Archivi del mese: aprile 2008

LAMA KHEMSAR RINPOCHE

Segnaliamo i seguenti incontri, che sosteniamo e al secondo dei quali parteciperemo.

MARTEDI’ 13 MAGGIO h 20,30 "OGGI ESSERI UMANI, DOMANI BUDDHA"

MERCOLEDI’ 14 MAGGIO h 20,30 "LO STATO DEL BARDO, L’INTERVALLO TRA VITA E RINASCITA"

ASSOCIAZIONE CULTURALE SADHANA, VIA VITTORIO AMEDEO II 16 BIS, TORINO

Lo Staff di A.R.E.A. Civica di Responsabilità

 

ALLA RICERCA DEL…SANTO GRAAL(O GIU' DI LI')

Di partenza con un  gruppo di personaggi accreditati  per la Murgia, in quel di Castel del Monte di Andria, dove godrò la fortuna di poter effettuare in uno dei siti più affascinanti del mondo rilievi storico-archeologici i cui esiti saranno, chissà, contenuti in una mia prossima pubblicazione( nella previsone di quello che troverò nei sotterranei del castello, mi sto già attrezzando da Indiana Jones), mi pare d’interesse generale pubblicare qui di seguito alcune informazioni su questo luogo ricco di mistero e di esoterismo.

 

Con contratto datato inizio 1240 Federico II di Hohenstaufen “il grande” dispose l’acquisto del materiale necessario per la costruzione del Castrum apud Sanctam Mariam de Monte, primaria denominazione del castello, tratta dalla presenza di una vicina abbazia benedettina .
Costruito su una collina rocciosa, l’edificio sovrasta il territorio della Murgia con la sua forma ottagonale, tracciata da cortine compatte in cui si aprono al piano più basso monofore a tutto sesto, con, invece, al primo bifore in stile gotico ed un’unica monofora rivolta verso Andria, città fedelissima all’Impero ed amata da Federico.
Attorno al cortile ottagonale( il numero otto è la costante architettonica che ricorre nell’edificio)  si sviluppano sia al piano terra che al primo piano otto locali a pianta di trapezio, determinanti un ottagono, sui cui angoli si inseriscono otto torri anch’esse ottagonali.
La multiformità culturale che doveva contraddistinguere il castello, suggerita in sede progettuale dall’Imperatore stesso, fa sì che l’arte romanica, la si colga nei leoni aggettanti del portale monumentale, mentre, contestualmente, la matrice gotica sia evidente nelle ogive di portali e volte, nei capitelli, nei telamoni e nelle mensole delle torri scalari. Ma anche l’impronta classica si pone in ampio rilievo nelle decorazioni e nelle cornici delle aperture affacciate sul cortile, nelle foglie di acanto di alcuni capitelli in marmo, nell’incorniciatura del portale. Mosaici pavimentali e materiali

specificamente usati al pian terreno manifestano invece influenze islamiche.

Dal 1876 è di proprietà statale e rappresenta, oggi, il monumento museale più noto della Puglia.

Degli echi imperscrutabili circa gli Ordini cavallereschi, il Sacro Graal, le liturgie segretamente praticate che gravitano attorno a Castel del Monte, il quale non si è mai capito a cosa servisse realmente, mi riservo di argomentare più compiutamente nel prosieguo.

 

Paolo Turati. 

ROMA,XVI LEGISLATURA:L'INVESTITURA DEL CAVALIER SILVIO III

L’indiscutibile investitura popolare in base alla quale Berlusconi è stato posto per III volta alla guida del Paese connoterà senza dubbio questa XVI Legislatura( che vedrà, per la prima volta, l’estinzione totale a livello parlamentare di partiti d’ispirazione comunista ed i Socialisti: segno tangibile del successo finale di Silvio “Cavalier” III nella sua lotta instancabile, ancorché per certi versi in prima analisi anacronistica, contro il “drago marxista”), che si apre con l’inizio dei lavori del Senato oggi, martedì 29 Aprile 2008.

Si disquisisca come meglio si creda sul come, sul perché, sui distinguo, sulle ipoteche ed i gravami politici insistenti e pendenti, ma il dato certo emerso dalla recente consultazione elettorale è il riconfermato consolidamento di una maggioranza consistente del corpo elettorale italiano su posizioni politiche, per adoperare il termine anglosassone( non per anglofilia, ma perché la lunga storia della democrazia britannica ha avuto modo di trarre termini più aderenti alla realtà rispetto ai nostri più geometrili centrodestra/centrosinistra), “conservative”.

