera ad alta risoluzione, e possiede un braccio “bionico” capace di scavare il terreno fino ad oltre mezzo metro di profondità, aumentando così le probabilità di scovare forme di vita  divenute letargiche per sopravvivere all’ostilità ambientale marziana. La sonda ha in dotazione anche diversi apparecchi per esperimenti, alcuni meteorologici, altri biologici. La vera novità della missione, comunque, sta comunque nella zona in cui dovrà operare: una vasta pianura (detta Green Valley) in prossimità del polo nord marziano. Qui potrebbe infatti  trovarsi un’elevata concentrazione di acqua ghiacciata in grado di sciogliersi quando l’asse di rotazione marziana pone il pianeta (circa ogni 50.000 anni)in una fase climatica più temperata. Il teorema da dimostrare è che alcuni resistentissimi batteri, ibernati, disidratati o quant’altro, possano “risorgere a vita” in concomitanza con tali scioglimenti polari periodici.
Anche se i test biologici sono, come sempre, quelli che più colpiscono la nostra fantasia, non va sottaciuta l’importanza di quelli meteorologici, concentrati in particolare sullo studio del ghiaccio fossile della zona, con pieghe conoscitive di tipo bioastronomico. Comprendendo l’evoluzione del clima marziano, sarà infatti possibile valutare meglio le condizioni in cui la vita su Marte potrebbe essersi sviluppata ed eventualmente sopravvissuta fino ad oggi, con l’obbiettivo di organizzare in modo sempre più compiuto future missioni che potrebbero anche portare un “Major Tom” sul pianeta dei canali di Schiaparelli, magari accompagnato nel corso del viaggio dalle note di David Bowie che risuonano nella sua navicella .

Paolo Turati

 

 

HAI VOLUTO LA BICI? ORA, PEDALA!

Traggo spunto dal Giro d’Italia attualmente in corso per parlare un po’ dei sogni.

Quale bambino non ha mai sognato una bicicletta: quella rossa…con le ruote artigliate…con le appendici al manubrio…col contachilometri.

Oggetto prezioso in tempo di guerra e nei periodi immediatamente susseguenti (si pensi al neorealismo di Vittorio de Sica in "Ladri di biciclette", rappresentazione dell’ Italia quando si era davvero in emergenza, ben più di quando si sforzi oggi, con particolare “applicazione” nel suggestionare gli spettatori stranieri sulle nostre vere o presunte miserie, di rappresentare un film come “Gomorra”), ha attraversato momenti di indubbia moda, alternati ad altri di disattenzione.

Momenti magici sono stati quelli dei velocipedi d’inizio secolo e poi quelli quando, al traino di Girardengo e Binda e Guerra e del grande Fausto e di Ginettaccio, tutti(ma proprio tutti, anche i guareschiani Peppone e Don Camillo)cercavano di distaccare gli altri a forza a forza di pedali: sì, perchè la bici è davvero da sempre un mezzo poco offensivo( forse, il meno offensivo)per sognare di riuscire ad emergere dalla massa. Prendete dei bambini e metteteli su delle bici:non li vedrete certo andare a passeggiare, ma sfidarsi fino all’ultima goccia di energia. Poi,sono venite le mountain bikes…e anche lì tutti a cimentarsi come delle capre su sentieri e ghiaioni.

In Italia la bici è un oggetto non proprio (più) nazionalpopolare come in Belgio e in Olanda(e, grazie, lì quasi non ci sono salite: non c’è neppure bisogno di montare la ruota libera), per quanto rappresenti un “must” per quasi tutti. Fin troppo.

Le statistiche sugli utenti della bicicletta, ahimè, non sono tranquillizzanti. Circa quattrocento ciclisti italiani muoiono ogni anno,ed oltre diecimila sono i feriti( fra gli invalidati a vita). Numeri impressionanti che, tuttavia, paiono non turbare il sogno di libertà che regala, come null’altro, una bicicletta. Trovarsi soli in bici, senza cellulare, anche solo a qualche chilometro da casa regala momenti di estraniazione preziosi e difficilmente rinunciabili da parte di chi li ha provati.

Quanto al mezzo tecnico,in teoria le importazioni asiatiche di biciclette a basso prezzo hanno ormai consentito a chiunque di possederne una.

Però, la bicicletta vera( quella da corsa,che gli amanti veri di questo sport chiamano in gergo "specialissima" e che è fatta a volte "su misura") è diventata sempre più cara, assieme ai suoi accessori. Una bicicletta top di gamma( ma nulla di che)costa ormai sempre più di cinquemila Euro. Ad incidere su prezzo sono essenzialmente due elementi. Il telaio,nella cui costruzione gli artigiani italiani godono tuttora di una reputazione inarrivabile(da Colnago a De Rosa a Daccordi), che può essere, ponendo i prezzi in senso crescente, in acciaio(ormai poco usato), alluminio(di diverse qualità), in carbonio e in titanio. E poi il cosiddetto "gruppo"( cambio, freni, pedivelle, reggisella, il che può incidere fino a un 65% del prezzo totale), i cui principali costruttori a livello mondiale sono sostanzialmente solo due: il marchio di storica derivazione italiana Campagnolo e quello giapponese Shimano. Se poi si vogliono possedere ruote ultraleggere in carbonio,bisogna aggiungere( sempre per prodotti non particolarmente fuoriserie)fino a 2000 Euro.