Non è, in effetti,una novità. L’Italia ha per propria natura una compagine sociopolitica storicamente rappresentata da un sessanta per cento circa di “conservative” e da un quaranta per cento di tendenza, anche qui usando l’omologo termine inglese, “labour” . Situazione equivalente a quella di molti degli altri principali Paesi industrializzati, primo fra tutti la Francia, i cui Presidenti sono stati tutti tratti della “droite” a parte l’eccezione( che conferma la regola) di Mitterrand.

Più che il fatto che la CDL abbia vinto le Elezioni( in effetti, l’eccezione, in Italia, è la vittoria della Sinistra) quello che merita di venir rimarcato rispetto ai matches elettorali degli ultimi quattordici anni( dopo, cioè, che “Mani pulite” aveva spazzato via gli antichi “moderati”-Democrazia Cristiana e partiti limitrofi- che avevano guidato la Nazione per quattro decenni) è la dinamica crescente dei rimbalzi del consenso nei confronti dell’attuale Premier in pectore.

Se ne 1994 Berlusconi aveva vinto di stretta misura e già nel 2001 il margine di vantaggio ottenuto dalla CDL( che riuniva -proprio tutto!- quello che si poteva riferire in qualche modo al Centrodestra, coi conseguenti limiti, derivati da ciò, evidenziatisi nell’azione di Governo) risultava più che buono, i risultati del 2008 del Popolo della Libertà( considerando l’estromissione della poco integrata UDC e della scomoda DESTRA) mostrano un trend di consolidamento elettorale delle posizioni “conservative” certamente in significativo, emblematico, incremento.

Dei limiti del Partito Democratico nel contrastare tale dinamica( si veda l’ analisi sintetizzata dell’editoriale, di cui più sotto, apparso su La Stampa del 25-4 a firma di Luca Ricolfi, con cui avevo peraltro non molto tempo fa avuto il piacere di disquisire sull’argomento nel corso di una piacevole cena fra amici) ho già accennato sul mio contributo di quindici giorni fa “Tsunami elettorale 2008:Centre-left waste land” ed il clamoroso trionfo di ieri al ballottaggio di un esponente di “seconda fascia” come Alemanno su Rutelli quale Sindaco di Roma è la rappresentazione di un fallimento i cui effetti non possono non toccare i vertici dello stesso PD, Veltroni “in primis”. Mi permetto, con l’occasione, di aggiungere ancora una considerazione in merito, nuovamente con riferimento alla terminologia anglosassone, di tipo semantico. Ho l’impressione che il lungo viaggio nel deserto del Centrosinistra italiano, iniziato il 13-14 Aprile 2008 sotto le insegne “labour”, debba terminare sotto quelle “liberal”: solo allora, l’attrattiva di quella compagine avrà la possibilità di dialogare con un corpo elettorale, stante la congiuntura sociopolitica prospettica, sempre meno ideologizzato e sempre più attento alle risposte “sul punto” da parte della parte politica di riferimento.

Infine, e non solo per “bon ton”: si rimuova una volta per tutte quella presunzione di una supremazia intellettiva, morale e culturale di cui la Sinistra si autoaccredita da sempre rispetto all’avversario politico, la quale è non solo tutta da dimostrare (e, chissà, magari ribalta addirittura la realtà), solo che ci si renda conto di come di fronte a “due-domandine-facili-facili” o ad una presa di posizione estemporanea possa cadere nel ridicolo qualunque sedicente intellettuale, anche (e spesso e volentieri) se di Sinistra.

Così facendo, forse, la Sinistra non continuerà a farsi votar contro anche solo per ritorsione rispetto ad un atteggiamento di offensiva supponenza nei confronti degli “altri”.

Paolo Turati. 

RICOLFI: FALLIMENTO VELTRONI, NESSUNA RIMONTA DEL PD.

Su La Stampa del 25 Aprile, il Professor Luca Ricolfi analizza l’andamento del consenso delle recenti elezioni legislative rimarcando, tra l’altro, come il Pd sia riuscito ad attrarre da destra a sinistra solo l’1,5% dei voti e che quindi non si possa dire che ci sia stata una rimonta del Pd.

Se fra uno o due anni si tornasse a votare, non mi stupirei che l’Udc sparisse, la sinistra estrema tornasse in Parlamento, e il Pd perdesse fra il 5 e il 10% dei suoi consensi attuali. Sto scherzando, naturalmente, perché chissà quante cose saranno successe nel frattempo. Ma queste tre finte profezie mi aiutano a dire che cosa, secondo me, si nasconde negli ultimi risultati elettorali. L’Udc, è vero, è riuscita a restare in Parlamento, ma nel valutare il suo risultato si dimentica che – lista di Giuliano Ferrara a parte – votare Udc era l’unico modo che i cattolici avevano a disposizione per esprimersi: nel 2006 c’erano anche l’Udeur, la Dc di Rotondi, la Margherita.

Già oggi gli elettori che hanno votato Udc sia nel 2006 sia nel 2008 sono meno del 4% dei votanti, cui si aggiunge un 2% scarso di transfughi da altri partiti, cattolici e non: se il bipolarismo Pd-Pdl dovesse rafforzarsi, e inoltre l’Udc dovesse risultare tagliata fuori dai giochi di governo, è verosimile che molti elettori cattolici tornino a scegliere fra i due poli principali, per non disperdere il proprio voto. Diversa è la situazione dell’estrema sinistra. A mio parere essa finirà per restare fuori del Parlamento, ma solo perché è guidata da persone del tutto prive di senso comune, e non perché gli elettori di sinistra siano scomparsi come i dinosauri. Già oggi la sinistra estrema – sommando Sinistra Arcobaleno e formazioni minori – raccoglie oltre il 4% dei voti, mentre un altro 2% o 3% potrebbe tornare all’ovile, dopo essere stato inutilmente sacrificato sull’altare del Pd per «sconfiggere Berlusconi». In breve: se restasse tutta unita, e fosse guidata da una persona normale (non satura di ideologia), la sinistra estrema potrebbe tornare in Parlamento e – aggiungo io – farebbe anche del bene alla nostra democrazia.

Resta il Pd. Capisco che i suoi dirigenti non possano che ripetere quel che ripetono: il Pd ha suscitato entusiasmo e speranze, la nostra rimonta è stata formidabile, il risultato finale è buono, in così poco tempo non si poteva fare di più, eccetera eccetera (curioso, comunque, dopo mesi di slogan come «yes we can», o «si può fare»). Però ora abbiamo i dati delle elezioni politiche, i risultati di alcune consultazioni amministrative, le stime dei flussi elettorali. Ebbene, se analizzati con cura quei dati tracciano un quadro un po’ diverso da quello ottimistico che molti vi hanno voluto vedere (eccezione importante, un articolo di Roberto Gualtieri sul Riformista). Primo. L’arretramento della sinistra nel suo insieme è drammatico. Il distacco fra destra e sinistra, che era pari a zero nel 2006, in soli due anni è salito a quasi 11 punti, ed è oggi molto maggiore di quello del 2001, quando Berlusconi stravinse le elezioni (allora il distacco era dell’ordine di 2-5 punti, a seconda del metodo di calcolo). Tanti elettori di sinistra hanno votato a destra, pochi elettori di destra hanno votato a sinistra.

Secondo. Della famosa super-rimonta di Veltroni non c’è traccia nei sondaggi della campagna elettorale, che talora segnalano un piccolo recupero, talaltra segnalano addirittura un lieve arretramento.

Terzo. Secondo le analisi di flusso, che misurano gli spostamenti effettivi (fra 2006 e 2008), il Pd è riuscito ad attirare da destra a sinistra solo l’1,5% dei voti, per lo più sottraendoli ad An, mentre è parzialmente riuscito nell’opera di «cannibalizzazione» delle altre formazioni di sinistra, estrema e non.

Quarto. Se si tiene conto che il Pd, oltre a Ds e Margherita, ha incorporato sotto il proprio simbolo i radicali, i voti del Pd nel 2008 sono di pochi decimali al di sopra di quelli del 2006. Quinto. Sottraendo i voti presi in prestito alla Sinistra Arcobaleno, il risultato del Pd nel 2008 risulta decisamente peggiore di quello del 2006 (-2,8), e ciò vale sia al Nord, sia al Centro, sia al Sud: al netto del «soccorso rosso», il «valore aggiunto» del Pd pare dunque negativo (con tre eccezioni: la circoscrizione Lazio 1, la Basilicata, la Puglia).