A questo punto,si possiederà una bicicletta del peso di 7 chili,bellissima, ipertecnologica e…a rischio furto elevatissimo. Che non sarà,comunque, immensamente migliore di un prodotto da battaglia taiwanese da 500 Euro in tutto. Le gambe(ed il cuore)conteranno sempre per il 90% del rendimento in un ciclista.

Chi, come il sottoscritto, ha avuto modo di fare il corridore ciclista( termine che si usa solo per chi ha praticato ciclismo agonistico su strada), può confermare che il mal di gambe, durante una corsa, non passa praticamente mai e che la fatica è terribile. Da qui, tante pratiche illecite che hanno portato all’uso del doping sin dai tempi storici e che si sono ulteriormente sviluppate con l’evolversi delle interessenze economiche derivanti dagli aspetti delle sponsorizzazioni commerciali. Mi raccontava un campione di un passato piuttosto remoto ora mancato, che ai suoi tempi si utilizzava la simpamina, poi, sono arrivate le anfetamine, quindi gli anabolizzanti, successivamente  l’eritropoietina. Poi, altre pozioni che si sono man mano raffinate anche dal punto di vista dell’evitarne il riscontro in sede di controllo.

C’è stato un periodo in cui i corridori più famosi parevano avere davvero il motore. Ricordo che, nell’effettuazione di alcuni test tenutisi sulla salita dell’Alpe d’Huez quando ero ancora giovane ed in forma( quell’anno ero salito sul podio al campionato italiano open cronocoppie), i miei tempi di percorrenza della salita (per carità, durissima ma in definitiva erano poi 14 chilometri) erano più alti di quasi 9 minuti rispetto a quelli riscontrati da, tanto per fare il nome di un vincitore della “Grand Boucle” costretto poi ad ammettere di aver fatto uso di “epo”, Bjarne Rijs.

Oggi va meglio, gli atleti in corsa appaiono più umani: i rapporti che riescono a “tirare” sono meno spaventosi( in quei tempi “sospetti”, alcuni scalatori non dismettevano mai il cosiddetto “grand plateau” neppure nelle salite dure) e le medie orarie decisamente più basse. Un buon segnale, specie per i giovani, che devono vedere lo sport non come ambiente per emergere a tutti i costi, ma come scuola di lealtà per la vita.  

 

Paolo Turati

OMAGGIO A

Anticipo oggi, in concomitanza dello scoccare del mezzo Secolo dalla morte del grande artista, naturalizzato torinese per quanto goriziano di nascita, Luigi Spazzapan, un’importante mostra che intende ricordarne l’opera E’ un pittore cui mi sento legato in modo speciale, e non particolarmente per la tipologia dei suoi lavori, per il fatto che è morto, a Torino, esattamente mentre vi nascevo io. Ho da sempre, quindi, avvertito la suggestione di approfondire la figura di Spazzapan nel suo percorso umano ed artistico terreno, che lo ha portato, partendo da una fase di vita d’impronta austroungarica ad una successiva completamente immersa nella “torinesità”.

La mostra, alla cui composizione ho assai modestamente contribuito con la raccolta di alcune opere e che è patrocinata da Regione Piemonte e Provincia di Cuneo, si terrà a Palazzo Salmatoris di Cherasco(CN) con il sostegno del Comune di Cherasco e della Banca di Credito Cooperativo di Cherasco dal 26 Luglio( inaugurazione h 18) al 28 Settembre.

Il mio caro amico Luca Barsi, curatore della manifestazione assieme a Cinzia Tesio, ci propone il percorso dell’artista con un “corpus” di opere davvero significativo, per quello che verrà sicuramente ricordato come evento di rilievo non solo a livello piemontese( cliccare sui link più sotto).

Personalità dal carattere scontroso e complesso, tipico –d’altra parte- di molte menti geniali, Spazzapan ha faticato ad affermarsi completamente dal punto di vista artistico in vita ed anche il mercato delle sue opere dopo la sua dipartita non è stato in grado di ascendere le vette di quotazione raggiunte da molti artisti coevi anche meno ragguardevoli. Eppure, le sue rappresentazioni sono emblematiche, riconoscibili fra mille: dai suoi “tori” cruenti, ai suoi austeri “santoni”, alle sue lievi “Valentino” ai suoi tenui temi notturni, sviluppati successivamente anche da artisti della generazione successiva, in particolare da  Bruno Cassinari, esponente di spicco del gruppo “corrente”. Questioni di mercato( Spazzapan intratteneva contatti difficili con i mercanti) e di tecnica pittorica( l’eccessiva produzione su carta a scapito della tela e della masonite, che non garantisce la “tenuta” dell’opera nel lungo periodo) sono fra le cause di tale sperequazione rispetto ad altri esponenti dell’arte pittorica italiana della prima metà del Novecento decisamente più affermati a livello anche internazionale, come Casorati( sulla cui opera Cherasco ha tenuto una mostra grandioso l’anno passato), De Chirico, Carrà( cui verrà dedicata una prossima ricorrenza espositiva sempre a Palazzo Salmatoris), De Pisis, Severini, Magnelli, Campigli e Sironi.

(Paolo Turati)

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