Ecco perché penso che, se si votasse oggi, il Pd perderebbe colpi e si attesterebbe intorno al 30% (il valore storico del vecchio Pci), mentre la Sinistra Arcobaleno potrebbe anche tornare in Parlamento: per determinare questo esito, infatti, basterebbe che la metà di quanti hanno prestato il loro voto per «fermare Berlusconi» ritirassero il prestito, e decidessero di impiegarlo per garantire la sopravvivenza di una lista di estrema sinistra.

Si potrebbe concludere che la vittoria di Berlusconi è stata un trionfo, e che il «buon risultato» di Veltroni in realtà nasconde una disfatta.

C’è una piccola complicazione, però. I sondaggi degli ultimi mesi segnalano piuttosto chiaramente che la fiducia dell’elettorato di centro-destra in Berlusconi è sempre rimasta decisamente bassa, più o meno ai livelli cui era scesa alla fine del quinquennio 2001-2006. Ciò significa che il repentino e massiccio «spostamento a destra» che appare dai risultati elettorali (oltre 10 punti rispetto al 2006) non è il frutto dell’ennesimo innamoramento degli italiani per Berlusconi, bensì del fatto che il messaggio di Veltroni è risultato ancora meno credibile di quello del suo «principale competitore».

Ci sarà tutto il tempo per capire come mai un popolo non certo entusiasta di Berlusconi ha preferito affidarsi per la terza volta a lui piuttosto che mettersi nelle mani di Veltroni. Per riuscire nell’intento, tuttavia, occorrerà dismettere del tutto la retorica dell’autoconsolazione, e cominciare a guardare in faccia i due dati fondamentali del voto del 13 aprile: il risultato della sinistra è stato un disastro, il «valore aggiunto del Pd» resta un teorema in attesa di dimostrazione. (Luca Ricolfi)

 

 

MOVIMENTO DI MASSA O MASSA MOVIMENTATA?

                     

Alcune riflessioni sul V2 Day del notissimo blogger-attore Beppe Grillo, svoltosi il 25 Aprile.

Innanzitutto, la partecipazione. In quel di Torino, che ci ha visto presenti come curiosi osservatori del fenomeno, è innegabile che i partecipanti “tendenzialmente”( non è possibile essere più precisi, vista la contiguità logistica dei due fenomeni)  indirizzati verso il V2 Day esorbitassero di almeno 10 volte quelli che seguivano le manifestazioni collegate al 25 Aprile promosse delle Istituzioni. Cinquanta/sessantamila, secondo i media( con cui ci pare di poter concordare), i presenti a Torino sotto il palco dell’attore genovese( duecentomila quelli dichiarati dall’organizzazione): risultato, comunque, assai lusinghiero, se si tiene conto che, secondo le dichiarazioni dell’organizzazione, in tutto il resto del Paese sono stati due i milioni di persone intervenuti e quattrocentocinquantamila le firme raccolte contro la Legge Gasparri sull’Informazione.

Circondato dalla sua equipe d’elezione, con l’immancabile Marco Travaglio “special guest star”, Grillo ha riproposto a suo modo efficacemente le usuali tesi nel campo dell’Ecologia, della Giustizia, della Politica, dell’Informazione le quali, per l’ampia condivisione che non possono che suscitare, hanno  consentito la solita catartica esplosione di( in linea di principio, più che plausibili) “V………!” da parte del pubblico.

Da un punto di vista più strettamente politico, il tema primario ribadito è poi stato quello della promozione della nascite di Lista Civiche su tutto il territorio: il messaggio alla “casta” appare forte, e, tuttavia, non appare per nulla un algoritmo certo quello della connessione del  numeroso popolo dei partecipanti ad una proposta politica che “discenda” da  Beppe Grillo.

C’è una percezione, davvero subliminale, di fondo che aleggia, e non da ieri, su questo fenomeno “grillesco”. Si tratterà, chissà, di un’ erronea interpretazione, che il futuro provvederà senza meno a smentire, ma Grillo sembra, in realtà, interpretare( e benissimo) né più né meno che una parte, la quale gli è propria sin dai suoi esordi sotto Pippo Baudo, di eccellente attore ed affabulatore di “rottura”( anche l’onomatopieia ed il significato allegorico del suo cognome sono “perfetti” per tale parte), ma che la sceneggiatura sia scritta da altri: e il “chi” ed il “perché” non è detto che verrà mai ufficialmente acclarato.

Questo dubbio, lo scioglierà, semmai( ancorché, magari, solo in parte) il prosieguo delle vicende politiche che ci riguardano tutti. Se tutta quella folla, la cui componente nettamente maggioritaria appare rappresentata da persone dall’apparenza incontrovertibilmente “moderata”( famiglie , coppie: età media non bassa), dopo aver sfogato sulla piazza i giusti( in verità, moderati e morigerati) furori con bordate di “V………!” proseguirà ad attribuire il consenso elettorale in termini bipartiti quali le ultime consultazioni hanno nettamente dimostrato, si potrà forse trarne una qualche conclusione.

 

Paolo Turati. 

   

IMAGO SINE RE

http://www.smsconsumatori.it/

L’instaurazione dal 22 Aprile del servizio SMS CONSUMATORI ha provocato una presa forte di posizione, che ci pare di poter condividere, da parte dell’Associazione Consumatori Piemonte, estrinsecata attraverso il Comunicato stampa che riceviamo e volentieri pubblichiamo qui sotto.

 

Paolo Turati

 

COMUNICATO STAMPA

SMS Consumatori: un servizio inutile

 

 

Al lungo elenco di iniziative di immagine per contrastare il caroprezzi si aggiunge dal 22 di aprile il servizio “sms consumatori”, cosi’ presentato nel sito ufficiale del Governo Italiano:

”Sms consumatori" e’ il servizio gratuito, attivo da oggi, promosso dal ministero delle Politiche Agricole in collaborazione con l’Ismea e le Associazioni dei consumatori, presentato questa mattina in una conferenza stampa dal ministro, Paolo De Castro, e dal presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti. Basta un Sms per sapere se il prezzo e’ giusto”.

Ennesimo mix di demagogia ed analfabetismo sulle regole di funzionamento delle dinamiche dei mercati e dei prezzi, “sms consumatori” viene spacciato come servizio utile ai cittadini. In realta’ il moltiplicarsi di inutili osservatori prezzi, in un’economia di mercato dove il mitico “prezzo giusto” non esiste, e’ la dimostrazione di una classe dirigente totalmente incapace di ammettere  la propria impotenza di fronte al fenomeno inflattivo in corso.

In regime di libero mercato il prezzo giusto non esiste. E’ possibile rilevare un prezzo medio di mercato, ma esso non e’ vincolante, infatti ciascun venditore puo’ liberamente decidere un prezzo diverso. In teoria il consumatore potrebbe iniziare una trattativa sul prezzo, come si fa al mercato (non per nulla si parla di economia di mercato): se si trova un accordo bene, altrimenti il consumatore non compra ed il venditore non vende.

La vera forza  dell’economia di mercato e’ proprio questa: la sua semplicita’. L’alternativa a questo sistema sono i prezzi amministrati. Lo Stato decide il “prezzo giusto” e lo impone al venditore. Forse in pochi settori mirati e per un periodo di tempo limitato varrebbe la pena iniziare a ragionarci sopra, in modo pratico e senza approcci ideologici totalizzanti (come succede ogni volta che si mette in discussione un libero mercato che per alcuni vuol dire fare fatica a vivere).

 

Tutto il resto, con buona pace di Mister Prezzi, “Sms consumatori” e di tutte le altre decine di iniziative di immagine partorite in questi anni si chiama demagogia e con essa i problemi non si risolvono. Infatti dopo 7 anni di politiche demagogiche i prezzi continuano a salire.

 

Detto questo “sms consumatori” e’ inutile anche per le ridicole modalita’ di funzionamento:

Al consumatore viene indicato un prezzo del nord del centro e del sud per prodotti quali pane o frutta o verdura. In realta’ chiunque faccia la spesa sa perfettamente che esistono prezzi diversissimi anche nello stessa citta’ e soprattutto diversi tipi di prodotti dello stesso genere: infatti e’ meglio comprare frutta o verdura fresca, di qualita’ e ben conservata a 2 euro al Kg piuttosto che scarti di fine giornata di ortaggi scadenti a 50 centesimi.

 

Spiace che a questa inutile iniziativa si prestino alcune associazioni di consumatori, probabilmente pagate dal ministero per partecipare al progetto.

 

Piuttosto, se si vogliono davvero aiutare i cittadini italiani in difficolta’, si inizino a tagliare le migliaia di attivita’ inutili della PA (come quella in questione) per investire in provvedimenti immediati di sostegno sociale a favore dei redditi bassi.

 

 

 

 

 

Ufficio stampa

Associazione Consumatori Piemonte

24/04/2008

 

 

25 APRILE:IN RICORDO DEL SACRIFICIO DI UN VERO ITALIANO

Palazzo Campana, a suo tempo Casa Littoria del capoluogo piemontese, edificio in cui oggi trova sede la Facoltà di matematica dell’Università di Torino, trae il proprio nome della Brigata partigiana che, tra le prime ad entrare a Torino, ne prese possesso nell’aprile del 1945. La Brigata "Campana" aveva assunto la propria denominazione dal nome di battaglia( “Campana”,appunto) del comandante, il Marchese Felice Cordero di Pamparato, padre dello storico e scrittore Francesco, con cui ho il piacere di intrattenere rapporti di stima reciproca da molti anni. Cordero, classe 1919, fu catturato, brutalmente interrogato ma senza esito alcuno per gli aguzzini e giustiziato, senza processo, il 17 agosto del 1944, dopo uno battaglia con i nazifascisti alle porte di Torino. Giovane ufficiale di carriera, dopo aver combattuto in Sicilia sino all’occupazione dell’isola da parte degli Alleati, il nobiluomo era poi stato aggregato al Comando del XVI Corpo d’armata italiano, di stanza nei pressi di La Spezia, dove aveva prestato servizio fino all’8 Settembre 1943. Dopo l’armistizio, Cordero di Pamparato, messo in salvo il vessillo del proprio Reggimento, aveva maturato ben presto la risoluzione di aggregarsi alle prime bande partigiane. Rinunciando ad un più comodo esilio in Svizzera, dove era dapprima riparato, era prontamente rientrato in Patria per combattere contro gli oppressori assieme ai partigiani stanziati in Val Sangone. In breve, divenne comandante di una  Brigata, la Campana, appunto, della cui guida si occupò fino alla propria barbara uccisione . Alla memoria gli è stata assegnata la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

 

Paolo Turati.

PAGARE E MORIRE:C'E' SEMPRE TEMPO?

Non è che l’immagine inserita qui sopra voglia portar jella o suonare sinistra.

In realtà è semplicemente un segno dei tempi, che merita di essere posto in evidenza, nella sua “mediaticità” da strada.

I tempi economici sono duri, non è certo una novità. Solo ieri, 23 Aprile 2008, sono stati ufficializzati tre dati allarmanti che, in altri tempi, sarebbero stati da prima pagina su tutti i giornali. Oggi, un po’ meno: ci si abitua al peggio con una certa scioltezza: per fortuna l’essere umano possiede questo aplomb esistenziale che gli permette di sopravvivere a prove rispetto alle quali, quelle finanziarie, possono essere affrontate, tutto sommato, facendosene una certa ragione.

In rapida serie: petrolio a 120$ al barile( moltiplicatosi di dodici volte nell’ultimo decennio); Dollaro a 1,6 contro Euro( all’incirca dimezzatosi in sette anni); vendite immobiliari italiane crollate nel 2007 di oltre il 7% .

Di fronte ad elementi tanto seri, con le Borse internazionali già più o meno dimezzate nei loro valori negli ultimi due anni che sono viste, dopo il modesto rimbalzo degli ultimi tempi, in ulteriore calo nei prossimi mesi di un ulteriore 10-15% e con l’inflazione “ufficiale” ormai vicina al 4%, non possono certo stupire i cartelloni pubblicitari, di cui sono state riempite le nostre strade che propongono di finanziare con delle rate anche i funerali.

Rate che si andranno ad aggiungere a quelle del mutuo per la casa, a quelle per l’acquisto della vettura Euro 4( pardon: ormai Euro 5 e 6, le uniche che potranno prossimamente circolare in città), a quelle per il cellulare, il computer, il televisore al plasma. Tutti consumi che, ci assicurano gli economisti “di pacca”, ci consentiranno di continuare a produrre e, quindi, a sopravvivere nell’agiatezza( alla faccia di quanto quei-visionari-che-non-erano-altro, come Giorgio Gaber,ci avevano ammoniti trenta e più anni fa).

Paolo Turati.